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In mostra anche il "Carro di Eretum" mai visto prima in Italia

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"Testimoni di Civiltà" in mostra a Montecitorio le opere rubate

Laura Gigliotti

Foto: la Triade Capitolina

La principale attrazione della mostra “Testimoni di civiltà”, promossa con il sostegno della Camera dei Deputati e organizzata dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale in collaborazione col Ministero dei beni culturali e del turismo, aperta fino al 28 febbraio a Montecitorio, è il “Carro di Eretum” che occupa il centro della Sala della Lupa. Un luogo simbolo, che conserva accanto alla Lupa capitolina i verbali del Referendum istituzionale e l’originale della Costituzione della Repubblica (altri due esemplari si trovano presso l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica e presso l’Archivio Centrale dello Stato).

Mai visto prima in Italia, il “Carro di Eretum” è stato restituito nel luglio 2016 dal museo danese Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, che in cambio, grazie a un accordo col Mibact, potrà fruire di prestiti a lungo termine di beni conservati nei depositi dei nostri musei. Un carro funebre in lamine di bronzo sbalzato bellissimo, con figure mitologiche di sfingi e leoni di sapore orientaleggiante, che doveva appartenere a un principe sabino.

La prima notizia del “Carro” risale al 1972 quando nel corso di una campagna di scavo condotta dal CNR nella necropoli dell’antico abitato sabino di Eretum, nei pressi di Montelibretti, venne rinvenuta una tomba già violata dai tombaroli, e trovate parti di un carro. Molti anni dopo nel ’95 la scoperta del “porto franco” di Ginevra con la sua miniera di beni e documenti, portò all’individuazione di ricettatori, trafficanti e intermediari. Tra gli oggetti menzionati nel diario di un noto trafficante americano (Roberto Hecht che vendette al Metropolitan di New York il “Cratere di Eufronio”), spiccava il “Carro di Eretum” venduto con documenti falsi al Museo di Copenaghen che ora lo ha restituito. Un’operazione lunga e complessa al di là dei confini che ha richiesto una buona dose di “diplomazia culturale” e collaborazione fra le diverse forze di polizia, l’autorità giudiziaria, l’avvocatura dello Stato e i ministeri interessati. Il “Carro di Eretum”, insieme con gli oggetti del corredo che si sono salvati, sarà ricomposto e restaurato mettendo insieme i pezzi trovati nel ’72 dal CNR e quelli scavati prima dai tombaroli e verrà esposto a primavera in una grande mostra alle Terme di Diocleziano, annuncia Daniela Porro che ha curato la rassegna di Montecitorio.

Emblema di tutti i recuperi la cosiddetta “Triade Capitolina”, che rappresenta Giove, Giunone e Minerva, rinvenuta nel corso di scavi clandestini nei pressi di Guidonia Montecelio nel ’92 da Pietro Casasanta e ritrovata nel ’94 alle porte della Svizzera, grazie al “Colonnello Conforti”.

Ma se il Carro del principe sabino è il protagonista della mostra, la scelta del luogo in cui esporlo non è casuale. Il 1° gennaio 2018, infatti, si commemora il settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione che all’articolo 9 raccomanda a tutti i cittadini la tutela del patrimonio culturale e artistico e del paesaggio della Nazione. Di cui i Carabinieri TPC in quasi cinquant’anni di attività sono il modello. Accanto al “Carro”, “latitante” da quarant’anni, sono in mostra beni che documentano i diversi aspetti dell’opera dei Carabinieri della tutela sia all’interno del territorio nazionale, che fuori, precisa il generale Fabrizio Parrulli che guida il mitico “Nucleo”, che è stato comandato anche dal generale Giovanni Nistri da poco ai vertici dell’Arma.

Solo 14 le opere in mostra, ma molto significative. Raccontano storie avvincenti e ritorni a casa &l;aname="_GoBack">imprevisti e imevedibili. Come la raffinata scultura funeraria che pace permettendo sarà riconsegnata alla Siria. E’ un bassorilievo proveniente dall’area archeologica di Palmira, la “sposa del deserto”, di cui è stata accertata l’autenticità. E’ stata sequestrata nel 2011 insieme ad altri beni in casa di un collezionista di Asti.    

Un impegno molto forte ha richiesto l’intervento nelle regioni del Centro Italia, Lazio, Abruzzo, Marche, colpite dal sisma dell’agosto e dell’ottobre 1016, nonché nell’Isola d’Ischia nel ’17, in cui sono scesi in campo i “Caschi blu della cultura” (nati nel 2015), un team composto da Carabinieri, esperti dei beni culturali e tecnici dei vari settori, insieme a protezione civile e altri organismi per mettere in sicurezza chiese, musei, monumenti, palazzi, abitazioni e opere d’arte. “Oltre ventimila i beni sottratti dalle macerie nelle quattro regioni colpite”, ricorda Daniela Porro che è stata coordinatore dell’unità di crisi del Lazio.

Tre opere in mostra vengono proprio dalle zone del sisma. La statua lignea di “San Francesco” si trovava nell’omonima basilica di Amatrice, mentre la grande pala d’altare di Giambattista Tiepolo raffigurante l’“Apparizione della Madonna col Bambino a San Filippo Neri era nella Chiesa di San Filippo di Camerino e la “Madonna col Bambino” nella chiesa di San Martino di Cascia.

L’exursus prosegue con opere di diversa origine e tipologia. La splendida scultura in marmo bianco di Carrara del XVI secolo di “San Giovanni Battista” attribuita a Gerolamo Santacroce, rubata nel ’77 a Napoli nella chiesa di San Giovanni a Carbonara (dove ritornerà restaurata subito dopo la mostra), era finita in Belgio acquistata da un antiquario di Bruxelles che riconosciuta la provenienza illecita l’ha restituita all’Italia a dicembre 2016.

Molti più anni ha dovuto aspettare il Museo Civico di Sessa Aurunca per riavere i ritratti di “Tiberio” e del generale “Druso minore”. Furono rubati insieme ad altri reperti in marmo durante la guerra nel ’44. Erano stati scoperti all’inizio del ‘900 durante lo scavo archeologico del teatro romano di Sessa Aurunca. Grazie all’attività investigativa e alla collaborazione con le autorità americane, il ritratto di “Tiberio” fu individuato nel 2004 in un opuscolo di un gallerista di New York. E rintracciando una pubblicazione del 1926 che descriveva nei dettagli lo scavo e le sculture, si è giunti al collezionista che l’ha riconsegnata a gennaio 2017. La testa di “Druso” era finita addirittura nelle collezioni del museo di Cleveland che l’aveva acquistata nel 2004. E’ tornata in Italia a giugno 2017.

C’è poi di Battistello Caracciolo il dipinto “Compianto di Adamo ed Eva sul corpo di Abele” scomparso dal castello D’Ayala di Valva (Salerno) di proprietà del Sovrano Militare Ordine di Malta, di cui ben poco si sapeva. Era apparsa un’immagine nelle pagine web di un sito specializzato e una fotografia era stata trovata nei depositi del castello. Tanto è bastato per ritrovarlo a Cagliari nel 2013 da un antiquario.

Ancora più incredibile è la storia dei 12 corali miniati in pergamena rubati nel 1986 nel convento di Santa Maria in Aracoeli a Roma, di cui sono in mostra quattro fogli. Alla notizia subito furono avviati capillari controlli in tutta Italia presso gli antiquari e a Bollate l’anno dopo ne venne trovato uno. Sul banco erano in vendita alcuni fogli e paralumi e quadretti realizzati con le pergamene. Non solo, sotto il banco il rigattiere custodiva uno dei corali da cui strappava i fogli secondo le richieste dei clienti.

Palazzo Montecitorio, Camera dei Deputati, Sala della Lupa. Orario: dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 18.00, ingresso libero con entrata da piazza Montecitorio. Fino al 28 febbraio. Informazioni: tel. 06-67601 e www.camera.i