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Il restauro della fontana del giardino di Palazzo Venezia

Laura Gigliotti

Per annunciare il restauro della fontana “Venezia sposa il mare” niente è affidato al caso. Scelto con cura il luogo. E’ la “casa dei veneti”, Palazzo Venezia, presenti Tiziana Coccoluto capo gabinetto Mibact, Andrea Rigoni amministratore delegato di Rigoni di Asiago, Edith Gabrielli direttore del Polo museale regionale del Lazio, Sonia Martone direttore di Palazzo Venezia, Enrico Bressan, presidente Fondaco Italia. Un palazzo fatto costruire dal cardinale veneziano Pietro Barbo, nominato titolare della Basilica di San Marco, divenuto papa Paolo II, che nel 1564 fu ceduto da Pio IV Medici alla Repubblica di Venezia che ne fece la sede della propria ambasciata. E tale rimase fino al trattato di Campoformio del 1797, da cui il nome Palazzo di Venezia.

L’appuntamento è nella Sala Altoviti che conserva gli affreschi di Giorgio Vasari che erano nella loggia del pianterreno del palazzo che il banchiere e mecenate fiorentino Bindo Altoviti (ritratto da Raffaello) si era fatto costruire all’altezza di Ponte Sant’Angelo. Poi abbattuto per far posto ai “muraglioni” del Tevere. E’ la sala in cui è esposto uno dei gioielli del Museo, “I due amici”, il doppio ritratto del veneziano Giorgione.

E veneto è lo sponsor che sostiene il restauro, Rigoni di Asiago, famosa azienda leader nella produzione biologica del miele e delle confetture di qualità, attenta ai valori legati alla tradizione e alla cultura, che sbarca a Roma dopo aver sostenuto il recupero dell’atrio dei Gesuiti (l’entrata storica del Palazzo di Brera) a Milano nel 2015 e l’anno scorso a Venezia in Palazzo Ducale il restauro dell’originale della statua di San Teodoro (il primo patrono della città). E veneta la società di comunicazione “Fondaco” che si occupa di valorizzare il patrimonio storico, artistico e culturale.

Un legame di Roma con la Serenissima che si rinsalda nella fontana del giardino, da due anni restituito come un’oasi di verde e silenzio al godimento pubblico da parcheggio di auto che era. Una fontana costruita nel 1730 dallo scultore stuccatore Carlo Monaldi, autore anche delle statue dell’Umiltà nella chiesa della Maddalena, di San Gaetano Thiene in Vaticano e della Munificenza e dell’Abbondanza nella tomba di Clemente XII in San Giovanni in Laterano. Ad incaricarlo dell’opera fu proprio l’ambasciatore della repubblica veneta Barbon Morosini.

La fontana, punto focale della “corte grande” del palazzo, è formata da una grande vasca ellittica, con un bordo a fior di terra ed è fiancheggiata da un corridoio con due lunghi sedili in pietra. Quattro puttini, aggiunti da Giovanni Prini nel 1930, sostengono gli stemmi dei territori d’oltremare conquistati da Venezia: Cipro, Dalmazia, Morea e Candia. Al centro, su una doppia conchiglia, la statua in marmo che raffigura Venezia, sulla testa il corno dogale, nell’atto di gettare in acqua l’anello per lo Sposalizio del Mare. Una cerimonia che si tiene il giorno dell’Ascensione (il giorno della Sensa), a ricordo della conquista della Dalmazia da parte delle navi veneziane guidate dal Doge Pietro Orseolo II il 9 maggio dell’anno 1000. E che si è ripetuta per più di mille anni. L’ultimo Sposalizio del Mare della Repubblica di Venezia fu nel 1796 sotto il doge Ludovico Manin. Oggi continua come festa tradizionale.

Il restauro, preceduto da accurate analisi sullo stato di conservazione dell’opera, sotto la guida attenta dei responsabili di Palazzo Venezia, sarà realizzato entro luglio da Fantone Restauri. Costo? Non si sa. Nello stile aziendale di Rigoni di Asiago non è previsto che si renda nota la parte economica e finanziaria. “Non hanno avuto il desiderio di comunio, non è questo l’obiettivo”, dice Enrico Bressan di Fondaco. Per fortuna la fontana non presenta gravi problemi, i guai più grossi sono derivati da precedenti interventi. Quello in programma, un restauro aperto che la gente potrà seguire in corso d’opera, prenderà in esame tutti gli aspetti, in particolare il sistema idraulico che a causa della natura calcarea dell’acqua di Roma crea incrostazioni e depositi. Massima cura nella pulitura delle superfici in modo da mantenere intatta la patina del tempo. Ciò che conta, si è detto, è intervenire sulle cause del degrado per evitare danni anche in futuro.

Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Via del Plebiscito, 118 Roma. Informazioni tel. 06-69994284 e www.museopalazzovenezia.beniculturali.it