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“Glorie di carta. Il disegno degli arazzi Barberini” in mostra dopo vent'anni

Laura Gigliotti

Pietro da Cortona, Costantino abbatte gli Idoli

Escono per la prima volta dai depositi dopo vent’anni tre cartoni preparatori per i cicli di arazzi realizzati dall’arazzeria (la prima in assoluto), impiantata a Roma nel 1627 dal cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII. Sono i disegni per le “Storie di Costantino”, la “Vita di Cristo” e le “Storie di Urbano VIII”. La mostra “Glorie di carta. Il disegno degli arazzi Barberini”, aperta fino al 28 aprile 2018 a Palazzo Barberini, curata da Maurizia Cicconi e Michele Di Monte, si svolge quasi in coincidenza con le mostre degli arazzi della “Vita di Cristo” allestite a Eugene in Oregon, Jordan Schnitzer Museum of Art, e a New York, cattedrale di St John the Divine, dove le opere sono conservate.

Collezionare arazzi nel Cinquecento era quasi d’obbligo per una famiglia prestigiosa e potente come quella dei Barberini che non bada a spese chiamando a dirigere la propria arazzeria il maestro fiammingo Jacob van den Vliete (detto Giacomo della Riviera), e a disegnare i cartoni lo stesso Pietro da Cortona e gli artisti della sua scuola, pronti a competere con le fabbriche dei fiamminghi e dei francesi. Non a caso l’arazzo deve il suo nome alla città di Arras che fu per molto tempo il centro di produzione maggiore in Europa. Produrre un arazzo era operazione lunga, costosa e complessa. Per realizzarlo servivano mesi e mesi di lavoro e ai fili di lana e seta si aggiungevano fili d’oro. Occorrevano doti tecniche non comuni, artigiani capaci, telai adeguati e artisti di grande livello in grado di preparare modelli a grandezza naturale disegnati e colorati, che venivano poi tagliati in varie parti in modo da tradurre il disegno in tessuto. Cartoni che se usati ripetutamente potevano finire col rovinarsi e andare perduti. Questo non è accaduto con i cartoni degli arazzi Barberini che ricomposti vennero esposti nelle sale del palazzo di famiglia per oltre tre secoli.  

La mostra è un’occasione irrepetibile per conoscere i disegni preparatori di opere che a ragione sono considerate fra i grandi monumenti della Roma barocca. Simboli di lusso, potere e ricchezza molto più dei quadri. Usati all’inizio per isolamento termico, erano soprattutto un modo per mostrare in occasioni particolari il ruolo della famiglia, la sua forza, la sua storia e le sue ambizioni anche fuori del palazzo. Come avvenne nel 1639 per il centenario dell’ordine dei Gesuiti quando la chiesa del Gesù venne “parata di superbissimi arazzi” su “disegno del signor Andrea Sacco” prestati dai Barberini. Tanto preziosi che venivano conservati gelosamente nella “guararoba” da una persona incaricata proprio della loro tutela, il “festarolo”. Che sovrintendeva anche ai prestiti, magari a pagamento.

La passione per gli arazzi del cardinale Francesco maturò dopo un periodo trascorso nel 1625 come legato pontificio alla corte di Luigi XIII che per ringraziarlo di una missione diplomatica gli regalò sette enormi arazzi, disegnati da Rubens, con le “Storie di Costantino”, l’imperatore che aveva abbandonato il paganesimo e riconosciuto ufficialmente la religione cristiana. Una storia in linea con il disegno politico-mediatico del cardinale Barberini che riprende e continua il tema nella propria bottega con otto arazzi. Sono “Le storie di Costantino” disegnate da Pietro da Cortona (1630 -1641). Seguiranno gli otto pezzi firmati da Gian Francesco Romanelli “Giochi di putti” (1637-1642), “I dossali per la Cappella Sistina”, quattro pezzi disegnati da Pietro da Cortona e da Romanelli (1635 – 1648), “La vita di Cristo” dodici pezzi di Romanelli, Giuseppe Belloni e Paolo Spagna ( 1659-1663), “Letorie di Apollo” cinque pezzi di Clemente Maioli (1659-1663) e &lquo;La vita di Urbano VIII” dieci pezzi di Antonio Gherardi, Fabio Cristofani, Giacinto Camassei e Pietro Lucatelli (1663-1679). In tutto in cinquant’anni di attività della bottega, sotto la supervisione di Pietro da Cortona, Giovan Francesco Romanelli e Ciro Ferri vennero realizzate, oltre a lavori minori, sette serie di arazzi.

All’interno del percorso di visita del museo un’intera sala è stata così dedicata ai cartoni più significativi dei tre cicli, ”Le storie di Costantino”, “La vita di Cristo” e “La vita di Urbano VIII”. In mostra “Costantino atterra gli idoli”, uno dei cinque cartoni disegnati da Pietro da Cortona esalta la dimensione universalistica, temporale e spirituale della chiesa di Roma celebrando le gesta di Urbano VIII in parallelo col primo imperatore cristiano. Attualmente gli razzi si trovano al Philadelphia Museum of Art, mentre quattro dei cinque cartoni sono conservati a Palazzo Barberini. E’ di Romanelli, che si richiama al Vangelo di Luca, “La natività”, uno dei dodici pezzi del ciclo della “Vita di Cristo” che vede impegnato il pittore in anni difficili, al papa Barberini è successo Innocenzo X Pamphili (gli arazzi sono a New York, otto cartoni sono a Roma). Infine il grandissimo cartone (lungo oltre cinque metri colorato a tempera), di Antonio Gherardi “Maffeo Barberini bonifica il Lago Trasimeno”. Probabilmente era destinato a coprire le pareti del grande salone affrescato da Pietro da Cortona col “Trionfo della Divina Provvidenza”. E’ la serie più importante dell’arazzeria Barberini in cui biografia, allegoria ed encomio fanno tutt’uno. Maffeo Barberini, ancora chierico di camera, incaricato di risolvere il problema delle esondazioni del Trasimeno, è al centro della scena sullo sfondo del paesaggio umbro. Da un lato la figura allegorica della terra che grazie ai lavori da lui promossi prevale sulla furia dell’acqua. Anche in questo caso gli arazzi sono conservati altrove, ai Musei Vaticani.

Accanto ai tre cartoni viene esposto il “Ritratto di Urbano VIII” commissionato dai Sacchetti che erano intimi “famigliari” del papa, al pittore Pietro da Cortona che era da qualche tempo artista di riferimento dei Barberini. E’ un prestito dei Musei Capitolini, che a loro volta hanno avuto dalla Galleria per la mostra su Winkelmann il Ritratto di Clemente XIII e di Don Abbondio Rezzonico.

Fa parte della collezione permanente di arte antica della Barberini il grande dipinto della “Celebrazione del centenario dell’Ordine dei Gesuiti” che rappresenta in contemporanea l’interno della Chiesa del Gesù (a cui mancava ancora la volta), con il papa e i personaggi di spicco in primo piano ben riconoscibili e l’esterno con i cavalli e le carrozze. La chiesa è addobbata per i festeggiamenti con i numerosi arazzi, non solo quelli di famiglia, della collezione del cardinale Francesco fra cui i dieci pezzi della serie di “Artemisia”. Il quadro è a più mani, Jan Miel, Filippo Gagliardi e Andrea Sacchi, pittore di fiducia dei Barberini e regista della manifestazione organizzata dal cardinale Francesco.

Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13 Roma. Orario: martedì/domenica 8.30-19.00. Chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio. Fino al 22 aprile 2018. Informazioni: tel. 06-4824184 e www.barberinicorsini.org