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All'Opera di Roma il dittico più famoso della lirica italiana: “Cavalleria Rusticana” e “Pagliacci”

Laura Gigliotti

Foto: Cavalleria rusticana al Teatro San Carlo di Napoli

Al Teatro dell’Opera di Roma torna il dittico più famoso della lirica italiana “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni e “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, che dal 1894 girano insieme per l’Italia e per il mondo. Ma da quasi cinquant’anni non vengono rappresentate a Roma, l’ultima volta al Costanzi è stato nel 1972, e bisogna risalire al 1922 per ritrovare l’accoppiata. In cento anni solo due volte. Quindi una novità per la città a cui si aggiungono altre, spiega il Soprintendente Carlo Fuortes. Il debutto di un direttore d’orchestra di caratura internazionale come Carlo Rizzi, e di un regista come Pippo Delbono, uno dei pochi “teatranti” riconosciuti, convito Fuortes che ci fosse bisogno di una conduzione più asciutta. La prima regia lirica di Delbono nel 2012 è “Cavalleria Rusticana” per il San Carlo di Napoli che viene ripresentata a Roma, “Pagliacci” è invece una nuova creazione. La compagnia di canto annovera stelle di prima grandezza, due grandi donne. Nel ruolo di Santuzza la georgiana Anita Rachvelishvili, 34 anni mezzosoprano (come deve essere in Cavalleria), scoperta nel 2009 da Daniel Barenboim per la “Carmen” alla Scala, in quello di Nedda la soprano Carmela Remigio che ha debuttato a 19 anni al Teatro Massimo di Palermo, scelta a 22 anni   da Claudio Abbado per Donna Anna in “Don Giovanni” di Mozart. E per “Cavalleria” Marina Belli (Lola), Alfred Kim (Turiddu), Gevorg Hakobyan (Alfio, il 12 aprile Kiril Manolov). In “Pagliacci” anche Fabio Sartori e Diego Cavazzini (12 aprile) Canio, Gevorg Hakobyan e Kiril Manolov (12 aprile) Alfio, Matteo Falcier (Beppe) e Dionisios Sourbis (Silvio). Le scene sono di Sergio Tramonti, i costumi di Giusi Giustino, le luci di Enrico Bagnoli, il coro è diretto da Roberto Gabbiani. Un insieme di favorevoli congiunture astrali che spiega il tutto esaurito prima ancora del debutto. Un bene per il teatro, non altrettanto per gli appassionati che rimarranno delusi.

Le opere, composte nello stesso periodo, rappresentano il vertice del melodramma verista, e sono modernissime. Del resto Mascagni è stato un grande sperimentatore. Ed è proprio al Costanzi che a maggio 1890 si tiene la prima di “Cavalleria”, opera in un atto, tratta dalla novella di Giovanni Verga, testo di Guido Menasci e Giovanni Targioni – Tozzetti, vincitrice del concorso indetto da Sonzogno, interpreti Gemma Bellincioni e Roberto Stagno, direttore Leopoldo Mugnone. Un successo strepitoso. Appena due anni dopo, a maggio 1892 al Teatro Dal Verme di Milano viene presentata, diretta da Arturo Toscanini, l’opera in due atti di Leoncavallo, autore anche del libretto che si ispira a un delitto realmente accaduto in Calabria a Montalto Uffugo, dove il padre del musicista istruisce il processo che porta alla condanna dell’uxoricida. Un’opera in cui realtà e finzione finiscono col confondersi, ma lo spettacolo deve andare avanti. Anche in questo caso non manca il successo popolare che la prima registrazione discografica di Enrico Caruso come protagonista consolida e trasferisce nella sfera del mito. Due opere di amore e di morte, di passione e di violenza, di teatro nel teatro, appassionanti e intense, dalla popolarità planetaria, tanto che gli autori verranno ricordati quasi per un solo titolo. Il popolo che ha sancito il loro successo non accetta niente di diverso da loro.

In comune hanno sul podio lo stesso maestro Carlo Rizzi, reduce da successi in tutto il mondo, già direttore della Welsh National Opera di Cardiff in Galles, che ha guidato “Cavalleria” e “Pagliacci” a La Scala. “Per me è un debutto l’Opera di Roma, sono connto e onorato”, dice ricordando che le due opere, pur avedo elementi in comune, l’amore, la vendetta, la morte, sono diverse. “Cavalleria” è inserita in un contesto sociale, il coro sa tutto ciò che avviene, tutto è filtrato dal coro, il paese sa. Invece in “Pagliacci” il coro partecipa come spettatore, la troupe non fa parte del paese”. Un modo diverso di affrontare lo stesso tema”. Due capolavori del verismo “caduto in disgrazia” che si esprimono in modo differente. E tutto si svolge in poco tempo, “ogni nota serve a sottolineare le emozioni”. Per questo, precisa il Maestro, “bisogna non cadere nell’ovvio e nel facile. “ Cavalleria” che preferisco - prosegue – è scritta in modo più delicato, “Pagliacci” è più rustica, più ostica, anche per il coro diviso in tante voci. “Non sono opere facili.”

E ci sarà anche lo stesso regista e la stessa scena. Pippo Delbono, inpegnato in Italia e all’estero, nel cinema, nel teatro, come autore e attore, ha avuto qualche dubbio prima di accettare di fare la regia di entrambe. Lo fanno tutti perché sono opere corte? Non è questo il motivo. E per Delbono che voleva fare il direttore d’orchestra, “sono un fallito” dice, l’unica certezza è la musica. Quindi mettere in scena un’opera al servizio della musica e usare la stessa scenografia, lo stesso colore, questa volta il rosso, come ha già fatto con il bianco e con il grigio in passato. La stessa scena, “che non è un luogo reale, ma uno spazio mentale, una stanza rossa”, per opere che presentano “storie di passione tra esseri umani”, con un amore che diventa morte, angoscia, tragedia. E portando in primo piano persone reali che sono diventate simboli, come Bobò che è stato in manicomio ed è diventato un artista di grande capacità scenica, e un barbone conosciuto nelle strade di Napoli e un ragazzo down. Sono segni, come la processione formata da una sola persona che tiene una croce. “Viviamo un tempo di guerre, di razzismi, stiamo andando verso cose anche molto pericolose e sto male quando il mondo della cultura è lontano dalla realtà. In tempo di guerra bisogna stare lucidi, diceva Brecht”. Un po’ regista e un po’ attore Delbono è in scena per portare qualcosa di Brecht nel melodramma. ”Stare dentro la scena – dice - mi dà un senso di lucidità”.

Teatro dell’Opera di Roma Piazza Beniamino Gigli, 1. Cavalleria Rusticana Pagliacci “Prima” 5 aprile (ore 20), repliche 8 (ore 16.30) -10 (ore 20) – 12 (ore 20) – 15 (ore 16.30) aprile. Informazioni tel. 06-481601 www.operaroma.it