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Mibact: ex soprintendenti, magistrati ed accademici protestano contro la riorganizzazione del ministero

Red

«Il codice etico del ministero dei Beni culturali imbavaglia i colleghi in servizio (la misura interna al Ministero che obbliga i tecnici della tutela a non rilasciare dichiarazioni alla stampa, ndr ) non consentendo loro di denunciare l’attuale situazione di caos e paralisi creata da una pretesa riorganizzazione a colpi di decreto, o di emendamenti alla legge di bilancio» è una parte del testo della lettera pubblicata dal sito Emergenza Cultura ed indirizzata al ministro Franceschini da circa 80 intellettuali, tra professori universitari, magistrati, ex soprintendenti e archeologi che contestano al ministro l’idea sbagliata di «scindere la valorizzazione dalla tutela premiando la prima e svuotando la seconda»

Fra i primi nomi, spiccano accademici dei Lincei come Adriano La Regina, Fausto Zevi, Piero Guzzo (ex soprintendenti all’archeologia di Roma, Napoli e Pompei) e Andrea Emiliani, ex soprintendente ai Beni storici e artistici di Bologna e della Romagna, Gianfranco Amendola, ex magistrato, e Ferdinando Zucconi Galli Fonseca, presidente emerito della Corte di Cassazione, Maria Luisa Polichetti, già direttrice del Catalogo centrale, Bruno Toscano, professore emerito di Storia dell'arte Roma Tre.  

L’altra questione che si contesta, è il rapporto tra pubblico e privato, generato principalmente dallo stato di confusione tra Soprintendenze, Poli museali e Fondazioni di diritto privato, dove non si sa bene chi debba occuparsi di cosa, favorendo così indirettamente i privati a fini «commerciali» e penalizzando le soprintendenze che verranno sottoposte a organismi di controllo come le Prefetture, che ne limiterebbero l’autonomia depotenziando ulteriormente soprintendenti e tecnici già «imbavagliati». l’Italia continua a spendere per la cultura la metà della Spagna e un terzo della Francia. E non bastano investimenti per promuovere questo o quel grande bene, come il Colosseo o gli scavi di Pompei, se poi tutti gli altri beni meno noti ma non minori d’importanza, restano aree semi-dimenticate. A Parigi, il Louvre, pur con 9 milioni di ingressi e una rete efficiente di servizi, è passivo per la metà dei 204 milioni di costo e il restante 50% è erogato dallo Stato. A Londra si segue, dal 2001, una politica opposta: tutti i grandi musei statali sono gratuiti, a cominciare dal British Museum e dalla National Gallery: in tal modo il turismo è aumentato del 50%.  

I firmatari del manifesto, rilevano invece che si investono ben 18 milioni di euro nell'arena Colosseo per chissà quali futuri spettacoli (non è bastato il flop dell'opera rock "Divo Nerone" sul Palatino) e si lascia agonizzare, senza risorse disposizione, il parco archeologico dell'Appia Antica e si istituisce un biglietto d'ingresso al Pantheon per poter provvedere alla sua manutenzione. Tramite il manifesto, i firmatari intendono “chiedere con forza ai partiti, al futuro Parlamento che questa deriva disastrosa venga fermata e ai media di ogni genere di cominciare almeno ad indagarla, a raccontarla seriamente – non limitandosi alle cifre di facciata, sempre più discutibili – ridando voce alle più collaudate competenze tecnico-scientifiche”. Il Ministero dei Beni Culturali, concludono, “non può, non deve diventare il Ministero del Turismo (attività chiaramente indotta dal patrimonio culturale e paesaggistico), né si possono sottomettere ai Prefetti le Soprintendenze” A questo punto, conclude la lettera, «la rete dissestata della tutela va letteralmente ricostruita con la scelta strategica di far di nuovo prevalere l’interesse pubblico sugli appetiti privati, premiando i capaci e meritevoli, riempiendo i vuoti negli organici dei beni culturali, evitando la chiusura di archivi e bibliote dove l’età media del personale supera i 60-65 anni».