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Generale Roberto Conforti. Una vita per la tutela dell'arte

Laura Gigliotti

C’era una gran folla in Sala Pietro da Cortona, gente di tutte le età e provenienza, in particolare personaggi della cultura e dell’arte e Carabinieri ai più alti livelli, a fare corona alla giornata in onore del Generale Roberto Conforti, mitico comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico, come si chiamava nel 1991 quando ne assunse la guida. Dall’attuale Comandante TPC Fabrizio Parrulli, al Comandante Generale dell’Arma Tullio Del Sette, al Direttore della Reggia Di Caserta Mauro Felicori, al Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Bologna Giuseppe Amato, al Segretario Emerito del Pontificio Consiglio Migranti e Itineranti Arcivescovo Marchetto, al Segretario Generale del Mibact Carla Di Francesco.

L’omaggio al Comandante Conforti, “Generale della Cultura”, “Gentiluomo d’altri Tempi”, organizzato in Campidoglio dal Centro per il Turismo e la Cultura presieduto da Giuseppe Lepore, è anche un omaggio all’Arma. Famiglia e Arma “forse più l’Arma”, furono le sue fedeli compagne di vita, ricorda con voce ferma la moglie la signora Mena presente in sala con le quattro figlie ringraziando chi ha voluto ricordarlo e l’Arma che gli ha tributato onori e omaggi. E tante iniziative come la prossima mostra in programma nella Reggia di Caserta con opere recuperate dai Carabinieri della Tutela e l’idea, annunciata da Di Francesco, d’istituire un Museo intitolato al suo nome a Cerveteri, il territorio dove operavano i tombaroli contrastati dall’Arma.

Dispiaciuto per non essere presente, Giovanni Nistri, prossimo Comandante Generale dell’Arma, che ha avuto il compito di dirigere il Nucleo, vede in lui un Maestro, una Guida e un Esempio. Un Maestro nell’illustrargli i delicati meccanismi del Comando, una Guida prodiga di preziosissimi consigli e un Esempio, un modello di professionalità integerrima, di attaccamento al dovere, di passione cristallina.

Un omaggio dovuto e corale a un personaggio che ha segnato con la sua opera instancabile la storia del nostro paese nel campo della difesa dell’arte. Scomparso a Roma il 26 luglio dell’anno scorso come generale di divisione dopo 42 anni di servizio nell’Arma, in una lotta strenua alla criminalità organizzata e a difesa e tutela dei beni culturali, è stato per tutti coloro che lo hanno conosciuto negli undici anni, dal 1991 al 2002, in cui lo ha guidato, l’anima del “Nucleo”, che il “Colonnello Conforti”, ha praticamente inventato, dedito a rintracciare e recuperare le opere trafugate in siti archeologici, chiese, musei e abitazioni private. Un drappello di specialisti in divisa che operavano e continuano a operare miracoli. E quando gli si chiedeva come facesse con un numero così esiguo di persone, all’inizio erano una sessantina, a riuscire in tanta impresa, rispondeva che dietro di loro c’era l’Arma diffusa capillarmente sul territorio, la spina dorsale della sicurezza.

Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale è nato nel ’69 quando il Comandante Generale dell’Arma decise di costituire presso il Ministero della Pubblica Istruzione, il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico. Un anno prima della Convenzione Unesco di Parigi del ’70, che invitata gli stati ad adottare opportune misure per impedire l’espatrio illecito dei beni e favorirne il recupero. Un’idea lungimirante, innovativa, un vero e proprio “unicum”. Un reparto d’élite conosciuto nel mondo, ricorda il Generale Del Sette. “Prima c’era l’attività ma non aveva avuto questo sviluppo”. Il Comando che nel 2001 ha assunto l’attuale denominazione e che risponde per i compiti di tutela direttamente al Ministro dei Beni culturali, èesente sul territorio con quindici Nuclei (gli ultimi tre sono Roma, Perugia e Udine), e una Sezione a Siracusa che dipende dal Nucleo di Palermo (per la Sicilia Orientale), dipendenti da un Gruppo. Al Reparto Operativo (articolato in tre sezioni Antiquariato, Archeologia, Falsificazioni e Arte Contemporanea), sono attribuiti compiti di coordinamento investigativo sull’intero territorio nazionale e di cooperazione internazionale di polizia.

Nel 1991 quando Conforti assunse il Comando c’era un solo Nucleo a Roma, durante la sua guida sono diventati undici, oggi sono quindici sparsi in tutto il territorio nazionale. Da aggiungere, grazie all’esperienza maturata a livello internazionale e al riconoscimento del valore nelle attività di recupero anche a favore di paesi stranieri i cosiddetti “Caschi blu della cultura”. Il TPC infatti è stato individuato per costituire la componente Carabinieri della Task Force Italiana “Unite4Heritage”. Esperti civili e carabinieri, che sotto egida UNESCO e a richiesta dei singoli paesi, vengono mesi a disposizione per missioni finalizzate alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio culturale in aree di crisi.

“Un uomo che guardava lontano il Comandante Conforti, che sapeva coniugare intelligenza artificiale e professionalità delle persone, che pensava in grande”, precisa il Generale Parrulli. Quasi impossibile ripercorrere tutte le brillanti operazioni di recupero grazie alla sua sagacia investigativa, intuito e sapienza, “un gigante”. Qualche esempio per tutti il ritrovamento della Triade Capitolina e dell’Artemide marciante, la scoperta nel ‘95 del porto franco di Ginevra con migliaia di reperti. Un punto di svolta nei rapporti internazionali. Si passava “dalla mera restituzione alla cultura della restituzione”. E ricorda gli innumerevoli riconoscimenti nazionali e internazionali. Ha avuto premi in tutto il mondo. A Miami gli venne consegnata la chiave della città. Sono sue intuizioni l’invenzione della Banca Dati e le grandi mostre degli oggetti ritrovati in modo che la gente possa avere coscienza della propria cultura e della propria storia.

Mette in rilievo soprattutto i tratti dell’uomo che ha lasciato un segno indelebile nelle attività dei Carabinieri il Procuratore Giuseppe Amato. “Dopo l’Ambasciatore Rodolfo Siviero il Generale della cultura Conforti è la persona che ha contribuito di più a realizzare l’art. 9 della Costituzione, avvicinando i cittadini alle istituzioni. E’ la dimensione internazionale, la collaborazione allora sconosciuta, la cultura della restituzione il risultato insperato della sua opera. E la scoperta del tema del riciclaggio delle opere d’arte come bene rifugio massimo. Un uomo che definisce gentiluomo d’altri tempi. “Se fosse stato solo il generale eccellente non saremmo qui - precisa il dottor Amato – c’è un quid pluris, non la banca dati, non il ritrovamento di un’opera, ma la grinta, l’impegno, la dignità anche in momenti dolorosi. E l’Arma fu ferma nel tutelare una persona che doveva essere tutelata”. Con un accenno critico nemmeno tanto velato alla categoria dei magistrati. E la memoria corre al ’95 alle accuse ingiuste che gli fecero conoscere il carcere militare di Peschiera del Garda, ma anche alle numerosissime testimonianze d’affetto e di stima. “Saggio, autorevole, illuminato, rigoroso, i suoi uomini riconoscevano in lui la stoffa, il carisma, di un grande comandante e così lo hanno amato”, chiosa l’arcivescovo Marchetto.