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“Voglia d’Italia" Il collezionismo internazionale nella Roma del Vittoriano

Laura Gigliotti

Giulio Aristide Sartorio (1860-1932) Le Vergini Savie e le Vergini Sagge, 1890-1891 olio e tempera su tavola e tela, 188X295 cm Roma, Galleria Comunale d’Arte Moderna 14

 

Anche questa volta, come per la mostra di Giorgione, punto di partenza per l’esposizione sono i tesori della collezione permanente sia quelli in vetrina che quelli conservati nei depositi. Che sono ben forniti, ordinati e per niente polverosi. Così la nuova mostra “Voglia d’Italia Il collezionismo internazionale nella Roma del Vittoriano”, voluta dalla direttrice del Polo Museale del Lazio Edith Gabrielli (costo oltre un milione di euro), aperta a Palazzo Venezia e al Vittoriano fino al 4 marzo 2018 (biglietto unico), rivela al grande pubblico una delle collezioni nascoste lasciate in eredità allo stato italiano dai coniugi Wurts, facoltosi mecenati statunitensi innamorati dell’Italia, della sua arte, della sua cultura e della sua storia (catalogo arte’m). Pronti come altri stranieri prima di loro e altri ne seguiranno a lasciare, magari con vincolo di collocazione e allestimento, tutte le loro opere in Italia. Come era avvenuto a Firenze nel 1906 con il Museo di Frederick Stibbert, e nel ’12 per alcuni musei di Venezia beneficiari di donazioni di cittadini inglesi. Da ricordare in anni più vicini Sir Harold Acton che lascia per testamento la Villa la Pietra e la sua collezione a Firenze, dove rimane, o Bernard Berenson che destina alla Harvard University, la sua collezione raccolta a Villa I Tatti, dipinti, sculture, mobili, tessili, arti decorative, arredi, opere su carta.

In mostra ora per la prima volta in modo organico viene presentata una selezione significativa delle opere messe insieme negli anni a cavallo fra il XIX e il XX secolo da George Washington Wurts e dalla sua seconda moglie Henrietta Tower, entrambi americani di Philadelphia, lui diplomatico di carriera, lei ricchissima erede di una famiglia che aveva fatto fortuna grazie alle ferrovie, al carbone e all’acciaio. Una collezione sterminata, oltre quattromila pezzi, espressione del gusto e degli interessi dei proprietari, ma anche manifestazione della sensibilità di un’epoca, che è quella in cui si definiscono le strutture portanti del nuovo stato unitario. E che abbracciano le più diverse forme d’arte, dai dipinti, alle sculture, agli strumenti musicali, ai tessuti, agli argenti, alle porcellane, agli oggetti d’arredo in un caleidoscopio di materiali e forme di cui le foto degli ambienti di Palazzo Antici Mattei riescono a dare un’idea. La rassegna, curata dallo storico dell’arte Emanuele Pellegrino dell’IMT di Lucca, affiancato da uno stuolo di specialisti dei vari settori, l’allestimento è firmato dall’architetto Benedetta Tagliabue con studio a Barcellona, si presenta come un exursus lungo le esperienze di vita dei Wurst, dagli Stati Uniti, alla Russia, alla Spagna, alla Germania, al Giappone e all’Oriente in un continuo rimando di epoche, luoghi e oggetti. Dalla società romana del tempo di cui è emblema “Le Vergini savie e le Vergini stolte”, capolavoro di Giulio Aristide Sartorio a quella americana rappresentata dal servito Tiffany donato dagli Stati Uniti al conte Sclopis nel 1874 per la soluzione di una controversia diplomatica, ai ricordi dei dieci anni trascorsi a San Pietroburgo, icone, piccoli bronzi, porcellane. La terza sala è dedicata agli appuntamenti musicali del giovedì a Villa Sciarra, fra arazzi della manifattura Barberini, dipinti di Algardi, arpe e spinette. Tra le opere più rilevanti della collezione, poco conosciute anche agli specialisti, alcune sculture lignee del Rinascimento tedesco. E poi, comprati all’asta, i pezzi della collezione di Robert Nevin Jenkins che fondò la chiesa di San Paolo entro le Mura disegni preparatori dei mosaici eseguiti da Edward Burne Jones. E paraventi, porcellane, tessuti in seta giapponesi che richiamano la passione per l’Oriente che aveva investito tutto il mondo occidentale fio a un’incredibile Wunderkammer. Accanto ad alcune foto del primo Novecento degli interni di Palazzo Antici Mattei ci sono le opere rappresentate.

Da un lato dunque, a Palazzo Venezia la collezione messa insieme dai coniugi Wurts, documento del loro tempo, che conservavano in parte al piano nobile di Palazzo Antici Mattei preso in affitto e in parte a Villa Sciarra acquistata con il suo parco nel 1902, salvandola dalla lottizzazione, dall’altro al Vittoriano, nelle sale Sacconi sotto la grande scalinata, appena restaurate, l’analisi di un fenomeno poco noto, l’amore degli stranieri, in particolare americani, per il nostro paese. La fascinazione per la nostra arte si esprime attraverso un percorso che passa dall’indagine sul mercato e il collezionismo a Roma nell’epoca dei Wurts, all’arte di vivere, ai problemi collegati alla vendita e alla tutela delle opere, al commercio dei falsi, alla produzione artigianale, fino al primato delle arti applicate e a “quel timbro di eccellenza e di gusto” alle origini del Made in Italy.

Dalla prima sala in cui è esposto il ritratto di Socrate, copia romana della metà del I sec. d. C. del Museo Nazionale Romano, rinvenuto nel 1887 al Vittoriano durante gli scavi per la fondazione del III pilone del portico del monumento, all’ultima sezione interamente dedicata alla “vertigine del fregio”, le complesse vicende che portarono alla realizzazione del fregio all’antica (esempi Partenone e Colonna Traiana) realizzato da Angelo Zanelli di cui è presente il modello in gesso. E dipinti, bozzetti e studi di artisti che si dedicarono a celebrare avvenimenti e personaggi storici. Come il dipinto “La partenza di Attilio Regolo” di Cesare Maccari, come il bozzetto per il fregio disperso (3 metri per 80) realizzato da Galileo Chini per il Padiglione delle feste dell’Esposizione universale di Roma del 1911, come gli studi preparatori per i mosaici del Vittoriano di Giulio Bargellini e i bozzetti e studi di Edoardo Gioja destinati a decorare la volta del vestibolo del Padiglione delle Feste in Piazza d’Armi firmato da Marcello Piacentini per il cinquantenario dell’Unità nel 1911, o lo splendido bozzetto datato 1908 di Sartorio per il Fregio ad encausto del Parlamento. E poi capolavori assoluti come il “San Lorenzo” di Donatello, un busto in terracotta dipinta, esposto per secoli sopra il portale maggiore della Pieve di San Lorenzo nel Mugello, ceduto dal pievano all’antiquario Stefano Bardini e sostituito con una copia, come il piccolo olio “I faggi rossi” di Henri Matisse del 1901 acquistato da Bernard Berenson per la Villa I Tatti, appena fuori Firenze.

Una “voglia” d’Italia dell’alta borghesia internazionale molto evidente negli anni da Porta Pia al primo Novecento che si manifesta scegliendo di vivere in Italia, circondandosi di opere d’arte che addirittura lasceranno in eredità al paese ospite. E’ quello che avviene con i Wurts, che donano tutta la collezione frutto delle ricerche di una vita allo stato italiano, legandola specificamente a Palazzo Venezia. Dopo la morte di lui nel ’28, Henriette nel ’30 (morirà tre anni dopo), lascia Villa Sciarra e il suo splendido parco al Comune di Roma a condizione che tutto il terreno attorno alla villa resti a disposizione dei cittadini come parco pubblico. Aggiungendo anche 50 mila dollari per la manutenzione.

La mostra si sviluppa in due sedi prestigiose, da poco restituite al godimento pubblico, si pensi alla terrazza panoramica del Vittoriano, ai percorsi di ronda di Palazzo Venezia, indagando aspetti poco studiati della cultura del Novecento in Italia e dei suoi rapporti con il mondo. In armonia col periodo la serie di concerti ospitati nella Sala Regia con la musica di quel tempo. “I primi anni del secolo sono straordinari per tutta la musica, in particolare per il jazz che alla fine degli anni Venti domina la scena internazionale”, spiega il curatore Ernesto Assante.

Palazzo Venezia- Ingresso da Piazza Venezia. Orario: Martedì / Domenica 8.30 – 19.30, chiuso il lunedì. Gallerie Sacconi al Vittno – Ingresso da Piazza Venezia e dal Teatro di Marcello (lato Aracoeli). Orario: 9.30 / 19.30 tutti i giorni. Biglietto unico. Informazioni e prenotazioni 06-32810, www.gebart.it e www.mostravogliaditalia.it