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Franceschini cede musei e arte di Ravenna senza gara ai privati

Roberto Vicerè

E’ questo il titolo, nell’edizione di oggi (domenica), dell’articolo del “Fatto quotidiano” a firma Vittorio Emiliani che riprende la questione dell’affidamento, tramite il Comune di Ravenna, dei cosiddetti “servizi aggiuntivi” dei siti culturali di Ravenna di proprietà del Mibact ad una Fondazione partecipata da soggetti pubblici e privati.

Ci siamo occupati di questa vicenda fin dall’origine, da quando il 20 febbraio 2017 è stato sottoscritto, con relativa cerimonia al Collegio Romano, un accordo tra Mibact e Regione Emilia Romagna, la Provincia di Ravenna ed il Comune di Ravenna. Detto così potrebbe anche passare, ma la novità, sta nel fatto che nell’accordo (art.8) e nelle dichiarazioni, si nomina la Fondazione RavennAntica quale prossimo gestore di tutti i siti di Ravenna (comunali e statali): “Art. 8 (Servizi di ospitalità e strumentali su immobili statali)…….. 3. In particolare, per assicurare la fruizione del patrimonio culturale di rispettiva pertinenza, le parti, ai sensi dell’art. 151, comma 3, del Codice dei contratti pubblici, in virtù di quanto specificato nei precedenti articoli 3, 4, 5, 6 e 7, ritengono opportuna l’attivazione di una forma speciale di partenariato con la Fondazione RavennAntica, partner proposto dal Comune di Ravenna e ritenuto idoneo, finalizzata alla valorizzazione dei beni pubblici secondo le modalità indicate nei commi seguenti e che saranno maggiormente dettagliate in successivi atti attuativi e nel disciplinare prestazionale dei servizi, predisposto dal comitato di cui all’art. 9. 4. Gli immobili statali interessati dalla previsione del comma 1 sono:- Basilica di sant’Apollinare in Classe; - Mausoleo di Teodorico; - Museo Nazionale di Ravenna; Palazzo di Teodorico; Battistero degli Ariani.

Con l’accordo il Ministero affida la gestione per 5+15 anni, dei siti statali, al Comune di Ravenna indicando già nell’atto sottoscritto, la Fondazione RavennAntica quale futuro gestore delle attività (a partire dal 1 novembre 2017).

Recita così lo statuto della Fondazione: "Sono fondatori il Comune di Ravenna, la Provincia di Ravenna, l’Archidiocesi di Ravenna-Cervia, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, l’Universita' degli Studi di Bologna, qualora al momento della costituzione della Fondazione conferiscano i trasferimenti patrimoniali previsti dall’art. 2 o effettuino conferimenti in danaro, per un importo di almeno EURO 129.114,22 o che si impegnino ad apportare per almeno un quadriennio non meno di EURO 51.645,69 all’anno."

Per tale motivo ( affidamento diretto del servizio ad un gestore pubblico-privato) pende un ricorso della società D’uva (società molto nota nel settore dei servizi al turista/visitatore) al Consiglio di Stato la cui decisione è attesa nei prossimi giorni. Se il Consiglio di Stato dovesse respingere il ricorso, si creerebbe così il precedente con il quale aprire le porte al “libero affidamento” dimenticandosi di qualsiasi procedura di “evidenza pubblica” più precisamente dicasi “GARA”.

Riporta l’articolo de “Il Fatto Quotidiano”. “Possibile? Sì secondo la direttiva Ue 2014/24, “gli Stati membri, anziché affidare a terzi o esternalizzare la prestazione dei servizi, possono prestare o organizzare i medesimi con strumenti diversi dagli appalti pubblici.” Specie se si tratta “di cooperare con altre autorità pubbliche”. Non basta. Secondo la convenzione franceschiniana, anche il Codice dei contratti pubblici, per assicurare la fruizione del patrimonio culturale, prevede che il ministero “possa attivare fomeciali di partenariato con soggetti pubblici e privati (…) attraverso procedure semplificate di individuazione del partner privato”.

Ma i ricorsi non sono finiti. Fino al 30 ottobre c.a. la gestione dei servizi, nei siti del Mibact (il Museo Nazionale di Ravenna, la Basilica di S. Apollinare in Classe ed il Mausoleo di Teodorico), era affidata, tramite gara, alla società Novamusa.

Inspiegabilmente però, a Giugno c.a. il direttore del Polo Museale Mario Scalini sulla base di un ipotetico contenzioso mai sollevato precedentemente dal Mibact, anziché aspettare la naturale scadenza del contratto di concessione dei servizi al 30/10/2017, dichiara cessato il contratto e si sostituisce, con minimo preavviso,  con proprio personale, al gestore Novamusa nel servizio di biglietteria prima e subito poi anche ai servizi di bookshop, visite guidate etc. con le difficoltà e conseguenti disagio per i visitatori, ad organizzare un servizio “manuale” anzichè informatizzato come quello fino al giorno prima disponibile per i visitatori.

Novamusa ricorre prima al Tar che respinge per difetto di giurisdizione e poi al Consiglio di Stato che l’11/07/2017 con decreto presidenziale, riconosce le ragioni di Novamusa e sospende il provvedimento di rescissione del contratto impugnato dal gestore e fissa la camera di consiglio al 31 agosto 2017 che darà ragione al gestore dei servizi Novamusa stabilendo la competenza del Tar della Regione Emilia Romagna a decidere sul ricorso presentato dalla società Novamusa contro la decisione del Mibact di rescindere anticipatamente il contratto di concessione in essere. Così Novamusa rientra nei siti per i 2 mesi restanti con le evidenti difficoltà e ulteriori costi.

Alla scadenza del periodo contrattuale (30/10/2017) Novamusa lascia la gestione dei servizi ai quali subentra la Fondazione Ravennantica; sembrerebbe però, con la riserva della richiesta di risarcimento dei danni subiti. Ora attendiamo la decisione del Consiglio di Stato. Alla prossima puntata.