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La formazione dei restauratori all’Università. Il punto di vista di Bruno Zanardi

*Bruno Zanardi

Da decenni un’immensa confusione regna nel mondo del restauro. La stessa che si era tentato di mitigare fondando a Urbino – fui io stesso a farlo nel 2001 – il primo corso di laurea per la formazione dei restauratori. Mia speranza era che l’Università arrivasse a creare figure in grado di capire: 1) che mai il restauro è atto conservativo, quindi è sempre azione dannosa; 2) perciò il problema non è fare restauri sempre migliori, ma fare in modo che le opere d’arte abbiano sempre meno bisogno di restauri; 3) quel che si può ottenere solo attraverso una conservazione preventiva e programmata del patrimonio artistico in rapporto all’ambiente; 4) azione diversissima dal restauro.

Cosa è invece successo? Che quei corsi sono stati bloccati dal Ministero dei beni culturali (Mibact) nel 2005 e tenuti chiusi fino al 2009 per operarne, col Ministero dell’Università (Miur), un riordino; problema serissimo, visto che si tratta di formare chi nei prossini decenni dovrà tramandare alle future generazioni il più importante patrimonio storico e artistico dell’Occidente, il nostro. Risultato di quei quattro anni di lavori? 1) la conferma che i restauri sono un fatto tra critica e estetica, come stabilito al convegno dei soprintendenti del 1938, 79 anni fa; 2) la conferma che i restauratori sono il braccio che per conto degli storici dell’arte pulisce e ritocca le opere d’arte, sempre ex Convegno del 1938, 79 anni fa; 3) anche le Accademie sono state abilitate a laureare i restauratori; 4) il Miur ha nominato responsabile di quei corsi un’architetta che mai ha concretamente realizzato un restauro, inoltre bocciata al concorso da Ordinario; 5) il mio allontanamento da ogni incarico nei corsi di Urbino da parte del Rettore Pivato che, come dice sempre un amico, è bravissimo autore di graziosi libri di storia per l’infanzia.

Dopodiché? Per la mai disattesa legge che governa l’Università italiana, la caccia allo studente per lucrare posti di professore, quindi potere, i corsi di restauro sono diventati in 5-6 anni quasi trenta, peraltro in aumento. Con un problema. Che sempre in meno gli studenti si iscrivono a quei corsi, temendo un futuro di disoccupazione. Timore non infondato visto che quei corsi sono quasi tutti senza una biblioteca e un laboratorio scientifico dedicati, inoltre con docenti di restauro spesso reclutati in modo, per così dire, molto libero tra figure con formazioni incerte, amici degli amici e così via.

Insomma, l’ennesima e amara vicenda di un’Università che sempre più appare, non il luogo di formazione del ceto dirigente del Paese, bensì una grande fabbrica di lauree elargite fuori da ogni disegno progettuale di ricerca, quindi da una qualsiasi programmazione del numero delle persone da formare, quel che spiega molta della generale disoccupazione giovanile. Un fatto è però che nei giorni scorsi i Ministri Franceschini e Fedeli hanno insediato una Commissione costituita dal Consiglio Universitario Nazionale e dal Consiglio Superiore Beni Culturali, consessi in cui siedono noti archeologi, storici dell’arte, filologi, e così via. Ci rassicura tutto ciò? Un quesito che giro ai due Ministri chiedendo loro perché, al posto di mettere in piedi un burocratico “Gran Consiglio”, non sono andati a porre ai cittadini di Amatrice, Norcia e Visso le due seguenti domande: 1) “Quali sono, secondo voi, le competenze necessarie per ridurre al minimo i danni provocati a uomini e cose da terremoti, spopolamento, inondazioni, frane, eccetera? Competenze in estetica, archeologia, disegno, storia dell’arte, filologia, ritocchi all’acquarello, eccetera? Ovvero competenze inerenti la conservazione preventiva e programmata dai rischi ambli di monumenti, opere d’arte e semplici case d’abitazione?”. 2) “L’attuale vostra sciagurata situazione ha attinenza con i concorsi truccati dell’Università e con l’affidamento a sé stessa di un incarico professionale da parte della presidente di una commissione ministeriale che quello stesso incarico doveva attribuire?”.

*È professore associato di "Teoria e tecnica del restauro" presso l'Università di Urbino Carlo Bo. Ha lavorato su alcuni dei più importanti monumenti italiani, tra questi: i rilievi dell'Ara Pacis e della Colonna Traiana, le sculture di Benedetto Antelami al Battistero di Parma, la decorazione del Sancta Sanctorum in Laterano, gli affreschi della Basilica di Assisi, i mosaici paleocristiani e quelli di Jacopo Torriti nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, i rilievi della facciata del Duomo di Orvieto. Nel 2001 ha fondato presso l'Università di Urbino il primo corso di laurea per la formazione dei restauratori.