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“Terremoti, edificato esistente, protezione dei beni culturali”, la ricerca del CUEBC presentata al CNEL

RV

Foto: Villa Lublin

Il prossimo 5 ottobre, si svolgerà, nella prestigiosa sede del CNEL a Villa Lublin all’interno di Villa Borghese, su iniziativa del CUEBC, Il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, un Convegno finalizzato alla prosecuzione del confronto tra esperti sui risultati della ricerca “Terremoti, edificato esistente, protezione dei beni culturali”, pubblicata in un numero monografico della rivista ”Territori della Cultura”.

Vogliamo chiedere al Prof. Pietro Graziani* Direttore responsabile, le motivazioni che hanno portato a questo Convegno.

R – La rivista Territori della Cultura, organo del CUEBC di Ravello, si è sempre posta, fin dalla sua nascita, ormai sono circa sei anni, di coinvolgere esperti e tecnici del settore, italiani e stranieri nella problematica della tutela e salvaguardia del patrimonio culturale. I contributi nel tempo sono stati molti e preziosi, si trattava ora di raccogliere in una nuova e aggiornata partecipazione di grandi esperti, lo stato dell’arte in materia di eventi sismici. Quindi, su iniziativa del presidente del Centro il Sen. Alfonso Andria assieme al prezioso sostegno e contributo del Comitato Scientifico abbiamo organizzato la giornata di confronto ed analisi su questa problematica così attuale.

Quali sono Le sue riflessioni sull’esito della ricerca e, più in generale sulla problematica Terremoti, purtroppo così attuale in questi ultimi decenni?

R – La domanda ha già in se una parte di risposta, la ripetitività dell’evento sismico nell’oltre ottanta per cento del territorio del nostro Paese, pone domande, interrogativi e possibili soluzioni; innanzi tutto occorre partire dall’assunto che il terremoto è un evento naturale del quale sappiamo con certezza che avverrà ma non sappiamo quando, occorre allora guardare con piena consapevolezza al tema, predisponendo misure preventive di natura tecnica, giuridica ma, soprattutto nel coinvolgimento delle popolazioni tutte.

E quindi quali i percorsi da definire?

R – Qui bisogna stare molto attenti ad aspetti anche psicologici; la gente non ama parlare di catastrofi quando queste magari da molti anni non percorrono più un territorio. Insomma il rigetto, pur comprensibile, annulla la memoria, il ricordo di ciò che è avvenuto magari cento o più anni orsono, diventa materia di studio storico, questo ci fa fare scelte spesso errate e crea anche un disattento operare delle istituzioni, potremmo dire della politica in genere, nella errata convinzione che le priorità sono altre.

Questa l’analisi ma le soluzioni che dovrebbero essere poste in essere quali sono?

R - La ricerca pubblicata nella rivista e il Convegno del 5 ottobre, al quale non a caso saranno presenti autorevoli personalità del mondo accademico e degli ordini professionali, in una Sede istituzionale quale il Parlamentino del CNEL, vuole, dal confronto dei risultati raggiunti, dare un contributo interdisciplinare all’approccio all’evento sismico. Il nostro Paese è certamente all’avanguardia, pur tra mille difficoltà, nell’affrontare la cosi detta emergenza a questo si aggiunga la grande umana, concreta partecipazione popolare. Ecco si tratta ora di mobilitare tutte queste potenzialità in un disegno di prevenzione, partendo fin dalle prime classi delle scuole elementari, non creando ansia e panico ma descrivendo il terremoto come in un racconto, descrivere ciò che avvenuto in passato educando le nuove generazioni a come misurarsi con esso.

E che altro?

R – Questo emergerà dal Convegno posso solo aggiungere come il terremoto sia stato vissuton pasato come una sorta i punizione divina, ho letto recentemente una ricerca su “I Terremoti e il culto di Sant’Emidio in Abruzzo”, pubblicata nel 1989, prima quindi del terremoto che colpì l’Aquila ed altri circa cinquanta comuni della fascia appenninica. Ebbene quella ricerca storica curata da Antonio Alfredo Varrasso, e che ha visto il contributo di eminenti studiosi, ci aiuta a capire il perché la memoria giace e non viene mantenuta viva. Ecco è questo a mio parere il tema principale, far si che chi abita zone ad alto rischio sismico (ottanta per cento del territorio), conviva con la memoria, nella consapevolezza che con il terremoti si può convivere, purtroppo è l’uomo, più che l’evento che crea morte e distruzione, ma credo che su questo ormai non ci siano più dubbi.

E le istituzioni pubbliche?

R – Qui il discorso è più articolato ed è il tema su cui credo si incentreranno molti degli interventi al Convegno del 5 ottobre, Posso solo dire che anche qui vi è un difetto di memoria, sia a livello centrale che a livello Regionale e locale, le ricerche, gli studi, le proposte e le soluzioni, sono spesso finite in una polveroso archivio e si è sempre alla ricerca di soluzioni nuove, soluzioni che forse sono già disponibili ma le abbiamo dimenticate in un rinnovato vuoto di memoria.

*Pietro Graziani, già Dir. Generale del Mibact, Prof. di Legislazione di Tutela dei Beni Culturali - "La Sapienza" Roma - Scuola di specializzazione per il restauro dei beni architettonici e del paesaggio.

Giovedì 5 ottobre alle 10.00, presso il Parlamentino del CNEL, Viale Davide Lubin 2, Roma