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“Citazioni pratiche. Fornasetti a Palazzo Altemps” La produzione dagli anni Trenta ad oggi

Laura Gigliotti

Fornasetti a Roma in un luogo simbolo dell’antico, Palazzo Altemps, il sontuoso edificio iniziato verso il 1470 da Girolamo Riario nipote di Sisto IV, proseguito dal cardinale di Volterra Francesco Soderini e completato dal cardinale Marco Sittico Altemps e dai suoi eredi. La costruzione, andata avanti per oltre un secolo e mezzo, è diventata vent’anni fa, dopo un lungo e complesso restauro diretto dall’architetto Francesco Scoppola, una delle sedi del Museo Nazionale Romano con Palazzo Massimo, Museo delle Terme e Crypta Balbi. Il Museo è dedicato in modo specifico alla storia del collezionismo, in armonia con lo spirito del cardinale Altemps che proprio in questo palazzo nel Cinquecento aveva costituito una raccolta di sculture antiche andata in buona parte dispersa, così come la sua biblioteca.

Oggi nelle meravigliose sale affrescate, la Sala delle prospettive dipinte, la Sala grande del Galata, negli appartamenti, lungo le logge di Palazzo Altemps, sono esposte le opere delle collezioni Mattei, Boncompagni Ludovisi, Del Drago, Brancaccio e quelle che si sono salvate degli stessi Altemps, capolavori della scultura classica come l’Ares Ludovisi, ritenuta copia romana di un originale ellenistico, restaurata da Gian Lorenzo Bernini, come il Galata suicida, ritrovata nel Seicento insieme a quella del “Galata morente” dei Musei Capitolini, durante i lavori per la costruzione di villa Ludovisi nell’area in cui si trovava la dimora di Cesare prima e di Sallustio poi, detta Horti Sallustiani.

La collezione di sculture antiche, gli affreschi e gli spazi del palazzo, a cominciare dal meraviglioso cortile animato da gigantesche sagome di volti classici, fino al Teatro uno dei più antichi teatri privati di Roma, si confrontano con ventisette incursioni artistiche, oltre ottocento pezzi dell’Atelier milanese di Piero Fornasetti (1913-1988) e di suo figlio Barnaba (1950). Sono disegni, mobili, accessori, piatti, arredi creati da un genio multiforme dalla fantasia sfrenata, che ripercorrono la sua produzione dagli anni Trenta a oggi.

Fornasetti dopo l’Accademia di Brera da cui viene espulso per insubordinazione, a vent’anni partecipa a una mostra di lavori di studenti dell’Università di Milano proponendo alla Triennale una serie di foulard in seta stampata, quindi vince il concorso del Pensionato Sarfatti e nel ’37 sceglie di fare un viaggio attorno all’Africa. Importantissima la sua collaborazione con Gio Ponti per la creazione di ceramiche, per gli affreschi di Palazzo Bo a Padova, per l’arredamento d’interni di “Casa Lucano”. A Fornasetti si deve la decorazione della mensa ufficiali della Caserma di piazza Sant’Ambrogio a Milano, degli interni del Casinò di San Remo e delle cabine di prima classe del transatlantico Andrea Doria. Ma prima di essere un designer è un tipografo e un editore che stampa libri d’arte. E da grande accumulatore, “perfezionista maniaco” come si definisce, forma un immenso archivio d’immagini esemplificato in mostra dalla ricostruzione della sua casa laboratorio.

L’esposizione che s’intitola non a caso “Citazioni pratiche. Fornasetti a Palazzo Altemps”, promossa dal Museo Nazionale Romano con Electa, ideata da Barnaba Fornasetti e da Valeria Manzi cui si deve anche l’allestimento, è curata da Silvana Annicchiarico responsabile di Triennale Design Museum Milano e da Alessandra Capodiferro direttrice di Palazzo Altemps. Ed è accompagnata da un insolito e originale catalogo Electa che accanto ad alcuni brevi saggi di esperti, riporta le parole dello stesso artista e spunti e considerazioni sulla sua opera fra gli altri di Gio Ponti, Ettore Sottsass, Ennio Flaiano.

“Per lungo tempo, Piero Fornasetti è stato oggetto di una sorta di malcelato racismo – scrive la Annicchiarico – Lontano dai canoni rigidi del razionalismo modernista, alfiere di un design ‘narrativo’ e teatrale che approdava alla modernità più spinta recuperando però la lezione della classicità, a lungo è stato posto ai margini”. Il sistema esistente per quanto si proclamasse laico non gli perdonava il suo eclettismo, quel suo lavorare fra arcaismo e modernità, “la sua volontà di creare cortocircuiti fra figure etrusche e visioni alla de Chirico, fra esplosioni surrealiste ed echi neoclassici, fra Palladio e Piranesi”. A riscoprirlo e a restituirgli il ruolo che merita sarà a cento anni esatti dalla sua nascita nel 2013 la grande mostra di Milano. A cui sono seguite altre a Parigi e in Corea e ora a Roma dove si manifesta al meglio la sua capacità di entrare in dialogo con il mondo antico e la sua vocazione teatrale. Il teatro nel teatro dell’arte.

Non è semplice descrivere piano per piano, sala per sala, come avviene di solito, le opere esposte. Che non sono in ordine cronologico o tematico, ma vanno piuttosto intese come “citazioni e contrappunti”, consiglio della curatrice. O come “frammenti di metafore, di allusioni, di visioni di una realtà a sua volta inesistente come sono inesistenti tanto per dire i paesaggi arcadici”, suggerisce Ettore Sottsass. Oggetti che ne evocano altri. Come la serie dei paraventi che richiamano gli obelischi dai segni indecifrabili, “un’architettura arcana, non funzionale” secondo Ponti, come i suoi piatti in ceramica che rimandano ai volti di antiche statue di marmo o a quello di Lina Cavalieri, la donna più bella del mondo, ripetuta in mille diverse versioni. O come la serie dei tavoli. Il piano dei grandi, da tenere rigorosamente scoperto, rappresenta la rosa dei venti, monete, sculture classiche, e quello dei piccoli segni zodiacali, bighe, cammei. Così preziosi da non avere il coraggio di poggiarci un bicchiere.

In questo palazzo che è tutto un inno all’antico la presenza di un artista contemporaneo dissacrante come Piero Fornasetti potrebbe sembrare ardita, quasi un azzardo, ma è piuttosto un tentativo intelligente per far entrare la gente in un luogo raffinato che è museo di se stesso e che conserva opere che tutti dovrebbero conoscere. Ora all’antico si affianca il moderno, alla scultura classica, alle rovine, il design di Piero Fornasetti e di Barnaba in un contesto fortemente connotato per un confronto che può apparire spiazzante, ma sempre accattivante giocato com’è sull’ironia, sulla similitudine e talvolta sul contrasto. E’ un mezzo per smuovere le acque, per far uscire Palazzo Altemps bello e sconosciuto, dal cono d’ombra in cui è finito, un modo per interessare insieme gli appassionati dell’antico e gli amanti del nuovo. E’ un gioco di rimandi, di provocazioni, di specchi infranti, come i piatti rotti veri che formano un povero mucchietto sotto la parete della Sala della piattaia in cui sono dipinti i doni di nozze per Girolamo Riario e Caterina Sforza. Da non dimenticare nella cosiddetta Sala della Torre, appollaiati sui resti di un edificio medievale, gli amati gatti di tutti i colori, rossi, blu, gialli, azzurri, morati, tigrati, a pallini e a losanghe.

Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps, Piazza di S. Apollinare 46, Roma. Orario: tutti i giorni dalle 9.00 alle 19,45, chiuso il lunedì. Fino al 6 maggio 2018. Informazioni r visite guidate: tel. 06-39967700 e www.electa.it