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Anche per il Teatro Massimo il tribunale dichiara illecita la riproduzione dell’immagine senza il consenso della proprietà

Gilberto Cavagna

A pochi giorni dall’emanazione dell’ordinanza del Tribunale di Firenze che ha sancito l’illiceità della riproduzione non autorizzata del David di Michelangelo per usi commerciali da parte di un’agenzia di viaggi (ordinanza del 26 ottobre 2017), la questione della tutela dei beni culturali contro usi da parte di terzi per fini commerciali è nuovamente oggetto di un provvedimento giurisprudenziale.

Il Tribunale di Palermo si è infatti recentemente pronunciato sulla richiesta avanzata dalla Fondazione Teatro Massimo in merito allo sfruttamento non accordato della immagine del teatro da parte di una banca, su alcuni manifesti, per promuovere le proprie filiali palermitane nell’ambito di una campagna pubblicitaria denominata “Palermo al centro” (sentenza del 21 settembre 2017).

Anche in questo caso il Tribunale ha individuato il principale riferimento normativo negli articoli 107 e 108 del Codice dei Beni Culturali (d. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42) che – salva l’eventuale applicazione dei diritti d’autore, se ancora insistenti sull’opera - riservano alle autorità aventi in concessione i beni culturali il potere di legittimare i terzi all’uso di tali beni (inclusa la riproduzione degli stessi), per scopi di lucro, previa autorizzazione del titolare e a fronte del pagamento del relativo compenso.

Accertata l’illeceità della riproduzione e ritenuto che il mancato pagamento del compenso dovuto integri un danno patrimoniale, il Tribunale ha tuttavia constatato come, nel caso in esame, la Fondazione non avesse fornito alcun supporto per la quantificazione del relativo danno, rimesso dai giudici pertanto alla applicazione delle tariffe - più contenute rispetto a quanto domandato dalla Fondazione - del decreto ministeriale 8 aprile 1994 come succ. mod. (c.d tariffario Ronchey); quanto invece al lamentato danno non patrimoniale derivante dalla lesione dell’immagine, ormai pacificamente ammesso anche per le persone giuridiche (in tal senso Cass. L. 1.8.2009 n. 18218 e Cass. 16.11.2015 n. 23401), la corte palermitana ha ritenuto che non ne sussistessero i presupposti, in quanto “le modalità di riproduzione – in particolare l’associazione con un girotondo di bambini – non sono state in alcun modo denigratorie né lesive del valore storico – artistico del teatro”.

Insieme all’ordinanza del Tribunale di Firenze, anche la sentenza di Palermo costituisce una delle prime decisioni sul tema dell’illiceità della riproduzione non autorizzata dei beni culturali a fini commerciali e dimostra la crescente attenzione per la tutela e la migliore valorizzazione del nostro patrimonio culturale.