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Rodin, la Valcomino e i suoi modelli

Michele Santulli

Ai cultori del grande Maestro e dell’arte già un titolo del genere fa rizzare i capelli in testa alla prima lettura: che rapporto può mai esserci tra il titano della scultura del Novecento europeo, le cui opere sono letteralmente in ogni museo e galleria del pianeta, e questa piccola valle sconosciuta, sfigurata dalla cementificazione selvaggia, un angolo ignorato della Ciociaria : eppure la relazione esiste, addirittura storicamente, ed è perfino di grande impatto: Rodin e i suoi modelli ciociari. Come abbiamo avuto occasione di ricordare in qualche intervento trascorso, quest’anno è il centenario della morte dell' artista e solenni commemorazioni della sua opera stanno avendo luogo in tutto il mondo; una esposizione della sua opera per la quale si può impiegare il termine ‘eccezionale’ si è conclusa da poco al Grand Palais di Parigi, uno dei grandi musei della città: per l’occasione è stato redatto un catalogo il quale anche, solo vederlo e toccarlo, conferma il significato della mostra. E veniamo alla Ciociaria, anzi alla Valcomino. La visita della esposizione al Grand Palais e la consultazione del catalogo comprovano e confermano -per quanto riferito al presente tema- che la pagina sicuramente la più significativa nella esistenza artistica di Rodin, e cioè i suoi rapporti coi modelli, viene quasi completamente ignorata e trascurata. ‘Presenza significativa’ non tanto perché, l’anticipiamo subito, i modelli ciociari sono stati fondamentali e determinanti, ma perché per sue esplicite e ripetute e ribadite osservazioni, la presenza del modello davanti a lui sulla pedana o che si muoveva liberamente, era l’ingrediente più stimolante della sua espressione, alla guisa di Degas, di Corot, di Matisse, di Modigliani… : anzi, quasi sempre, la sua creazione artistica veniva favorita e suggerita, quasi provocata proprio dal modello davanti a lui, al punto che le sue opere più conosciute e alle quali il suo nome è legato per sempre, non sono altro che i ritratti veri e propri di questi modelli. Ecco motivata la ragione del ruolo basilare quasi vitale dei modelli nella opera dell’artista. Non solo, nelle memorie dettate al suo biografo e in altri documenti, Rodin illustra il ruolo decisivo e risolutivo della figura del modello per la sua arte e ricorda alcuni di quelli più considerati e quasi amati. E questi modelli sono tutti ciociari e tutti originari della Valcomino, in massima parte di un paesino appollaiato su un monte, il vero e proprio Olimpo dei modelli! Pur essendo evidente a ogni studioso che la presenza del modello sulla pedana davanti a lui era ingrediente indispensabile della propria ispirazione, nella esposizione di cui sopra, incredibile che possa sembrare, ogni accenno ai modelli ciociari delle opere è stato perfino accuratamente evitato. L’’Eva’ celebre in tutto il mondo dell’arte, come pure l’altrettanto celebre ‘Torso’, come pure la famosissima ‘Donna Accovacciata’, la modella ne fu Maria Antonia, dal corpo turgido e morbido e selvaggio, divenuta poi baronessa scozzese, a seguito di matrimonio aristocratico. Il ‘San Giovanni Battista’ illustrato in tutti i libri di scuola e di arte, presente nei musei maggiori del pianeta, ‘Il pensatore’ divenuto anche esso una vera icona dell’arte e della storia, la immagine terrificante del ‘Conte Ugolino’, l’’Uomo che cammina’ raffigurano tutti il corpo e il volto e l’anima di Cesidio, modello anche lui della Valcomino; e al Museo, ulteriore motivo di dissenso e di critica, ancora oggi dopo oltre cento anni, ne ignorano il vero nome! Poi ‘Iris la messaggera degli dei’, la versione grande della ‘Donna accovacciata’, le prime pose dei disegni dell□artista, ‘Il Torso di Adele’, ‘la cariatide che porta la pietra’ sono tutte sculture conosciute dovunque che illustrano e eternano il corpo flessuoso e sinuoso di Adele, anche del medesimo luogo; poi ci sono ‘La toletta di Venere’, ‘Cibele’, ‘Danae’ che non sono altro che il corpo elegante e pieno di grazia di Anna, sorella di Adele; poi si ammira il volto leonino di Balzac con le chiome al vento, il volto scavato e incavato, in realtà il sembiante quasi fotografico di Celestino, pure lui umile figlio di questo angolo d’Italia benedetto dal destino. Ma altri, in aggiunta, sono stati i modelli ciociari di Rodin, quasi settanta nominativi presenti nella sua agenda, tutti pure assenti nella commemorazione ufficiale di cui sopra. E quanto deve accrescere il disappunto, a dir poco, a seguito di tali omissioni ed ignoranze, non è il fatto che tutto quanto sopra ricordato possano essere invenzioni letterarie o elucubrazioni dello scrivente: si tratta al contrario di notizie e dettagli alcuni direttamente scritti di pugno dell’artista stesso e altri risultanti da sue confessioni ai suoi biografi o da documenti d’archivio. E anche se non ci si può esimere dalla impressione che il Museo da anni quasi accarezzi il disegno -per ragioni non difficili a comprendere- di gradualmente attutire se non perfino di raschiare e di eliminare la pagina storica dei modelli ciociari dell’artista, la sola realtà a contare veramente è che prima dei documenti, esistono le opere che parlano e dicono tutto: ed è perciò inevitabile che prima o dopo il Museo sentirà la esigenza affianco alla scultura dell’Eva o del Balzac o del Pensatore o del Torso, di indicare il nome della modella o del modello. Il comportamento certamente anacronistico del Museo Rodin, cozza fragorosamente con la iniziativa del Comune di Parigi che ha addirittura collocato una targa a Montmartre in onore di una modella ciociara un paio di anni fa! Per saperne di più su questa affascinante pagina della storia dell’arte dei modelli ciociari raccomando caldamente: “MODELLE E MODELLI CIOCIARI A ROMA, PARIGI, LONDRA NEL 1800-1900”