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Svelata la storia segreta nascosta nella “Monna Lisa” americana.

RV

L’opera è la "Gioconda americana", il ritratto di Ginevra de' Benci la figlia di un ricco banchiere, che Leonardo immortalò, tra il gennaio del 1475 e il giugno del 1476, nell’imminenza delle nozze. E’ l'altra versione, attribuita nel 2012, della più famosa tela del Louvre (1503-1506), oggi esposta alla National Gallery di Washington.

E’ la stessa National Gallery di Whashington che ha scoperto con i raggi infrarossi, sul retro del ritratto di Ginevra de' Benci il motto: «Virtutem forma decorat». La famosa studiosa di Leonardo, Carla Glori, anagrammando il motto, ne ha tratto 50 frasi, dal testo latino, tutte firmate Vinci, che, messe insieme, raccontano proprio la storia di Ginevra.

La chiave per risolvere il tutto è stata aggiungere al motto «virtutem forma decorat» la parola iuniperus, ovvero il rametto di ginepro che compare al centro del motto, simbolo di purezza. «Si tratta di anagrammi - ha raccontato all'Adnkronos Carla Glori - che si connettono tra loro in modo molto coerente a formare una storia completa, con personaggi e una trama del tutto verosimili». Collegandoli insieme è possibile formare un testo, coincidente con la storia di Ginevra, databile al 1474, biograficamente documentata con il contratto matrimoniale datato 15 gennaio 1473 redatto in Firenze dal notaio Simone Grazzini da Staggia nel quale Ginevra andava in sposa a Luigi di Bernardo Niccolini, un vedovo di quindici anni più anziano.

La ragazza però  ama un altro uomo, l'ambasciatore veneziano Bernardo Bembo, padre del celebre Pietro, arrivato a Firenze nel 1475 ma è obbligata a sposarne un altro che detesta, mentre il suo amante rimane testimone impotente di fronte al contratto. «La fiction anagrammata -dice Glori- è eccezionalmente fedele rispetto alla biografia di Ginevra datata 1474. L'identificazione del Bembo, definito eruditus, optimas, orator, poeta… è immediata. Lo sposo Luigi Niccolini viene definito ferus, rudis, usurpator..».

Sappiamo bene della passione di Leonardo per le macchine, ma non sapevamo ancora che ne aveva ideata una di tipo «alfabetico». Dieci anni di ricerche e poi la scoperta di una storia che sembra uscita dalla immaginazione di Dan Brown l’autore del “Codice da Vinci”. invece è stata scritta da Leonardo cinquecento anni prima giocando con parole ed i disegni.

Carla GLORI, ha scoperto il segreto del ritratto di Ginevra Benci e spiega come ha fatto. ”Quello che potrebbe sembrare solo un gioco ”strizzacervelli” -dice all’Adnkronos- in realtà è molto più che un gioco, perché comporta impegno di ricerca e gusto dell’avventura intellettuale. Nel Rinascimento si intrecciano le due vie: la mistica e quella del gioco. In particolare, nel Cinquecento, l’arte anagrammatica, a cui si attribuivano ancora connotazioni mistiche o misteriche, veniva praticata nelle accademie e nelle corti. Oltre che su molti scrittori e poeti , l’anagramma ha esercitato la sua fascinazione su uomini di scienza come Pico della Mirandola, Luca Pacioli, Galileo Galilei, Alessandro Volta’‘.