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Portata alla luce la "Scala del Perdono" del Castello di Canossa

Lorenzo Maria Lucenti

Ai piedi del Castello della marchesa Matilde di Canossa sono stati ritrovati reperti di elevato interesse. Scalini e strutture murarie potrebbero essere tutto ciò che resta della “scala del perdono” e del portale d’ingresso che conduceva al maniero.?

La vicenda più celebre legata a questi ritrovamenti è quella dell’Umiliazione di Canossa, che vede come protagonisti Ildebrando di Soana, conosciuto come papa Gregorio VII, l’imperatore Enrico IV e la marchesa Matilde. Nel gennaio del 1077, l’imperatore scese a Canossa per parlare di persona con il pontefice e ottenere la revoca della scomunica che aveva ricevuto durante l’anno precedente. Fu proprio su questi gradini “ritrovati” che avvenne l’Umiliazione di Enrico IV: per 3 tre giorni e tre notti attese inginocchiato sul portale d’ingresso. Indossava solo un saio e aveva il capo cosparso di cenere, mentre aspettava di essere ricevuto dal papa durante una bufera di neve. Fu solo grazie all’intercessione della marchesa Matilde e di un abate che il papa accettò di dargli udienza.

?I lavori sono iniziati dieci giorni fa e termineranno a fine agosto; è bastato eliminare, sulla parte Est della rupe, le erbacce e i fitti rovi, che ostacolavano il cammino e armarsi di cazzuola e pennello per veder risplendere nuovamente la “scala del perdono”. ?

Prendono parte attivamente a questo cantiere professori e studenti dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna e l’Università degli studi di Verona della facoltà di Archeologia. Tra gli altri partecipanti bisogna ricordare: il CAI (Centro Alpino Italiano) e in particolare la sezione di Reggio Emilia, il Mibact, il polo museale regionale, il comune di Canossa, il parco dell’Appennino tosco-emiliano Mab Unesco, la società reggiana di Archeologia, il Lions Club Ariosto di Albinea e del Lions Club Canossa Val d'Enza.?Centoquarant’anni fa si parlava già di scavi per la “scala del perdono”. Fu don Gaetano Chierici che avviò nel 1877 i lavori, appoggiato dal CAI di Reggio Emilia e Parma, che ritrovarono le strutture nascoste del castello, dando vita poi al museo Nazionale Naborre Campanini. Ora se ne parla di nuovo e a breve inizieranno anche le visite guidate al cantiere. Forse adesso l’espressione “Andare a Canossa” sarà utilizzata maggiormente con il suo significato letterale.