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“La ricerca della modernità. Opere dal Divisionismo al Futurismo”

Laura Gigliotti

Foto:Balla, canto patriottico in piazza di Siena

C’è anche un inedito di Umberto Boccioni nella mostra “La ricerca della modernità Opere dal Divisionismo al Futurismo” aperta alla Galleria Russo di Roma fino al 24 marzo. E’ un bellissimo olio di un “Paesaggio lombardo” (cm 25,5 x 46,2) documentato da un disegno preparatorio molto conosciuto dipinto a Milano nel 1908. A oltre cento anni dalla nascita, il Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti fu pubblicato dal “Figaro” nel 1909, studi e ricerche sui protagonisti del Futurismo, la più importante avanguardia del Novecento, offrono ancora motivi di cui sorprendersi. “Stupisce sempre quanto il Futurismo nasconda in sé ancora ricchezze e risvolti davvero straordinari”, confessa Fabio Benzi. Di Boccioni sono presenti anche rarissime opere grafiche, “Casa in laguna”, “La Giudecca”, “Porto” realizzate ad acquaforte e puntasecca e poetiche tempere dai colori pastello su cartoncino. E uno splendido “Controluce”. Il volto a distanza ravvicinata di una ragazza dai tratti modernissimi. I capelli spettinati, gli occhi grandi che guardano il pittore. Matita e inchiostro su carta del 1910.

La rassegna si apre con opere divisioniste del primo decennio del Novecento e termina con gli ultimo esperimenti polimaterici dell’aeropittura subito dopo la morte di Marinetti nel ’44, in piena seconda guerra mondiale. Nucleo essenziale della rassegna, insieme con Boccioni, i pastelli in bianco e nero di tre giganti della luce. Di Giacomo Balla il carboncino e biacca su carta del 1905 “Il cesellatore”, il ritratto di Duilio Cambellotti incentrato sulle sue mani. Di Gino Severini l’intenso “Autoritratto con cappello” del 1904, di Cambellotti un’ “Illustrazione dantesca” del 1902-1903 e il carboncini e tempera su carta “La falsa civiltà” del 1905. Il Futurismo con le sue istanze di radicale rinnovamento della società non era ancora arrivato, ma la modernità c’era già tutta.

Cruciale il primo decennio del Novecento. Quasi degli incunaboli del Futurismo le due carte astratte di Balla “Velocità astratta” del’13 e “Progetto per Linee di forza di un pugno di Boccioni” del ’15. Un Futurismo che deflagra in tutta la sua forza dirompente nel “Canto patriottico in piazza di Siena” del ’15, una tela interventista firmata “Balla Futurista” che l’artista dipinge a smalto con le vernici rilucenti usate per le carrozzerie delle automobili. Ma accanto al Balla pittore c’è il Balla della “Ricostruzione futurista dell’Universo”. Non più solo il quadro, ma la vita nel suo scorrere e gli oggetti di ogni giorno come il gioioso paravento degli anni di guerra, firmato fronte resto. E poi i giovani della seconda fase futurista. E Ginna, Evola che si avvicina al Futurismo nello studio di Balla.

La mostra, ordinata per decenni, prosegue passando in rassegna la varietà dei linguaggi futuristi. Non manca Depero con i suoi avveniristici scorci di New York del’33, né alcuni studi per copertine di riviste di Mario Sironi degli anni Venti, né Thayaht ricordato più come l’inventore della tuta che per le sue fantasiose creazioni decorative o le sue sculture flessuose e scattanti come “Il flautista” e “Il violinista”. E la “Capri solare” di Enrico Prampolini, e il “Ritratto di Papini” di Carlo Carrà.

Negli anni Venti Trenta tema dominante è l’aeropittura. Gerardo Dottori presenta la sua “Primavera umbra”, alla Biennale del ’24, primo futurista ammesso a Venezia, ma il “Manifesto dell’Aeropittura&rdqo; è da assegnare alla fine deli anni Venti. E&rsuo; la visione del paesaggio dall’alto in movimento, con immagini dilatate, distorte, ribaltate. Dal dinamismo di terra della stagione eroica si passa si passa al dinamismo di cielo che con Prampolini diventerà dinamismo del cosmo, ricorda Massimo Duranti. Ed ecco le immagini di Tato con la sua “Rovesciata”, con i suoi idrovolanti in volo, gli aerosiluranti, e Mino Delle Site con il “Carosello tra i cieli”. Dalla passione per i cieli e la velocità è preso anche Bruno Munari che con Riccardo Ricas disegna il bozzetto per la copertina, novembre 1933, “L’ala d’Italia”, il mensile della Società Italo-Americana del petrolio di Genova. Una tempera e collage su carta in cui compare il simbolo e il nome della Shell. Proviene dalla Collezione Maria Fede Caproni (Roma), la famiglia del pioniere dell’aeronautica Gianni Caproni.

La mostra è accompagnata dal un bel catalogo Manfredi Edizioni con riproduzioni a colori di tutte le opere esposte e testi critici di due specialisti del periodo come Fabio Benzi e Massimo Duranti.

Galleria Russo, Via Alibert 20 Roma. Orario: lunedì 16.30 - 19.30; dal martedì al sabato 10.00 – 19.30. Fino al 24 marzo. Informazioni 06-6789949 e www.galleriarusso.com