ricevi qa sulla e-mail: ISCRIVITI
cerca articoli
parole chiave
Dal
Al
Autore

immagine dell'articolo

Turismo e Beni culturali, è ora di cambiare e fare seriamente?

Roberto Vicerè

Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) ha deciso di investire 6 milioni di euro per le grandi destinazioni turistiche. I fondi provengono dai 55,7 milioni già stanziati per il turismo. L’annuncio è stato dato al Town Meeting di FactorYmpresa ( l'evento di brainstorming tra esperti del settore turistico organizzato nell’ambito di FactorYmpresa Turismo), dal direttore generale del turismo del Mibact Francesco Palumbo: “Sei milioni di euro per le grandi destinazioni turistiche che saranno dedicati alla raccolta dati, alla mobilità sostenibile, alla gestione dei flussi e alla normativa sulle locazioni”. L’obiettivo è arrivare ad una gestione innovativa e sostenibile dei grandi flussi turistici nelle ‘top destinations’ d’Italia: Firenze, Roma, Venezia, Milano e Napoli”. All’evento, hanno partecipato oltre 100 stakeholder ed esperti del settore, provenienti dalle cinque più importanti destinazioni turistiche italiane, che si sono confrontati con l’obiettivo comune di far emergere criticità, fabbisogni e possibili soluzioni.

Il WTTC, l’autorità mondiale dell’industria turistica, ha appena pubblicato uno studio sui dati complessivi del turismo che fornisce una fotografia estremamente positiva del turismo in Italia, sia in termini di contributo al PIL (+13%) che all’occupazione (14.7%), posizionandoci al sesto posto mondiale. I dati dunque confermano un andamento, del nostro turismo, in straordinaria crescita, che non ha però riscontro nei fatti in casa nostra.

Nonostante il susseguirsi di iniziative, finanziamenti e presentazione di piani strategici, innovativi e rivoluzionari, 480 partecipazioni a fiere ed eventi in un anno, sono moltissime le voci autorevoli che indicano che il percorso, per porsi sulla strada per un efficace azione di promozione e crescita strutturale del nostro turismo, è ancora lontano da organizzare ed avviare. Tanto che anche il discusso punto sul superamento del titolo V lascia perplessi. Siamo certi che centralizzare oggi l’azione di promozione del turismo sottraendola a quella svolta dalle regione nell’ambito dell’autonomia che il Titolo V (legge costituzionale n. 3/2001) attribuisce in "esclusiva" alle Regioni sia oggi “la soluzione”? Quale Ministero, Ente o organizzazione, potrebbe oggi, se si superasse il Titolo V, sostituirsi a quanto fatto dalle Regioni anche se a volte attuato in modo “spontaneo” o molto “creativo”. Dovrebbe essere l’Enit? Con poco più di 20 persone 3 dirigenti e una conflittualità corrente con il Mibact, l’ente vigilante?

Mattia Fantinati, del M5S e membro della commissione turismo ed attività produttive della scorsa legislatura, nell’intervista del 21/03/2018 (guidaviaggi.it) in occasione della crisi della Valtur, oltre a manifestare il disaccordo ad interventi “spot” della Cassa depositi e prestiti (CDP), dava la sua visione più in generale del problemi del nostro turismo:" …il settore va tutelato e anche il ministero dovrebbe valutare meglio gli investimenti da promuovere”. “Se il governo non valuta correttamente le operazioni da promuovere – continua Fantinati - alla fine tutto il comparto ne risente. Il problema è che si cerca di tappare le falle senza avere programmi a lunga scadenza”. Sull’Enit il responsabile turismo del M5S dichiara: “Soffre di conflitti di interessi e manca un vero apporto professionale all’Enit. A mio avviso non si capisce se l’ente è sotto organico e come eventualmente ristabilirlo. La strada per migliorare è ancora tanta”. Sintetizza poi i punti fondamentali della strategia sul turismo del suo partito: “Una pianificazione strategica che tenga conto delle divetà geografiche e un ministero del Turismo con portafoglio e capacità decisionale, senza accorparlo con altri dicasteri facendolo diventare una sottocategoria. Altro punto è il superamento del titolo V, con una legislazione nazionale unica e una promozione unica dando alle regioni l’opportunità di scrivere le loro storie e peculiarità. Attenzione al turismo sostenibile in grado di valorizzare l’ambiente e infine un focus sul digitale, materia in cui l’Italia è ancora indietro”.

Nella stessa giornata (23/03/2018) sempre in una intervista sul tema della crisi Valtur, interviene anche Gian Marco Centinaio responsabile settore turismo della Lega, che sembra cortocircuitare verso le posizioni di Fantinati (M5S): “Personalmente sono contrario all’operazione di Cassa Depositi e Prestiti (per Valtur, ndr)”. E sulla promozione del nostro Paese all’estero, dichiara ancora: “Sono convinto che l’Enit debba essere totalmente rivoluzionata rispetto a quanto abbiamo visto in questi anni. Si tratta di fare funzionare bene l’Agenzia. Poi ci sono almeno altre due considerazioni da fare: la prima è che il Mibact non ha controllato affatto (o abbastanza) l’operato dell’Enit, inoltre l’ente è rimasto immobile per circa 2 anni, alle prese più con la riorganizzazione che col lavoro che dovrebbe fare. La soluzione migliore sarebbe farlo diventare il braccio operativo del futuro ministero del Turismo”. E sul programma della Lega in fatto di turismo esorta: “Crediamo in un progetto di rilancio del settore che parta da chi il turismo lo vive sulla propria pelle. Ripartiamo quindi dai privati e da chi ama il settore”. Sulle divergenze di vedute rispetto alle altre forze politiche in campo dichiara: “Siamo disponibili a confrontarci con tutti i partiti in modo da trovare i punti di contatto anziché le divergenze”.

Anche Angelo Crespi su “Il Giornale” punta il dito sulla gestione del nostro Patrimonio Culturale settore trainante del nostro turismo: “I beni culturali sono il vero asset strategico della nostra nazione, sono un giacimento di identità, ma anche potenziale fonte di ricchezza. Non solo la filiera culturale produce 90 miliardi di euro di pil, ma la cosa ancora più importante è che nel bilancio di Stato 2016 il patrimonio culturale (beni artistici e culturali mobili e immobili) è postato alla cifra di 219 miliardi di euro. Cifra enorme su cui si può discutere, ma a mio parere comunque modesta. Si pensi che l'ultimo studio sul valore del brand dei beni culturali, realizzato utilizzando l'indice Eri (Economic Reputation Index), calcola che il Colosseo da solo varrebbe 130 miliardi di euro. A fronte di questa ricchezza inespressa che deve essere contabilizzata meglio nel bilancio di Stato, proprio per far percepire la straordinarietà di questo patrimonio a noi stessi e agli stranieri, essendo il paese leader nel mondo, proponiamo di cambiare il nome attuale in Ministero del Tesoro dei Beni e della Attività culturali. Aggiungendo la parola Tesoro che non ha bisogno di spiegazioni.”

Se il Colosseo vale 130 miliardi, siamo proprio sicuri che il finanziamento di 25 milioni per i lavori per la sua ripulitura, in cambio dell’utilizzo dell’immagine, sia stato un affare per il Mibact? e che dire della recente “cessione” dell’immagine della Galleria Borghese al marchio Fendi? Qualcuno al Mibact ha mai verificato in modo “professional” se quanto ceduto dal Mibact valeva quanto ricevuto in cambio dallo sponsor?