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MiBACT ed Anas firmano il protocollo per la valorizzazione delle scoperte archeologiche nei cantieri stradali

Laura Gigliotti

E’ la Sala della Crociera, uno degli ambienti più rappresentativi del Collegio Romano dei Gesuiti, prestigiosa sede del Ministero per i beni culturali e il turismo, a ospitare la firma fra Anas e MiBACT del protocollo per la valorizzazione delle scoperte archeologiche rinvenute nei cantieri stradali. Una giornata felice che induce a riflettere sul binomio infrastrutture archeologia, mobilità cultura. Un reperto non più come in passato un incidente di percorso, un’interferenza, qualcosa che può rallentare quando non addirittura bloccare i lavori, ma un’opportunità di crescita e conoscenza, una testimonianza della stratificazione che connota ogni regione della Penisola, ogni luogo dal più grande al più piccolo, che può essere valutata da nuove figure professionali.

Alla firma dell’intesa erano presenti il sottosegretario per i Beni Culturali Antimo Cesaro, Caterina Bon Valsassina, direttore generale per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio, il presidente di Anas Gianni Vittorio Armani e per Archeolog il presidente Guido Perosino e Simonetta Stopponi a capo del Comitato scientifico, assenti per ovvi motivi i due ministri interessati.

“La tutela del patrimonio culturale e lo sviluppo infrastrutturale de del paese – ha scritto il Ministro dei beni culturali e del turismo Dario Franceschini – possono camminare di pari passo, come dimostra questo accordo che contribuisce all’arricchimento dello straordinario museo diffuso presente sul nostro paese”. Un accordo che “contribuisce a rendere il patrimonio viario uno strumento di conoscenza e crescita economica e culturale”, ha ribadito il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio.

La scoperta che caratterizza l’Italia come nazione, come popolo, come persone, ha un valore inestimabile. Ad affermarlo è il presidente di Anas Armani. Una volta si diceva, ricorda, che non era possibile costruire a Roma per l’immenso tesoro che c’era sotto i piedi, da ciò tanti cantieri bloccati senza un apparente motivo. La realtà è diversa. I ritrovamenti archeologici in Italia non possono essere classificati come interferenze, “hanno una frequenza altissima”, dice e vanno a impattare sui cantieri. “Bisogna passare da un approccio episodico a un approccio sistematico –prosegue – non è possibile pensare a un progetto senza aver considerato l’eventualità dei ritrovamenti”.

E’ la compatibilità fra infrastrutture e archeologia che va perseguita. In un percorso che prevede valorizzazione, tutela, restauro e comunicazione. “Occorre far capire che ciò che si è trovato ha un valore, è un elemento di orgoglio della comunità locale”. Quando si trova un reperto bisogna vedere come poterlo valorizzare compatibilmente con i tempi di cantiere, abbandonando la prassi di separatezza e di diffidenza fra infrastrutture e beni culturali. E decidere cosa poter esporre, cosa mantenere nel territorio.

Punto centrale di questa visione sistematica è la creazione di una nuova figura professionale, “l’archeologo di cantiere”, a tutela del passato e a garanzia della prosecuzione dei lavori. E per dare concreta attuazione a questa nuova visione, lo scorso dicembre l’Anas ha pubblicato un bando di gara per l’affidamento dei lavori di scavo archeologico connessi agli interventi sulla rete nazionale per un valore di dodici di 12 milioni e mezzo di euro, il più importante in questo settore. Un appalto di durata quadriennale che consente di avviare i lavori con la massima tempestività. “Se l’Italia è leader mondiale nel restauro, noi possiamo esserlo nell’archeologia di cantiere”, afferma il presidente di Anas. Col protocollo si stabilisce inoltre che l’Associazione Archeolog onlus sia il concessionario temporaneo dei progetti di restauro dei siti e dei reperti, promuovendo la raccolta di fondi per il restauro e la conservazione e la valorizzazione in base all’Art Bonus.

Parte integrante di questo progetto innovativo è l’importanza assegnata alla divulgazione di ciò si scopre e di come si lavora per conservare e valorizzare i beni archeologici venuti alla luce durante i lavori, che sono tanti. Infatti ogni anno Anas gestisce mediamente un migliaio di cantieri. L’idea è di creare una collana che dia conto ai territori.

Grazie a una convenzione firmata nel luglio scorso con la Soprintendenza Archeologica dell’Umbria, Archeolog ha avviato le procedure per il primo restauro, che dovrebbe iniziare nelle prossime settimane, finanziato con i contributi raccolti. Si tratta dei corredi detti “Carri di Colfiorito” e “Principessa di Plestia” rinvenuti in località Colfiorito durante i lavori per la costruzione della nuova statale 77 Foligno – Civitanova Marche.

Il volume pubblicato da Rubbettino, il primo di una collana intitolata “I percorsi dell’archeologia”, destinata a documentare via via i ritrovamenti e le iniziative adottate per valorizzarli, aiuta a comprendere quanto ampio sia il ventaglio degli scavi, delle scoperte e dei tesori rinvenuti lungo le vie d’Italia. Il primo volume ha un sottotitolo molto significativo “L’archeologia si fa strada”. E’ una panoramica che va dal Nord al Sud, attraverso il Tirreno fino alla Sardegna. Dalle fasi più antiche, dalle scoperte del VII millennio a.C. nell’area tarantina, ai rinvenimenti di tombe neolitiche con deposizioni dell’età del bronzo di Bagnara Calabra, agli ipogei eneolitici sulla S.S. 554 Cagliaritana e sulla S.S. 125. Di grande interesse in Sardegna le analisi sull’alimentazione e le osservazioni sul ruolo femminili nell’ambito della società locale sarda. Una defunta di età avanzata aveva il corpo cosparso di ocra rossa. E poi i rinvenimenti che vanno dal III millennio a. C. all’epoca medievale nella Valle del Chienti lungo le vie che traversavano gli Appennini e di transumanza. E il Nord con le scoperte che interessano più secoli emerse durante i lavori per la realizzazione dell’Asti-Cuneo. A Sant’Albano Stura è stata trovata una grande necropoli con circa 800 sepolture di età longobarda del VII secolo e parte del successivo. Una necropoli utilizzata almeno per 2-3 generazioni. Sono stati rinvenuti corredi femminili in 512 tombe, quelli maschili sono ricchi di armi, quelli femminili di gioielli.

Per informazioni sui ritrovamenti, la raccolta fondi e i restauri: www.archeologonlus.org