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Il ddl per il mercato e la concorrenza è legge. Proteste per le novità per i Beni Culturali

Roberto Vicerè

Con l’approvazione definitiva da parte del Senato il 2 agosto scorso è diventato legge il Ddl per il mercato e la concorrenza. Due le principali novità che riguardano i Beni culturali; una relativa alla libera riproduzione fotografica dei beni archivistici e bibliografici; l’altra, che ha generato proteste e polemiche da parte di associazioni, disciplina l’esportazione delle opere d’arte non vincolate.

Fatta eccezione per i beni sottoposti a restrizioni di consultabilità ed in presenza di alcune garanzie: assenza di scopo di lucro, assenza di sorgenti luminose o cavalletti, assenza di contatto fisico, bassa risoluzione, non si dovranno più pagare canoni per scattare fotografie per uso personale o per motivi di studio negli archivi e nelle biblioteche. Semplificato anche l’uso di foto per finalità non lucrative sui social e sul web. Libertà di fotografare e divulgare, se per “finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale”. Esclusa solamente la speculazione commerciale.

Ma la questione bollente, che tanto ha animato il dibattito sia durante l’iter di approvazione che dopo l’approvazione, riguarda il punto della esportazione delle opere d’arte (art. 1, commi 175 e 176), tanto da spingere otto intellettuali, giuristi ed esperti d’arte a scrivere al presidente Mattarella per chiedere di non avallare quello che gli intellettuali definiscono "un inaccettabile indebolimento" della protezione della storia italiana.

Con l’approvazione del ddl viene modificata la normativa che disciplina l'autorizzazione all'esportazione di opere d'arte di proprietà privata e non vincolate. Sono quindi esclusi dalla nuova disciplina i beni vincolati e le opere incluse nelle collezioni dei musei che continueranno a poter uscire dal Paese solo in via temporanea. Si eleva da 50 a 70 anni la soglia di età al di sopra della quale può essere vietata l’uscita dal territorio nazionale di opere d’arte eseguite da autori non più viventi, mantenendo quindi la possibilità di vincolare le opere. Viene introdotta, come per il resto dell’Europa, con esclusivo riferimento all'esportazione, una soglia di valore, di 13.500 euro; è la più bassa d’Europa, in Francia è di 150.000 euro ed in Germania 300.000 mila euro. Il valore sarà autodichiarato direttamente dal richiedente l'uscita, vale a dire anche da chi ha un interesse concreto e diretto a sottostimare il bene. S’inserisce anche nuova ipotesi di “vincolo per eccezionale interesse culturale” con il quale, sarà possibile dichiarare beni culturali anche opere private di età inferiore a 70 anni.

La voce di Italia Nostra è tra quelle discordanti. “Per liberalizzare l'uscita fuori dai confini del Paese di opere d'arte eseguite nel biennio 1947-1967 (opere che raggiungono sul mercato estero, ma anche nostrano, quotazioni da capogiro) - precisa Italia Nostra- si è dunque deciso di eliminare dal patrimonio culturale tutti indiscriminatamente i beni culturali compresi fra l'attuale soglia temporale di tutela (50 anni) e la prossima di 70 anni. Da domani- precisa Italia Nostra - tutte le migliori opere di architettura, design, pittura, scultura, grafica, ecc. realizzate fra il 1947 e il 1967 dai più importanti maestri del Novecento italiano da Gio Ponti allo Studio BBPR, da Fontana a Carrà, Melotti, Guttuso, De Chirico, da Balla a Burri, dai fratelli Castiglioni a Marco Zanuso, ecc. saranno libere non solo di uscire dal territorio nazionale senza alcun vincolo o controllo, ma anche di essere demolite, distrutte, danneggiate, adibite ad usi impropri, commerciate senza tracciabilità, restaurate, spostate e trasformate senza conrollo. Solo perché favorie il mercato dell'arte.  Secondo i firmatari dell’appello al Presidente della Repubblica le norme del del approvato, generano: “Una perdita grave e immotivata causata da una norma introdotta al solo scopo di favorire i mercanti d’arte che non dovranno più avere un’autorizzazione (l’attestato di libera circolazione) per trasferire all’estero beni con meno di settanta anni. Si prevede inoltre che potranno essere esportati senza autorizzazione anche tutti i beni culturali più antichi che abbiano un valore commerciale, “autocertificato” da chi richiede l’uscita, inferiore ai 13.500 euro. In sostanza si sostituisce al criterio dell’ “interesse culturale”, quello dell’ “interesse commerciale”, rimettendo, per giunta, tale valutazione non più a un organo tecnico dello Stato capace di tutelare l’interesse della Comunità nazionale, ma a un singolo esportatore, il cui interesse è esattamente l’opposto dell’interesse pubblico. Firmano l’appello: Gaetano Azzariti, Paolo Berdini, Lorenza Carlassare, Alberto Lucarelli, Paolo Maddalena, Claudia Mannino, Tomaso Montanari e Salvatore Settis.