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Mangasia: due secoli di fumetto asiatico

Lorenzo Maria Lucenti

Foto di Flavio Miani.

“Mangasia: wonderlands of asian comics”, ospitata a Palazzo delle Esposizioni, è la mostra sulla storia del fumetto asiatico. Fino al 21 gennaio 2018 sarà ancora possibile esplorare le sei aree tematiche che la compongono e ammirare le 281 tavole e i 200 albi disegnati da circa 300 artisti. Inaugurato il 7 ottobre, il percorso, creato da The Barbarian Center, è stato curato da Paul Gravett.

Un’Asia particolare viene raccontata in questa mostra: dal Giappone alla Cina, dalle Filippine all’Indonesia, il fumetto è diventata una forma artistica molto diffusa e longeva. Dal più famoso e conosciuto ‘manga’ giapponese, si arriva al ‘lianhuanhua’ cinese - libro con disegni della grandezza di un palmo -, al ‘manhwa’ coreano, al ‘cergam’ indonesiano, al ‘on-baht’ thailandese, fino al ‘komiks’ filippino. È proprio dal Giappone che inizia l’esposizione: il manga, infatti, ha avuto un ruolo importante per lo sviluppo del fumetto asiatico. Il picco di vendite più importante è stato registrato nel paese del sol levante nel 1995, quando la Weekly Shonen Jump, testata fondata nel 1968, ha registrato 6,53 milioni di copie vendute. Oggi i livelli di vendita della Shonen Jump – e del manga in generale - si sono ridotti e alcune delle controparti, come i ‘komiks’ filippini, sono addirittura scomparsi. Il primo percorso tematico è incentrato sulla diffusione dei vari fumetti, in particolare del manga, termine che scopriamo essere di origine cinese e reso celebre nel 1814 dal pittore Katsushika Hokusai.

La seconda e la terza area sono intitolate rispettivamente “Favole e folclore” e “Ricreare e rivisitare il passato”. Il fumetto si presta bene a tramandare le storie su cui si fonda una cultura ed è per questo che è stata dedicata un’intera sala a questo tema; vengono raccontati miti, bestie fantastiche, divinità e anche eroi, come Sun Wukong. Il Re delle Scimmie, personaggio letterario del romanzo “Il viaggio in occidente”, ha ispirato diverse opere fumettistiche come il noto “Dragon Ball”, di cui è presente un volume. I fumetti sono stati utilizzati anche come mezzo “di propaganda, di critica o di cronaca – come viene riportato nel pannello introduttivo – “in occasione di sconvolgimenti storici importanti”; gli artisti divennero quindi dei veri e propri “giornalisti partecipativi”. Molti fumettisti utilizzando le loro opere per comunicare i loro pensieri sia apertamente razzisti – una piccola minoranza -, sia fortemente sociali.

“Storie e narratori” è il nome della quarta sezione, dedicata a chi fa il fumetto e al processo di sviluppo delle tavole. In Giappone il fumettista è il mangaka, come Osamu Tezuka, padre de “La Principessa Zaffiro” e di “Astro Boy”, oppure come Ishinomori Shotaro, creatore di “Cyborg 009”. All’interno della sala è presente un piccolo ambiente, aperto su due lati, che mostra lo studio di un mangaka. Due scrivanie: una con computer e tavoletta grafica e l’altra con manga e fogli di lavoro. La mostra continua con l’area “Censura e sensibilità”, riservata a un pubblico adulto, in cui sono presenti tavole e illustrazioni di scene a sfondo sessuale, tra ‘yuri’ e ‘yaoi’.

A collegare questi percorsi con l’ultimo, c’è una piccola anticamera in cui sono disposti degli albi giapponesi che possono essere consultati dai visitatori.

L’ultima stanza è stata denominata “Manga multimediali”. Molti di queste opere fumettistiche sono state trasportate su video, diventando film o ‘anim&aymp;aymp;rquo;. L’esposizione, inre, è stata impreziosita dalla presenza di abiti ispirati ai manga e dal Mechasobi, un’istallazione realizzata da Shoji Kawamori, che permette, tramite il body tracking, di far guidare un ‘mecha’ – un robot – ai visitatori.

«Non c’è mai stato una mostra – ha dichiarato il curatore - che ha coperto quasi due secoli di fumetto asiatico». Gravett è un giornalista freelance, curatore, editore, critico di fumetti, co-direttore di COMICA - the London International Comics Festival - e lavora nell’industria fumettistica dal 1981. Con Mangasia ha cercato di mostrare la diversità e il dinamismo dei fumetti di tutta l’Asia.