ricevi qa sulla e-mail: ISCRIVITI
cerca articoli
parole chiave
Dal
Al
Autore

immagine dell'articolo

Relitti di navi romane e bizantine trovate nel Mar Nero perfettamente conservate

Lorenzo Maria Lucenti

Un proverbio cinese dice: “La medesima acqua può sostenere o affondare una nave”. La stessa acqua, ed è questo il caso del Mar Nero, se ha una bassa percentuale di ossigeno e una modesta presenza di microrganismi, può conservare sul suo fondale, in modo ottimale, relitti di navi. Sulla costa della Bulgaria sono state trovate sessanta imbarcazioni databili all’incirca dal V secolo a.C. al XIX secolo. Non si sa precisamente dove è stato ritrovato questo tesoro nascosto sotto le acque del Mar Nero, poiché i ricercatori, per tutelare il loro lavoro e le scoperte fatte, hanno voluto mantenere segreto il luogo specifico. Si pensa comunque che le aree di ricerca siano nei pressi del porto di Sozopoli, la più antica città della costa bulgara.

Questo cimitero di navi è stato scovato grazie al progetto MAP, il Black Sea Maritime Archeology Project, che ha visto la partecipazione dell’Università di Southampton, del Connecticut, del Centro di archeologia subacquea di Sozopoli, l‘Istituto nazionale di archeologia dell’Accademia delle scienze del paese balcanico e l’Università di Södertörn.

Ma precisamente cosa è stato trovato? Vascelli romani, bizantini e di altri popoli, alcuni di quali avevano attrezzature e carichi nella stiva. Ed Parker, il responsabile del progetto ha parlato di “anfore, ceramiche e altri oggetti e soprattutto imbarcazioni mai viste se non sui mosaici”. Le buone condizioni delle navi e degli oggetti lasciano ben sperare sui passi avanti che la storia navale potrà fare. “Legno, metalli e altri materiali non sono danneggiati e alcuni relitti sono in condizioni davvero sconcertanti per quanto sono buone. Siamo convinti che questa scoperta ci possa raccontare molto della storia navale di diversi imperi”.

Di questi resti, che sono stati individuati a una profondità che varia dai novantatré metri a duemila metri, sono stati realizzati dei modelli 3D che aiuteranno anche a capire come procedere per le missioni di estrazione. L’impiego della tecnologia oramai è e deve essere una costante; infatti, per arrivare a certi metri di profondità sono stati utilizzati dei sottomarini a comando remoto, generalmente conosciuti come ROV (Remotely Operated Vehicle).

I ricercatori hanno esaminato anche il fiume bulgaro Ropotamo, riuscendo a trovare a due metri e mezzo di profondità i resti di un piccolo insediamento dell’età del bronzo