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Caravaggio a Palazzo Reale di Milano, alla scoperta dell’artista e dell’uomo

Sara Riboldi

Venti capolavori di Caravaggio, provenienti dai maggiori musei italiani ed esteri, riuniti e affiancati per la prima volta dalle relative immagini radiografiche. È questo il contenuto della mostra – davvero unica – “Dentro Caravaggio”, ospitata da Palazzo Reale fino al 28 gennaio 2018. Fra le opere, sono anche in mostra due opere appartenenti al patrimonio del Fondo edifici di culto, organo del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Ministro dell’Interno. Le opere in questione sono dipinti a olio su tela: San Francesco in meditazione (della chiesa di San Pietro in Carpineto Romano, custodita nella Galleria nazionale d’arte antica di Palazzo Barberini) e La flagellazione di Cristo (della chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, conservata nel museo napoletano di Capodimonte). La mostra è promossa dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Mondo Mostre Skira, in collaborazione con il MIBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, curata da Rossella Vodret e coadiuvata da un prestigioso comitato scientifico presieduto da Keith Christiansen, presidente del dipartimento di pittura europea John Pope-Hennessy del Metropolitan Museum di New York. Il Gruppo Bracco è Partner dell’esposizione per le nuove indagini diagnostiche. E proprio le immagini radiografiche che affiancano le opere permetteranno ai visitatori di scoprire Caravaggio nella sua complessità, di sbirciare il percorso del Maestro dall’ideazione alla conclusione delle sue opere. La tecnica di Caravaggio è stata oggetto di uno studio approfondito promosso dal MIBACT che, a partire dal 2009, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, ha analizzato attraverso una importante campagna di indagini diagnostiche le ventidue opere autografe presenti a Roma: “Sono emerse così – afferma la curatrice Rossella Vodret - alcune costanti nelle modalità esecutive di Caravaggio, ma sono venuti anche alla luce elementi esecutivi inaspettati e finora del tutto sconosciuti: dagli strati di pittura sono affiorate una serie di immagini nascoste. Inoltre è stato sfatato il mito che Caravaggio non abbia mai disegnato, dacché sono apparsi tratti di disegno sulla preparazione chiara utilizzata nelle opere giovanili”. Alla campagna di indagini eseguita tra il 2009 e il 2012 sulle opere romane di Caravaggio, a cura dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e dell’Opificio delle Pietre Dure, faranno seguito, nuove importanti indagini diagnostiche sulle altre opere in mostra, comprese quelle provenienti dall’estero di cui, con un progetto congiunto Università degli Studi di Milano-Bicocca e CNR, è proposta in mostra una innovativa elaborazione grafica. Sono anche presenti alcuni selezionati documenti, provenienti dall'Archivio di Stato di Roma e di Siena relativi alla vicenda umana e artistica di Caravaggio, che hanno cambiato profondamente la cronologia dei primi anni romani e creato misteriosi vuoti nella sua attività. Per esempio, mancano notizie tra la fine del suo apprendistato presso Simone Peterzano - noto come il maestro del giovane Caravaggio - nel 1588 e il 1592, quando compare a Milano in un atto notarile. Ma il vuoto permane anche negli anni compresi tra il 1592 e il 1596, in cui è documentato l’arrivo a Roma. Dove è stato il Caravaggio in quegli anni? La ricerca sul periodo milanese, insomma, è ancora all’inizio. Già, perché per quanto la vita di Michelangelo Merisi sia ben nota, si continuano a scoprire volti nuovi dell’insigne artista e il desiderio di ‘cercare’ Caravaggio è inesauribile.