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La riorganizzazione dei beni culturali. Qualche luce e molte ombre

Pietro Graziani

Foto: il direttore della Pinacoteca di Brera James Bradburne

Alcuni amici delle Soprintendenze e non solo, mi hanno segnalato come la riforma (ri-ri-riforma del dicastero per i beni culturali e ambientali come a molti piace ricordarlo e non è un problema nostalgico), abbia creato dei nodi, sia giuridici che operativi, difficilmente risolvibili.

Il tema in sostanza si svolge tutto intorno al distacco dei Musei dalle istituzioni Soprintendenze (venti musei cd grandi e gli altri, figlio di un Dio minore confluiti nei Poli Museali) la Valorizzazione dalla Tutela oggi sostanzialmente separate e ieri facce diverse di una stessa medaglia. Anche recentemente sono state spese parole a sostegno della riforma avviata nel 2014 e a tutt’oggi in attesa di ulteriori “aggiustamenti”, Vi è chi ha richiamato il pensiero espresso oltre quaranta anni orsono da Franco Russoli, storico dell’arte, museologo, scomparso nel 1977 a soli 54 anni, che con grande attenzione e impegno ha diretto la Pinacoteca di Brera per la quale immaginava quella che ancora oggi non è la “Grande Brera”. Il suo pensiero è contenuto in alcuni scritti sul museo; dalla lettura attenta dei quali emerge un pensiero lucido su come immaginare un ruolo diverso del Museo, ricordandoci come tra Soprintendenze e Musei, ma potremmo aggiungere aree archeologiche, esiste un legame, organici rapporti e in sintesi poneva il tema di come valorizzare i Musei, mere ripartizioni interne delle Soprintendenze. Il Tema è stato oggetto di altri numerosi, attenti esami e, tra questi non possiamo non ricordare gli Atti e documenti della Commissione di indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, Commissione conosciuta come Commissione Franceschini, dal nome del suo presidente che si avvaleva come vice-presidente, tra gli altri di un insigne giurista, Massimo Severo Giannini. Ebbene la Commissione Franceschini, che ha operato nel corso degli anni sessanta del secolo scorso su preciso mandato Parlamentare, pervenne alla conclusione che andava si individuata una forma di autonomia museale, ma nell’ambito delle Soprintendenze, il tema è tutto qui. Salvo eccezioni i Musei sono il naturale terminale del territorio, sono cioè i luoghi presidiati a custodire ciò che il territorio di riferimento esprime. Il tema è difficile, l’ICOM in più occasioni si è spesa sul tema.

Non si vuol sostenere che nulla andava cambiato va solo richiamata l’attenzione sul come e con quali effetti, sarebbe stato utile ad esempio guardare a quell’indagine conoscitiva sui beni culturali svolta, nel 1989, dalla Camera dei Deputati nel corso della X legislatura, attraverso una serie di audizioni e ricerche che meriterebbero di essere attentamente rilette, ricordo solo le audizioni di Andrea Emiliani, Adriano La Regina, Michele D’Elia e i contributi resi dall’allora direttore generale del Turismo, dai rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni, dal Vice Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, dai Direttori delle relazioni esterne e delle relazioni culturali della FIAT e della Olivetti e del Ministero della pubblica istruzione che, in apertura di audizione ricordava testualmente: “nel settore dei beni culturali la formazione di operatori di elevata qualificazione culturale e professionale assume una valenza strategica particolarmente rilevante, soprattutto alla luce della difficile sfida, propria della nostra epoca, per la tutela, la valorizzazione e la fruibilità pubblica del bene culturale

Probabilmente qualcosa si è sbagliato, occorre ora una breve pausa di riflessione che dovrebbe accompagnare la vita del ministero all’inizio della nuova legislatura, senza creare frapposizioni deleterie, evitando anche riferimenti legati ai numei (visitatori e introiti) come elemento caratterizzante la riforma aviata nel 2014 e volgendo lo sguardo alla funzione sociale del patrimonio culturale che il codice del 2004, decreto legislativo n., 42, ci ricorda essere, sia i Beni Culturali che il Paesaggio, tutto ciò nello spirito più autentico dell’articolo 9 della Carta Costituzionale del 1948.