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Franceschini parla di valorizzazione all’Italian Academy della Columbia University

Claudio Staiti

Foto: prof. David Freedberg, direttore dell’Italian Academy e il ministro Dario Franceschini.

NEW YORK «Le opere si storicizzano, non ha senso avere paura del passato». A dirlo il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, rispondendo a una nostra domanda in merito all’articolo uscito giorni addietro sulla rivista “New Yorker”, in cui la storica dell’arte Ruth Ben-Ghiat si chiedeva come mai, in Italia, siano ancora in piedi edifici e monumenti di epoca mussoliniana, in particolare all’Eur e al Foro Italico di Roma. Lo incontriamo al termine di una conferenza tenuta a New York, all’Italian Academy della Columbia University, in cui ha parlato di conservazione del patrimonio archeologico e culturale dialogando con il prof. David Freedberg, direttore dell’Academy e stimato storico dell’arte. Tra i temi toccati la valorizzazione del nostro paese, la “fuga dei cervelli”, il turismo di massa e l’appoggio dei privati. «L’Italia ha da sempre fatto tanto per la custodia del patrimonio – sostiene il ministro – ma è mancato, negli ultimi anni, la sua valorizzazione». Oggi chi va a un museo non cerca più soltanto la bella collezione di opere d’arte, è convinto Franceschini, ma «vuole fare un’esperienza a 360 gradi, vuole poter sfruttare i sistemi multimediali che la tecnologia offre, vuole spazi a misura delle famiglie e dei bambini o poter sostare in una caffetteria». In questa direzione, il ministro ha rivendicato l’apertura internazionale fatta in materia di direzione dei musei: «qualcuno si è lamentato perché attraverso un regolare bando abbiamo messo degli stranieri a capo di alcuni musei, ma stiamo parlando di persone di indubbia competenza e mi piace pensare che l’arte e la cultura siano cose che trascendono dai confini nazionali. D’altronde, oggi, nei posti di comando delle principali istituzioni culturali del mondo ci sono spesso diversi italiani». Commentando indirettamente la “fuga” di tanti giovani dall’Italia, Franceschini, giocando un po’ in controtendenza, ha invitato i ragazzi a partire: «Il paese deve darti la possibilità di tornare, ma per conoscere il mondo lo si deve girare». Spazio poi a una riflessione sul turismo in Italia. «Nei prossimi anni si prevede che crescerà il flusso di visitatori provenienti dai paesi emergenti, come la Cina e questa è senz’altro un’opportunità da cogliere». Tuttavia, il ministro è convinto che «bisogna puntare a un turismo colto, che sia capace di non far valere soltanto il concetto di consumo. Ad esempio, davanti a un problema di troppe persone a Venezia e in parti di Firenze e di Roma bisogna studiare come regolamentare il loro numero, perché ne va della loro sicurezza e della tutela del patrimonio». Infine, il riferimento all’Art Bonus, cioè la possibilità per chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura di godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta: «si tratta di un principio mutuato da altri paesi dove funziona da anni, sarebbe bello che chi ha ricevuto qualcosa dal nostro paese lo restituisca alla collettività». Prima di parlare alla Columbia, il ministro aveva illustrato al Palazzo di Vetro dell’Onu la task force Unite4Heritage. L’intervento, nel corso del quale sono state ripercorse le tappe della costituzione in seno all’Unesco di questa unità italiana specializzata nella tutela e nel recupero del patrimonio culturale nelle aree di crisi, ha riscosso l’interesse delle diverse delegazioni presenti. «Le devastazioni del patrimonio culturale dell’umanità avvenute nelle aree di crisi – ha dichiaratoceschini – devono far maturare la consapevolezza di quanto sia necessario prevedere una componente culturale nelle missioni di pace e di sicurezza».

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