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4 giorni di documentari d’arte di Franco Simongini dalle Teche Rai

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Come nasce un’opera d’arte

Laura Gigliotti

Siamo nello studio di Giorgio de Chirico a luglio 1973, l’artista inizia a disegnare con un carboncino i raggi del quadro “Sole sul cavalletto”, il sole spento in cielo che si riaccende in una camera. Una voce fuori campo, di Franco Simongini, chiede che quadro stia facendo, se ha un modo speciale per preparare la tela, se prima fa un bozzetto. Il “pictor optimus”, sornione, risponde con distacco, a monosillabi, con una vena di ironia, senza girarsi mai verso l’interlocutore. Usa il carboncino? “Sì perché è più facile cancellare”. Un sole mediterraneo, d’ispirazione nordica o d’influenza greca? “Non ci ho mai capito niente”. E s’informa come passa la giornata. La mattina si alza tardi, poi va al caffè Greco e il pomeriggio lavora sempre. Avrà fatto migliaia di quadri. “Non li ho mai contati”. Sulla scrivania una foto del fratello Alberto Savinio, scrittore, musicista, pittore. “Dovrebbero ripubblicare tutti i suoi libri, il suo primo interesse era la scrittura”. E il critico fa scivolare il discorso sul periodo parigino e sul rapporto con i surrealisti. Il Maestro nega che Savinio abbia avuto a che fare con loro. Erano poco simpatici non li frequentava né lui né il fratello. Si dice il contrario? “Quando nasce una leggenda, rimane”. E riprende a disegnare. “I panneggi laterali perché legano con la composizione, problemi di armonia costruttiva”. Simongini lo richiama al passato, gli aquiloni che faceva da piccolo, le amicizie, gli studi in Grecia. Ma il Maestro è restio a lasciarsi andare, a parlare della sua vita che, dice, “non ha niente di avventuroso”. L’attenzione torna sul quadro che si va delineando. Il sole rosso ardente o giallo, come? “Giallo chiaro come la luna sul pavimento ma nel cielo completamente neri”. Ha un significato psicologico, poetico? “Meglio guardare e non cercare significati, la pittura è una contemplazione”. E ricorda di aver usato lo stesso motivo nelle litografie per le poesie di Apollinaire a Parigi che ha conosciuto qualche mese prima che partisse in guerra. Gli fece un ritratto in forma di sagoma per il tiro a segno, una premonizione di come sarebbe morto, si disse.

Finita la fase preparatoria, sceglie i colori per il quadro. Colori a olio? “Sì perché al burro non ci sono”. E si alza, una catena alla cintura con amuleti, nel cavalletto altri contro il malocchio, le maledizioni, corni, vischio. Con tutta l’invidia che c’è “meglio premunirsi”. Cerca i pennelli sempre morbidi. In un vaso i tulipani, i fiori che preferisce come gli antichi, “perché hanno una bella forma”.

Comincia a colorare il sole giallo. Non ama il sole pieno, gli piace il buio quando piove e il sole è coperto, la primavera non gli va, preferisce l’autunno, le grandi città piena di gente non la campagna è troppo triste e delle località vicino a Roma Ostia. Letture preferite? “Nietzsche e Shopenhauer”. Avrebbe voluto vivere nell’Ottocento? “No meglio oggi”. La moda? Non gli interessa. E con metodo una volta finito il cielo, passa a colorare le altre parti. “Ci vuole sempre metodo”. Non crede in una pittura di getto, immediata ? “No e non ci crederò giammai”.

Aveva promesso di fare tutto davanti alle telecamere, ma quando Simongini torna il giorno dopo si accorge che in sua assenza il pittore è andato avanti. E’ il demone della creazione. “Dipingere per me è un divertimento, un piacere, una soddisfazione”. Non manca che la firma e la data. “Ma che valore ha? Sono i mercanti che gliela danno”. Scrive solo l’anno, mai il mese. Ma questa volta aggiunge7.

E’ uno dei tre documentari su de Chirico del regista e critico Franco Simongini (1932-1994), presentato nell’ambito della rassegna video “Come nasce un’opera d’arte”, in corso all’Accademia di Belle Arti di Roma il 21, 22, 23 e 24 novembre. Un riconoscimento delle doti del critico e poeta Simongini che negli anni Settanta seppe proporre con linguaggio piano e comprensibile al nuovo pubblico della televisione il mondo dell’arte contemporanea. “La televisione deve essere compresa dalla gente; se diventa astrusa è inutile”, diceva Federico Zeri che fu suo collaboratore e amico. Simongini sa di avere in mano uno strumento nuovo, da maneggiare con cura. Si pone di fronte all’artista facendo domande, curioso di tutto, dalla vita privata alle abitudini, le preferenze, i gusti. Un innovatore capace di ascoltare l’artista, di stimolarlo a parlare, di chiedere ciò che poteva interessare anche la gente comune. Le sue parole e le immagini raccontano il farsi dell’opera. Federica Pirani, già direttrice del Macro, lo definisce un narratore, nel senso di colui che sa trasmettere esperienze. I grandi artisti del XX secolo si concedono alla TV, intervistati e osservati nel loro ambiente mentre lavorano. Alle immagini di Burri si accompagnano quelle di Città di Castello di cui si vedono pietre e architetture, Manzù è ripreso mentre fa il ritratto del figlio Mileto. L’arte era entrata nel piccolo schermo fin dall’inizio, ma negli anni Settanta il pubblico appare pronto ad accoglierla in modo diretto e immediato. Il Telegiornale dà le notizie e le telecamere vanno direttamente negli studi degli artisti, li fanno parlare. La rassegna è dedicata ai più interessanti filmati d’arte realizzati fra il ’69 e il ’91 da Simongini inventore di un nuovo genere di documentari che coinvolge gli spettatori che assistono in diretta alla nascita dell’opera. Tre le serie più significative. “Ritratto d’autore” (’71-’77) pensata come uno sguardo sulla vita e l’attività dell’artista, a cui partecipavano insieme a lui e al conduttore, esperti, studenti e pubblico in Studio. “Artisti d’oggi”(’74-’93) ritratti costituiti da lunghe interviste con immagini che indugiavano sui particolari del personaggio che si confessa. “Come nasce un’opera d’arte” (’75-’76) gli artisti all’opera nel loro studio.

Un’iniziativa rivolta agli studenti e ai giovani perché conoscano le loro radici, quasi una trasmissione di conoscenze di generazione in generazione, dice il figlio Gabriele Simongini alla presentazione a cui sono intervenuti oltre il presidente e la direttrice dell’Accademia Mario Alì e Tiziana D’Acchille, il Presidente della Fondazione Roma Emmanuele F. M. Emanuele e Federica Pirani della Sovrintendenza Capitolina.

Il programma prevede la proiezione dal 21 al 24 novembre, nell’Aula Magna dell’Accademia di via Ripetta, di una serie di documentari d’arte realizzati dalla RAI fra il ’69 e il ’91, grazie alla miniera inesauribile delle Teche che conservano i documenti della televisione, nata nel ’54, e prima ancora della radio. A illustrare il percorso dei protagonisti dei filmati, altri artisti, docenti e allievi eccellenti dell’Accademia, critici e storici dell’arte. Come Giuseppe Modica che introduce de Chirico, Henry Moore e Giacomo Manzù, come Michele De Luca che parla di Marino Marini, o Marco Bussagli e Francesca Romana Morelli chiamati a introdurre i filmati di Franco Gentilini e Alberto Ziveri. E poi Fazzini e Pascali introdotti da Valerio Rivosecchi, Giovanni Albanese e Cecilia Casorati. Infine il 24 la giornata di proiezioni sarà preceduta il mattino dall’intervento di Enrico Crispolti professore emerito dell’università di Siena che parlerà di Burri, Dorazio, Perilli, mentre nel pomeriggio la critica d’arte Helga Marsala dialogherà con Ennio Calabria sul ruolo della pittura oggi. A seguire filmati di Renzo Vespignani, Riccardo Tommasi Ferroni, Ennio Calabria, Enzo Cucchi e Mario Schifano.

Accademia di Belle Arti di Roma, Aula Magna. Piazza Ferro di Cavallo, 3. Il 21, 22, 23 e 24 novembre 2017. Infomazioni : www.accademiabelleartiroma.i