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Una nuova Guida alle Ville storiche del Viterbese

Red

“L’abete bianco, dai tipici aghi verde chiaro, venne introdotto dal cardinal Alessandro Farnese nel 1584, prelevando centinaia di esemplari dalla foresta dell’Eremo di Camaldoli. L’abete bianco, uno dei sette alberi sacri citati da Isaia, con le sue ampie fronde , rappresenta infatti le virtù spirituali e la scelta eremitica della meditazione; ma si tratta anche del coraggioso trapianto di una specie fino a quel momento estranea ai boschi cimini”

E’ un passo della guida alla visita di Villa Lante a Bagnaia, una delle numerose Ville storiche del Viterbese che l’autrice Priscilla Mattioli illustra nel libro “Vieni a Vedere il Verde delle Ville storiche del Viterbese”. E’ un invito a conoscere le Ville storiche del Viterbese da un punto di vista non tradizionale. Generalmente il turista è attratto dalle architetture, che conservano spesso gioielli artistici di grande valore, ma il ricco patrimonio vegetale resta un po’ in ombra. Al contrario, il giardino rinascimentale e quello barocco sono anch’essi “monumenti”: possiedono un significato culturale proprio, sono l’espressione di una filosofia che rafforza il legame tra Uomo e Natura e che, al giorno d’oggi, va necessariamente rinsaldato.

Maggiore attenzione al verde, quando questo diventa patrimonio di storia e itinerario di cultura, è quanto propone questa piccola Guida. Gli alberi, gli arbusti, le piante da fiore di cui si parla, assieme ai giochi d’acqua, costruiscono allo stesso tempo percorsi naturalistici e itinerari spirituali, in cui l’opera dell’Uomo si avvale della presenza - talvolta esuberante, talaltra discreta – della Natura. Nell’accompagnare il visitatore tra il verde delle Ville storiche del Viterbese, l’autrice dedica qualche parola in più ad alcune piante, magari suggerendo qualche piccola curiosità al riguardo; il lettore sfogliando la Guida trova sempre qualche nota sulle varietà più interessanti.

“La mia speranza è che il turista si soffermi ad ammirare un leccio, un abete, un platano, un cipresso vetusto con la stessa meraviglia con cui gode di un affresco o di una scultura dell’epoca. Sono tutte opere d’arte, tutte testimonianze di storia, senza distinzione, che ne siano autori l’Uomo, la Natura o ambedue assieme. “ ha commentato Priscilla Mattioli.