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Completato il restauro della statua di Hermes del Cortile Ottagono dei Musei Vaticani

Laura Gigliotti

Ha riacquistato la sua stabilità insieme a una rinnovata bellezza la statua di Hermes, esposta nel cortile ottagono dei Musei Vaticani fin dal suo ritrovamento. E’ accanto all’Apollo del Belvedere, al Laocoonte rinvenuto nel 1506. Lì nel cuore dei Musei Vaticani, dove tutto ha avuto origine. Scoperta nei pressi del Mausoleo di Adriano nel 1543, anche a ragione della sua bellezza, l’Hermes fu ritenuta a lungo l’effigie di Antinoo, il bellissimo giovane amasio dell’imperatore. Subito dopo il ritrovamento papa Paolo III Farnese la acquista da un certo Nicolao de Palis e già nel 1545 la espone nel Cortile del Belvedere, nella nicchia centrale del prospetto settentrionale. E lì è rimasta anche dopo la costruzione del portico affidata da papa Clemente XIV a Michelangelo Simonetti, che nel Settecento trasforma l’aranceto e il circostante cortile delle statue dove Giulio II aveva sistemato la sua collezione nel Cortile Ottagono, così come lo vediamo oggi.

Un’opera di grande qualità, eseguita in una bottega attiva a Roma durante il regno di Adriano (117-138 d. C.), replica di un capolavoro in bronzo del IV sec. a. C. di Prassitele o di un suo allievo. E’ fra le sculture più celebri della collezione dei papi. Infatti ha avuto subito grande fortuna, molti i disegni, le copie. E’ citata in tutti gli studi antiquari del XVI secolo tanto che il Primaticcio ne fa un calco per il re di Francia Francesco I. Hanno un calco anche Carlo I d’Inghilterra e Filippo IV di Spagna. Ne sono entusiasti Bernini, Poussin, Hogarth. Nel Settecento Winckelmann propone l’identificazione con Meleagro l’eroe della caccia al cinghiale Calidonio, Mengs pensa a un giovane Ercole, mentre sarà Ennio Quirino Visconti, nel primo volume dedicato al Museo Pio Clementino, a riconoscervi nel 1782 Hermes, per via dei sandali e del caduceo, facendo il paragone con altre opere. Hermes è anche colui che accompagna i morti nell’oltretomba. Da ciò la sua espressione mesta e pensosa, il mantello da viaggio avvolto e appoggiato sulla spalla sinistra.

Il primo restauro documentato risale al 1560 per mano di Guglielmo Della Porta, poi rimosso. Ai primi del Settecento, durante il pontificato di Clemente XI è documentato un intervento del restauratore pontificio Agostino Cornacchini, l’ultimo nel ’95. L’ossidazione delle staffe in ferro utilizzate nel XVI secolo aveva provocato seri danni e problemi alla stabilità della scultura.

Un restauro complesso dunque, realizzato in collaborazione fra esperti delle varie discipline, il Laboratorio di Diagnostica guidato da Ulderico Santamaria, di Restauro dei marmi da Guy Devreux, il Reparto di antichità greche e romane diretto da Giandomenico Spinola. Iniziato nel 2014, interrotto per le difficoltà incontrate e per problemi logistici (l’approntamento di un vero e proprio cantiere) e poi ripreso, è stato condotto a termine in loco, senza spostare la scultura in laboratorio, sotto la supervisione dei responsabili di settore. Ma a metterci materialmente le mani, a riparare i danni del tempo, il Cortile Ottagono è all’aperto, è stato Massimo Bernacchi. Che si schermisce, “si lavora in team”, continua a dire.

Che non si sia trattato di un intervento semplice si vede dalle foto che mostrano lo stato della scultura, con gravi danni alla coscia e alla caviglia. Del resto già quando venne ritrovata si presentava fratturata in più punti (coscia destra, gamba sinistra e braccio sinistro), e venne rimontata nel Cinquecento, la testa è originale. Dunque l’ultimo restauro risale a una ventina di anni fa, non molti. In quella occasione i perni in ferro vennero sostituiti con altri in acciaio inossidabile. Non a sezione quadrata come erano in origine, ma to e fissati con una resina epossidica che forse non ha retto. “Non credevamo fosse così a rischio, ma all’occhio vigile dei restauratori non è sfuggito che dovevano esserci stati dei movimenti avendo trovato dei frammenti di stuccature”, precisa Claudia Valeri vice direttore del Reparto di antichità greche e romane. Una volta messa in sicurezza sono stati sostituiti i perni, tornando alla forma originaria e ancorati con collanti reversibili. Un intervento delicato e costoso (quarantamila euro) che è stato possibile grazie a un generoso finanziamento dei “Patrons of the Arts in the Vatican Museums”. Come nel ’95. Ma allora furono i mecenati del Capitolo della California, ora di quello del Northwest. Che hanno pagato il restauro, lo hanno seguito e sono venuti a Roma per la cerimonia d’inaugurazione, facendo festa insieme con il loro direttore internazionale P. Kevin Lixey LC e la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta.

La nascita dei “Patrons” risale al 1982 quando il Vaticano invia una grande mostra itinerante negli Stati Uniti. Allora si assiste alla costituzione dei “Friends of the Vatican Museums”, un gruppo di americani amanti dell’arte e desiderosi di collaborare alla conservazione dei capolavori dei Musei del papa. Con il loro contributo è stato possibile realizzare numerosissimi restauri della collezione vaticana, dalla Scala Santa all’allestimento della Sala Matisse, alla Galleria dei Candelabri.

Musei Vaticani, Viale Vaticano. Informazioni 06-69884676 e www.museivaticani.va