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Mibact, bando per il personale tecnico a Pompei. Privilegio per pochi?

Roberto Vicerè

Avviso di selezione pubblica, per titoli e colloquio, per l'assunzione di n. 12 unità di personale di ruolo, da inquadrare nella III Area del personale non dirigenziale, Posizione economica F1, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ai sensi dell'art. 1, comma 309 della Legge 27 dicembre 2017, n. 205, per i profili professionali di Funzionario Archeologo, Architetto e Ingegnere di cui all'articolo 2, comma 5, del Decreto Legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla Legge 29 luglio 2014, n. 106.

L’avviso del bando è pubblicato sul sito del Mibact;invece di generare soddisfazione ed entusiasmo per ulteriori posti di lavoro che vanno ad aggiungersi alle assunzioni in corso, il bando sta creando invece malumori e proteste da parte di tanti professionisti idonei ma che si sentono esclusi a causa dei requisiti richiesti ai candidati per partecipare.

Addirittura il sindacato Confsal-Unsa Beni Culturali della Campania (il bando riguarda il sito di Pompei) in un comunicato di ieri, parla di “trucco”; la vergogna, è – afferma Antonio Parente, Segretario Regionale del sindacato – che possono partecipare al bando solo coloro che hanno lavorato nella segreteria tecnica di Pompei con un contratto di lavoro autonomo. “Lo scandalo, – prosegue il sindacalista – è che il bando prevede una copertura finanziaria di 500.000 euro all’anno che diviso 12 ammonta a 40.000 euro annui pro capite! Una specie di concorso interno riservato ad una categoria di soggetti (protetti?), che va contro i principi di eguaglianza e buon andamento della Pubblica Amministrazione. A questi soggetti si riconosce il valore dell’esperienza di soli 3 anni svolti nella segreteria tecnica del Grande Progetto Pompei premiandoli non solo con la stabilizzazione nei ruoli del Ministero ma anche e soprattutto con uno stipendio annuo pari al doppio di quello percepito dai funzionari MIBACT aventi la medesima qualifica funzionale”.

Non è solo la voce di Parente a farsi sentire. Anche il presidente del Consiglio Superiore Beni culturali e paesaggistici del MiBACT Giuliano Volpe, con tono più pacato, solleva dubbi sulla correttezza della procedura. Lo fa con un suo articolo sull’ Huffpost del 3 aprile dal titolo “ No a percorsi preferenziali nei beni culturali”: “… Sappiamo bene che questa assunzione di 12 tecnici per il Grande progetto Pompei riguarda soprattutto architetti e ingegneri strutturisti (questi ultimi non previsti nell'ultimo grande concorso del Mibact), di cui c'è gran bisogno. Come sappiamo bene che alcuni dei 20 funzionari destinati anni fa a Pompei, dove hanno svolto un eccellente lavoro, sono nel frattempo andati via, in altre sedi, per cui queste nuove assunzioni integrano quelle lacune nel frattempo venutesi a creare. Capiamo tutto. Ma le regole devono essere uguali per tutti. Ci sono idonei in attesa di assunzione per lo scorrimento fino ai 1000 posti previsti. Ci sono altri idonei. E ci sono tanti altri professionisti, con grande competenza, che attendono altre opportunità”.

Il 16 febbraio 2017 era scaduto il contratto triennale dei 12, tra architetti, ingegneri ed archeologi, che avevano lavorato nella struttura nata per l'attuazione del Grande progetto Pompei. Per consentire la loro stabilizzazione, il 15 dicembre, con un emendamento del PD, il Parlamento approvava, nell’ambito della legge di stabilità (comma 309 dell’articolo 1) lo stanziamento di 500mila euro l’anno, dal 2018 e fissava entro il 31 marzo 2018 l'avvio della selezione per titoli ed esami. Il 16 febbraio (scadenza del triennio contrattuale) i 12 tecnici, si sono visti recapitare una lettera che comunicava loro la “cessazione del rapporto di collaborazione”. La pubblicazione del bando il 30 marzo 2018 ( le domande va presentate entro il 20 aprile 2018)  da una parte ha placato le preoccupazioni dei 12 collaboratori, mentre dall’altra parte ha sollevato molteplici proteste sopratutto per i criteri adottati per la selezione dei candidati (vi possono partecipare le unità di personale che siano state reclutate a seguito di procedura selettiva pubblica e che entro il prossimo 31 marzo “abbiano prestato servizio per almeno 36 mesi presso la Segreteria tecnica di progettazione” di Pompei, art.2 lettere C e D).

“Lo stesso Ministero – conclude Antonio Parente -nega agli idonei al concorso dei 500, bandito nel 2016 dopo aver espletato difficili prove selettive una legittima assunzione! (Da sottolineare che alcuni di questi 12 soggetti privilegiati non hanno superato le prove del suddetto concorso … Come dice il proverbio: Uscire dalla porta e rientrare dalla finestra!)”.