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Il Museo di Roma rivive

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Palazzo Braschi apre tutti i suoi spazi ai cittadini

Laura Gigliotti

Palazzo Braschi, ©Mimmo Frassineti

“E’ una giornata particolare” ebbe a dire a Palazzo Braschi il Sovrintendente Claudio Parisi Presicce inaugurando quattro mesi fa, in occasione della mostra dedicata a Artemisia Gentileschi, un nuovo spazio di 900 mq al primo piano e 150 mq al pianterreno. La faticosa riconquista alla dimensione pubblica di un edificio fra i migliori esempi di architettura civile fra Sette e Ottocento nel cuore della Roma rinascimentale e barocca. Voluto dal pontefice Pio VI come dimora per il nipote Luigi Braschi Onesti e per sua moglie Costanza Falconieri fu progettato da Cosimo Morelli. Monumentale lo scalone (a cui pose mano anche l’architetto Giuseppe Valadier che ha ispirato la cappella al primo piano), con le splendide colonne di granito rosso provenienti dal portico di Caligola, raffinati gli stucchi, le pitture, i partiti decorativi. Palazzo Braschi è dal ’52 sede del Museo di Roma che era stato inaugurato nel 1930 nel dismesso edificio Pantanella in Via Bocca della Verità dove rimase aperto solo una decina d’anni. Un palazzo che ha raggiunto lentamente, “a lotti”, pezzo dopo pezzo, l’aspetto e la funzione di Museo della città. Dopo i grandi lavori iniziali, numerosi negli anni gli interventi di ristrutturazione, ma sempre parziali. Oggi tutti i piani sono aperti, anche il terzo che è stato l’appartamento della famiglia Braschi affrescato e coperto di stucchi. Il Museo, che conserva collezioni imponenti, dalla pittura alla grafica, alla fotografia, alle arti decorative e testimonianze delle trasformazioni urbanistiche e topografiche della vita culturale, sociale e storico - artistica della città, ha un nuovo allestimento. “Non capita tutti i giorni d’inaugurare un nuovo museo” dice il Sovrintendente, convinto che “ogni generazione dovrebbe ripensare il proprio rapporto con la città”. Dunque quasi un nuovo museo. L’intervento di valorizzazione è stato avviato lo scorso anno con il nuovo impianto illuminotecnico dello scalone monumentale e il riallestimento dell’androne con l’esposizione della settecentesca “carrozza di gala” fatta costruire da Sigismondo Chigi in occasione delle sue seconde nozze. Ai piedi della scala la statua di “Giove tonante”, copia romana del II secolo da un originale greco.

Il secondo e terzo piano (il primo è per le mostre temporanee) sono stati riorganizzati con un lavoro d’équipe e il coordinamento scientifico di Federica Pirani. L’idea guida è che Palazzo Braschi possa “rispecchiare” e “riflettere”, (o far riflettere), la storia di Roma fra il XVII e XX secolo. L’allestimento, ideato da “Studio Visuale” e da Francesco Stefanori a seguito di un bando di gara, sembra prendere alla lettera le indicazioni di massina facendo sfoggio di elementi metallici e specchianti che stridono un po’ con l’ambiente settecentesco. E a seconda della luce rendono poco leggibili i pannelli. Per il terzo piano hanno collaborato anche il Dipartimento di Architettura di Roma Tre e l’Istituto Luce. Piuttosto che l’esposizione di tutte le tipologie di oggetti presenti in catalogo, anche per motivi di conservazione (si pensi alle stampe e alle fotografie), si è optato per una scelta delle opere più significative e il rinvio per le altre ai contributi multimediali.

Il percorso di visita del Museo si articola su un doppio binario, da un lato la vita pubblica e dall’altro la vita privata, sia al secondo che al terzo piano, rispettando così l’originaria destinazione d’uso degli ambienti del palazzo. La prima sala, dominata dai grandi dipinti di Batoni, Gagliardi, van Brée e Subleyras, è un crocevia di snodo, da un lato il raccto più intimo e raccolto, dall’alro gli aspetti pubblici e ufficiali della storia di Roma. Nelle sale dell’appartamento domestico del secondo piano, dalle dimensioni ridotte e più confortevole dei saloni di rappresentanza la scultura. I busti a partire da quello di Pio VI di Giuseppe Ceracchi, l’autoritratto di Canova, il busto di Maria Massani bambina, sposata con Sigismondo Giustinani Bandini, opera di Thorvaldsen, ricordata da D’Annunzio ne “Il piacere” per il suo celebre salotto. E papi, cardinali, nobili mecenati artisti scolpiti da Pietro Tenerani di cui viene ricostruito l’atelier.

La rappresentazione di Roma prosegue al terzo piano con il racconto delle vicende che hanno trasformato definitivamente il volto della città con la costruzione dei muraglioni per difenderla dalle piene del suo fiume, le demolizione di fine Ottocento e del Ventennio fascista, di via della Conciliazione, della via del Mare, dalla Spina di Borgo all’apertura di via dell’Impero. Ed ecco le foto di demolizioni e scavi, le edicole sacre, le ceramiche, i frammenti architettonici di chiese e palazzi che non ci sono più rinvenuti durante i lavori nei cantieri. E gli affreschi staccati del monastero femminile di Sant’Eufemia che era nel Foro di Traiano. Le piante topografiche della città. In mostra il modello in legno del Quartiere Alessandrino e del Foro Romano realizzato, sulla base del Catasto Urbano Pio-Gregoriano, dall’Università Roma Tre. Rappresenta l’assetto raggiunto dalla città alla fine del governo pontificio, nel momento di passaggio al governo italiano. Il quartiere Alessandrino era ancora intatto. Quando nel 1885 si decise di abbattere il Casino annesso al Palazzo del Bufalo tra fontana di Trevi e via del Tritone per allargare la strada gli affreschi che decoravano la facciata con le “Storie di Perseo e Andromeda”, ispirati alle “Metamorfosi” di Ovidio, staccati dalle pareti furono salvati. Dipinti nel 1525 da Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze sono ora finalmente visibili. E poi ci sono le feste in piazza e il fiume con la sua magia, i dipinti di Socrate, di Sartorio, le foto dei fratelli D’Alessandri.

Sono 270 le opere esposte non in ordine cronologico, bensì tematico in modo tale da creare suggestioni nel visitatore, accresciute dal fascino delle sale decorate in cui si trovano. Come la cosiddetta Alcova Torlonia, ricostruita con gli elementi provenienti dal demolito Palazzo Torlonia di Piazza Venezia, come lo Studiolo che riporta sulle pareti le incisioni della collezione di Lord Hamilton, Da non perdere alcuni splendidi dipinti di Ippolito Caffi, come il lungo “Panorama di Roma da Monte Mario” e “Interno di Colosseo con i fuochi del bengala”, incantevole il quadretto di Thomas Jones “Le Mura Vaticane”. Sono pochissime le opere in mostra considerando il patrimonio del museo, ma quelle che mancano si possono vedere ricorrendo alle postazioni multimediali, tre al secondo piano e una al terzo o ricorrendo al Centro di Documentazione al piano terra del palazzo a cui si può accedere gratuitamente. Il visitatore può consultare il database delle collezioni del museo e i libri della biblioteca e sempre a piano terra con ingresso da piazza San Pantaleo una postazione multimediale fornisce informazioni sul museo, sulle opere esposte e sui percorsi tattili per i non vedenti. Con in più per i turisti che vengono da tutto il mondo la proposta di itinerari fra le meraviglie del barocco romano situate nelle vicinanze.

Palazzo Braschi, ingresso da Piazza S. Pantaleo 10 e Piazza Navona 2. Orario: martedì – domenica 10.00 – 19.00, chiuso il lunì. Informazioni: 060608 e www.museodiroma.it