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Rinvio a giudizio per la direttrice della Galleria Borghese

Roberto Vicerè

Il processo si terrà il 28 febbraio, la storica dell’arte laureata con lode nel 1977 con Giulio Carlo Argan, alla Sapienza, è accusata di non aver registrato « sul cartellino delle presenze, tramite " strisciatura" del badge, il proprio allontanamento dal luogo di lavoro » per 13 giorni e un totale di 40 ore e 59 minuti. Così si legge nel capo di imputazione della dirigente insignita nel 2013 della Légion d'honneur. L’accusa è infamante, truffa aggravata ai danni dello Stato, che le può costare da 1 a 5 anni. La direttrice ha ribattuto che le accuse sono del tutto infondate, che invece era in permesso, a convegni o incontri per il museo, di aver lavorato spesso anche durante le vacanze, ha dichiarato a Repubblica. Le accuse sarebbero invece frutto di una “macchinazione” organizzata perché lei ha vinto il posto da direttore e molti altri volevano quell’incarico.

I fatti contestati risalgono infatti a 4 anni fa quando la direttrice della Galleria Borghese non era dirigente ma funzionario (1.784 euro al mese) e quindi aveva l’obbligo, come per tutto il personale non dirigente, di timbrare il badge in caso di assenza dalla sede di lavoro.

Quando il ministro Franceschini con la sua riforma ha istituito i primi 20 musei “autonomi” nominando 20 dirigenti di prima fascia ( “per l’incarico di direttore dei musei uffici di livello dirigenziale generale di cui alla lettera a): euro 145.000, più eventuale retribuzione di risultato, dipendente dalla valutazione annuale del direttore e dall’ammontare del fondo disponibile, per un importo fino a un massimo di euro 40.000” - dal sito del Mibact ndr) Anna Coliva è stata l’unico dipendente del Ministero, selezionato per tale incarico (confermata alla Galleria Borghese), i rimanenti 19, tra i quali alcuni stranieri, provengono tutti dall’esterno. E’ probabile che tale nomina, unica tra il personale del Ministero, possa aver creato qualche “malumore”.

Tra l’altro da più parti è stata criticata la scelta di inserire tra i 20 musei da promuovere e valorizzare, anche la Galleria Borghese che notoriamente non ha l’esigenza di aumentare i visitatori in quanto per vari motivi l’ingresso è contingentato e la visita va prenotata spesso con buon anticipo. Un esposto anonimo ha dato il via alle indagini. Durante gli accertamenti, sono stati sentiti anche il direttore delle Risorse umane della Soprintendenza, Grazia Delussu, e la stessa soprintendente di allora, Daniela Porro, oggi direttore del Museo nazionale romano.

Secondo il capo d’imputazione, la Coliva «si procurava un ingiusto profitto consistito nella percezione della retribuzione come se avesse effettuato la prestazione lavorativa per le ore risultanti mentre in realtà si allontanava per esigenze proprie immotivate e non segnalate» (Corriere della Sera).

“L’accusa è di quelle che pesano come un macigno, sull’interessata, Anna Coliva, direttrice da oltre un decennio della Galleria Borghese di Roma e di conseguenza per il ministro della cultura del Partito Democratico che l’ha nominata, Dario Franceschini. A parlare è Antonio Parente, Segretario Regionale della Confsal- Unsa Beni Culturali, ci chiediamo quali provvedimenti voglia prendere il ministro alla luce del rinvio a giudizio della sua dirigente. Se la pm Maria Letizia Golfieri, ha emesso un provvedimento tale – prosegue Parente – sarà stata sicuramente supportata da  prove documentali e la Coliva andrebbe sospesa dall’incarico  così come è avvenuto per i dipendenti del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma.