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Roma, dagli scavi per la metro torna alla luce una piccola Pompei

Lorenzo Maria Lucenti

Scavare sotto Roma porta sempre dei misteri; ancora una volta, infatti, è stata fatta l’ennesima scoperta archeologica dentro un pozzo di ventilazione della Metro C.
Fra Via dell’Amba Aradam e Porta Metronia, all’interno del pozzo Q15, a oltre otto metri di profondità sono riaffiorati due ambienti: due stanze datate 100 d.C. (epoca traianea). Ci sono due ipotesi che cercano di spiegare la storia di queste stanze. Potrebbero essere collegate alla Caserma di Via Ipponio, rinvenuta lo scorso anno durante i lavori della Metro C a non molta distanza. Questa teoria è accreditata dalla presenza degli stessi materiali e di alcuni tubi in coccio, come afferma Simona Torretta, coordinatrice della Cooperativa Archeologia: “Non è escluso che questo ambiente sia in stretta correlazione con la grande caserma rinvenuta un anno fa a poca distanza da qui. Le tecniche costruttive sono le stesse, i materiali utilizzati anche. La presenza di piccoli tubi in coccio, posti verticalmente dietro l’intonaco dei muri perimetrali della stanza al pian terreno dimostrano che quello era un ambiente riscaldato”.
Gli ambienti riemersi, seguendo un’altra ipotesi, potrebbero appartenere a una delle domus aristocratiche del Celio, come la domus dei Valeriorum. Gli oggetti, se possiamo definirli così, che sono stati trovati vanno a favorire in prevalenza quest’ultima teoria. Di fatto, la presenza di mosaici con tasselli bianchi e neri sul pavimento e di intonaci con motivi floreali suggeriscono che l’ambiente fosse signorile.
Per avere più informazioni al riguardo dobbiamo aspettare la continuazione degli scavi, affinché ci portino altri dati.
La vera scoperta, però, non sono i due ambienti e neppure i mosaici e l’intonaco, bensì un soffitto di legno intero carbonizzato. L’incendio che ha colpito l’ambiente, ha preservato in parte gli elementi lignei presenti all’interno. Travi, travetti, una gamba di uno sgabello o di un tavolino, una tavoletta rettangolare e altri elementi di legno più o meno massicci. I materiali rinvenuti, conservati grazie a particolari condizioni climatiche ed ambientali che si ritrovano solo per Pompei ed Ercolano, mostrano le particolari tecniche di costruzione degli edifici romani e di fabbricazione del mobilio nella media età imperiale.

Durante gli scavi, oltre a un affresco del III secolo d.C. al piano terra, sono stati ritrovati lo scheletro di un cane e di un animale più piccolo accucciati davanti a una porta. Ciò dimostra come l’edificio sia crollato a causa dell’incendio che ha carbonizzato, poi, le parti in legno.
La Soprintendenza, guidata da Francesco Prosperetti, ha effettuato i lavori che sono stati possibili grazie alla tecnica di scavo utilizzata con cui hanno potuto procedere “letteralmente con un pennellino”.
Questi ritrovamenti non dovrebbero incidere sulla data di consegna della stazione di Amba Aradam prevista per il 2021, poiché si trova in un’area vicina alla stessa. Ricordiamo, infatti, che il pozzo Q15 è stato scavato per evitare eventuali cedimenti delle Mura Aureliane; grazie al pozzo si potrebbero portare dei rinforzi a queste, qualora si rilevassero dei movimenti.
Si scaverà ancora per quattro metri, fino a quindici metri di profondità, per poi rinterrare il pozzo.