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“Turner. Opere dalla Tate” a Roma, al Chiostro del Bramante

Laura Gigliotti

Turner, the artist and his admirers, 1827

Il Chiostro del Bramante si riappropria dell’Ottocento, dopo aver esplorato con successo il moderno, presentando Joseph Mallord William Turner (1775-1851), considerato il primo dei contemporanei. La mostra s’intitola “Turner. Opere dalla Tate” (fino al 26 agosto 2018, catalogo Skira), in quanto dipinti a olio, disegni, acquerelli, schizzi, guaches, per un totale di 92 pezzi vengono dalla Tate Britain di Londra, il museo che conserva il lascito dell’artista, il cosiddetto “Turner Bequest” che comprende 300 olii, 280 album con disegni dal vivo e en plein air e 30mila lavori cartacei fra cui decine di migliaia di schizzi e acquerelli. Opere che raccontano l’evoluzione del linguaggio stilistico di Turner, la sua incessante ricerca poetica, il suo modo di lavorare sperimentando tutte le potenzialità espressive della luce e del colore. Quadri eseguiti in privato, non per compiacere la richiesta degli acquirenti, ma per sé, “per il proprio diletto”, come ebbe a dire Jhon Ruskin e perciò rimaste nel suo studio. E talvolta sperimentali e non finite. Per questo diverse e ancora più interessanti.

Turner morendo nel 1851 aveva lasciato al suo paese cento opere, ma la famiglia contestò questa eredità dando vita a un contenzioso che si sarebbe concluso nel 1856 quando allo Stato passò anche tutto quello che si trovava nello studio dell’artista, che aveva conservato per sé, una collezione importante, con caratteristiche più vicine al suo sentire, più intime e personali. “Non c’è artista che abbia lasciato di più”, dice David Blayney Brown, raffinato studioso dell’opera di Turner e curatore della rassegna che dopo Roma raggiungerà il Sud America e poi Parigi.

E’ raro vedere Turner in Italia, l’ultima grande monografica risale a oltre dieci anni fa, fu presentata al Museo Correr ed era incentrata su “Turner e Venezia”. E anche in questo caso le opere venivano dalla Tate. Acquerelli, disegni, dipinti, un album di schizzi documentavano l’intensa relazione dell’artista con la città della laguna in cui si recò tre volte anche se per brevi periodi. Venezia una meta irrinunciabile, un’autentica affinità elettiva fra l’artista e la città che visitò la prima volta a 44 anni nel 1819, poi nel 1833 e nel 1840. Durante il suo ultimo viaggio a Venezia Turner realizza alcuni acquerelli che mostrano la città in ogni momento del giorno e della notte. La luce e i suoi riflessi nelle acque della laguna gli ispirano creazioni d’ineguagliabile fascino. Una città che sorge come una visione di sogno dalla laguna, in cui si fanno via via più indistinti i confini fra acqua e terra, fra mare e cielo. Albe, tramonti, nebbie, insiemi indistinti di forme, paesaggi disegnati dal colore. Un incontro che lascerà nell’opera di Turner una traccia indelebile, in particolare per quanto riguarda il rapporto con la luce e per l’influenza che nell’idea di Venezia esercitarono su di lui artisti come Canaletto e vedutisti contemporanei come Marlow, Caffi e Bonington.

Se a Venezia l’ultima mostra è nel 2004-2005, dalla programmazione dei musei romani Turner è assente da oltre 50 anni, così come poco frequenti sono le esposizioni di arte inglese. Una novità graditissima dunque Turner a Roma e non solo perché raro, ma perché è un artista speciale, disegnatore di talento, maestro indiscusso dell’acquarello, paesaggista, sperimentatore di colori e luci, geniale e antiaccademico. Una storia di vita e d’arte raccontata tre anni fa in un film affascinante diretto da Mike Leigh e interpretato da Timothy Spall.

Talento precocissimo,incoraggiato a seguire la carriera di pittore dalpadre barbiere che nonostante le modeste condizioni familiari riesce a fargli frequentare la prestigiosa Royal Academy di cui diventa professore di prospettiva, Turner accompagna agli studi teorici la collaborazione con architetti e la visione diretta dei paesaggi che disegna all’aperto completando poi l’opera nello studio. Dapprima incisore e acquarellista si dedica ben presto anche alla pittura a olio. E da infaticabile viaggiatore è alla continua ricerca di luoghi da rappresentare sulla carta. All’inizio solo la campagna inglese, poi quando la situazione internazionale lo consente d’estate viaggia per l’Europa con l’immancabile album da disegno per fermare all’aria aperta immagini e impressioni da completare d’inverno in studio.

Per un po’ di tempo lavora per il dottor Monro, collezionista e protettore di giovani artisti, copia gli schizzi del paesaggista Cosenz, ammira Poussin, Lorrain. Attratto dalla teoria dei colori di Goethe e dalle ricerche di Newton, si concentra sulla componente emozionale del colore, elaborando uno stile estremamente personale, che si basa sul trattamento della luce, sul colore e gli effetti atmosferici.

I primi studi sono sul paesaggio e l’architettura. Quando entra alla Royal Academy segue corsi incentrati sull’ideale classico della figura umana, ma pur essendo molto giovane amplia i suoi studi collaborando con architetti come Thomas Malton che considera “il suo vero maestro” e inizia subito a viaggiare alla ricerca di soggetti a cui ispirarsi. Da Londra al Galles, alle Highlands scozzesi e quando la pace lo consente alla Francia, alle Alpi svizzere, ai Paesi Bassi, il Belgio, la Germania. E l’Italia. Non solo Venezia considerata un momento chiave della sua formazione, ma anche Napoli e Roma.

La mostra non è sulle opere dirette alla vendita, ma su quelle che conserva nella in studio per se stesso. “Opere che non si possono dire dell’Ottocento, che non hanno età, che potrebbero essere di oggi o di domani”, dice Brown. E che hanno esercitato un forte potere d’attrazione su tanti artisti, da Monet a Eliasson. Turner, famosissimo in vita, è considerato anche oggi un anticipatore di poetiche e linguaggi, un maestro a cui ispirarsi, che incanta, di una modernità sconcertante.

A parte la prima e l’ultima sala, che danno il senso dell’artista al suo culmine con “Venezia veduta della laguna al tramonto” un acquerello su carta del 1840 e “Il Castello di Bamburgh Northumberland” un acquerello su carta del 1837, le opere selezionate per la mostra, sono distribuite in ordine cronologico, per decenni, in modo che si possa seguire l’intera parabola artistica di Turner, come da disegnatore di soggetti topografici e architettonici del periodo giovanile sia arrivato, attraverso il suo originale trattamento della luce e del colore, nelle opere della maturità, alla smaterializzazione della forma. In questa evoluzione artistica il viaggio riveste un ruolo di fondamentale importanza. Se Venezia è stata una delle città più amate da Turner per le sue architetture, la sua atmosfera incantata, la luce, in cui ritorna per tre volte, ad affascinarlo è tutta l’Italia dove sul modello del “Grand Tour” trascorre sei mesi fra il 1819 e il 1820 fra Roma, Napoli e Venezia. Durante questo primo viaggio vede anche altri centri come Tivoli, Sorrento, la Campagna Romana, la Costiera Amalfitana, Paestum, la località più meridionale, riempiendo 23 album e dipingendo alcuni acquerelli, rientrando in patria con un vero e proprio archivio visivo. Torna una seconda volta fra il ’28 e il ‘29 fermandosi alcuni mesi a Roma. Un’esperienza chiave della sua formazione. A Roma studia l’antico, i grandi resti monumentali e durante il soggiorno presenta a Piazza Mignanelli una mostra di opere romane, “che non ebbe una buona accoglienza”, ricorda Brown, suscitando la curiosità degli artisti presenti in città. Vi era esposto anche “Il Foro”, un minuscolo e incantevole acquerello su carta in mostra. Di traverso è scritto “Roma”, inquadra una veduta fra i fornici di un arco. Si tratta di una delle illustrazioni realizzate per “Italy” una pubblicazione a stampa di Rogers. In mostra anche altre opere romane fra cui la gouache “Veduta dell’Arco di Tito e del Tempio di Venere e Roma dell’Arco di Costantino e della Meta Sudans” e il grande olio del 1835 “L’Arco di Costantino”. Soprattutto durante gli ultimi anni Turner frequenta città marinare e il luogo dove il Tamigi sfocia in mare aperto specchiandosi nei cieli che Turner considerava “i più belli d’Europa”. Ed ecco i suoi studi sul sole, sulle nuvole, le sue meditazioni sulla luce.

Chiostro del Bramante, Arco della Pace 5, Roma. Orario: lun – ven 10.00 - 20.00, sab - dom 10.00 - 21.00. Fino al 26 agosto 2018. Informazioni tel. 06-68809035 e www.chiostrodelbramante.it