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TRAIANO Costruire l’Impero, creare l’Europa

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Ai Mercati di Traiano la mostra che celebra l’ “optimus princeps” a 1900 anni dalla sua morte

Laura Gigliotti

Foto:Particolare di un calco della colonna di Traiano con la scena del suicidio di Decebalo. Museo della Civiltà Romana. ©Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Inizia dalla fine, dalla morte di Traiano avvenuta giusto 1900 anni fa, la grande mostra “che celebra l’ “optimus princeps” ovvero il migliore fra gli imperatori, colui che seppe riportare la gioia fra i romani. “Traiano ci ha ordinato di essere felici e noi lo saremo”, scrisse nel panegirico che lesse in Senato nel 100 d. C. lo storico Plinio il Giovane, suo contemporaneo. Una formula encomiastica che però nulla aggiunge alla realtà: un imperatore amato dal Senato, dall’esercito e dal popolo. E riconosciuto dagli storici come Cassio Dione che pur non nasconde gli aspetti negativi. Una fama che si mantiene inalterata nel tempo. Dante lo mette in Purgatorio ma con la possibilità di raggiungere il Paradiso, mentre la Colonna Traiana diventa un modello imitato da tutti i signori d’ Europa.

“Costruire l’Impero, creare l’Europa”, è scritto nel sottotitolo della rassegna, aperta per quasi un anno fino al 16 settembre 2018 ai Mercati di Traiano, ideata dal Soprintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce e curata da Marina Milella, Simone Pastor e Lucrezia Ungaro (catalogo De Luca editore d’arte). Cosa significa costruire un impero? Quale relazione c’è fra l’impero romano e l’Europa attuale? Sono queste le domande non troppo retoriche che si pongono i curatori di fronte alle conquiste militari, alla politica, all’economia, all’amministrazione, alle opere pubbliche, in una parola al buon governo di Traiano, alla sua capacità di passare dalla guerra alla pace, alla politica d’inclusione delle popolazioni sottomesse, precisa il Soprintendente che annuncia per l’occasione l’apertura di nuovi spazi espositivi nei Mercati. Questa la traccia della mostra che in sette sezioni, dalla Grande Aula al livello superiore, alla via Biberatica, al piccolo e al grande emiciclo, racconta la vita e le imprese di un imperatore e uomo eccezionale che ha governato per 19 anni (98 -117 d. C.) portando l’impero alla sua massima espansione. Adottato da Nerva mentre si trova in Germania a consolidare il limes sul Reno, è il primo ad essere scelto per il merito, non per la parentela. Ed è anche il primo a non essere nato in Italia, ma in Spagna nel 53 d. C., a Italica nella Betica, odierna Andalusia, da una famiglia aristocratica, gli Ulpii, originaria di Todi. Novità dunque di non poco conto. E mentre a Roma lo attendono per il trionfo muore fuori d’Italia a Selinus in Cilicia, Asia Minore, dopo aver combattuto i Parti, conquistato l’Armenia e aver creato due nuove province, Mesopotamia e Assiria. Ma la gloria gli viene dalla conquista della Dacia, un paese ricchissimo di miniere d’oro. Le due campagne militari saranno esemplificate dai 200 metri lineari della Colonna Traiana alla cui base verranno poste le ceneri dell’imperatore e della moglie Plotina. Un aspetto che si connette alla modernità è rappresentato da Traiano comunicatore. Di lui infatti rimangono 126 immagini, il numero più alto di ritratti dopo Augusto. Il suo volto era ovunque nell’impero, mentre mancano i commentari, c’è solo un frammento.

Altro motivo d’interesse è la presenza femminile all’interno della famiglia, che ha molte virtù, non solo quelle della tradizione. Le sue donne, la moglie Plotina da cui non avrà figli, la sorella Marciana, suo braccio destro, la figlia di lei Matidia (madre di Sabina, che sarà moglie di Adriano) e poi Matidia Minor che a Sessa Aurunca finanzia importanti opere pubbliche e un teatro, sono tutte donne impegnate nel sociale e attive nelle impe di laterizi. E sono in mostra con le loro pettinature ad anello, i boccoli, l’atteggiamento proprio di chi è sicura di sé.

Tutto questo racconta la mostra attraverso sculture, alchi, modelli, frammenti di affreschi e di stucchi, monete, gioielli, documenti, pannelli informativi bilingue, rielaborazioni tridimensionali di monumenti e ambienti e di opere pubbliche realizzate per il mondo, come il grande Ponte sul Danubio progettato da Apollodoro di Damasco. Pezzi che vengono dai Musei della Soprintendenza Capitolina, da Musei nazionali e da alcuni importanti musei di Germania, Spagna, Olanda, Romania, Città del Vaticano. E da scoperte nei depositi. E’ il caso di una bellissima mano in marmo messa a confronto con una che viene da Berlino. Forse era di una statua per la Basilica Ulpia. Ricchissimo l’apparato multimediale, schermi, touch screen, filmati per conquistare un pubblico giovane.

“Una mostra per tutti, non solo per gli specialisti” tiene a chiarire Lucrezia Ungaro, con una vena pop nei colori e nelle scelte grafiche e grande attenzione ai contenuti. Traiano è certamente un condottiero, ma la guerra è volta al rafforzamento della stabilità dell’impero e a beneficio dei territori e delle popolazioni, incrementando le infrastrutture, i servizi per i meno abbienti e le opere pubbliche.

La mostra ha inizio dalla fine, seguendo un percorso a ritroso. Dalla morte dell’imperatore alle guerre di conquista, alle opere di pace a Roma e nel vastissimo impero. A creare l’atmosfera il basamento sepolcro della Colonna Traiana ricostruito all’ingresso in cui si è invitati a entrare. Nella penombra la voce dell’imperatore, in fondo due vasi in vetro dell’Antiquarium Comunale con le ceneri di Traiano e Plotina. Subito dopo, di grande impatto scenografico in una saletta il trionfo partico di Traiano celebrato postumo. La processione solenne dei vinti in catene che doveva concludersi al Tempio di Giove Ottimo Massimo, finì invece alla tomba dell’imperatore. In mostra la riproduzione fedele del corteo dell’Arco di Benevento dedicato nel 114 d.C. Lungo 9 metri, ne sono esposti 4, viene da Museo della Civiltà Romana che conserva preziose copie di opere d’arte e il celebre plastico della Roma imperiale realizzato da Italo Gismondi per la Mostra Augustea della Romanità del ‘37. E’ uno dei 13 prestiti del Museo dell’Eur chiuso dal 2014 per restauro. “I lavori saranno completati come stabilito a ottobre 2018” ha garantito il Soprintendente ricordando che “le opere all’interno sono in ottime condizioni”.

Protagonista nella Grande Aula è ancora il museo dell’Eur da cui vengono 6 dei 125 calchi della Colonna Traiana, voluti da Napoleone III che nel 1861 chiese l’autorizzazione a papa Pio IX. L’operazione venne condotta dai formatori vaticani che realizzarono le matrici in cera da cui furono tratte due serie, una per Parigi, una per Roma. Pezzi straordinari, restaurati per l’occasione, che fanno vedere da vicino i vari momenti della guerra, vincitori e vinti, Romani e Daci e l’imperatore capo dell’esercito, ma anche sacerdote e uomo di stato. E proprio ai fieri guerrieri Daci, rappresentanti in grande dimensione in marmo bianco e pavonazzetto, a decorazione della Basilica Ulpia e del Foro da lui voluto, è riservata una sala. E distesa sulla via Biberatica “Colunna mutatio”, un’installazione monumentale a spirale in alluminio dipinto con una tecnica particolare, ispirata alla Colonna Traiana, omaggio al popolo dace e alla forza della vita, dell’artista Luminita Taranu, romena di nascita e italiana d’adozione.

Sono moltissimi sono i motivi d’interesse della mostra che per la sua vastità andrebbe vista con calma o più di una volta. Molte le novità e le scoperte. Un gioiello la Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (1250 residenti) che ha restituito splendidi stucchi dorati e lacerti di affreschi policromi. Da segnalare in particolare la ricostruzione dell’apparato decorativo ed architettonico, in parte inedito del Foro di Traiano. Tornano a casa dopo quattro secoli e complesse vicende collezionistiche due lastre del fregio con amorini e grifoni prestate dai Musei Vaticani e dal Pergamon Museum di Berlino. Una scoperta dell’ultima ora, possibile grazie all’utilizzo droni, a speciali attrezzature e attitudini da speleologo, è una domus sotto l’Aventino di cui sono state indagate cinque sale decorate. Doveva essere la dimora privata di Traiano prima di diventare imperatore (Privata Traiani), ma è inaccessibile, si può solo vedere il filmato.

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, via Quattro Novembre 94 Roma. Orario: tutti i giorni 9.30-19.30, fino al 16 settembre 2018. Chiuso 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre. Informazioni: tel. 060608 e www.mercatiditraiano.it