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Al passo con la storia tra Roma e il Garigliano

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Per l'"Anno dei Cammini" presentata la guida "In cammino sulla via Appia nel Lazio"

Laura Gigliotti

Le foto sono gentilmente concesse dall'Associazione culturale GoTellGo

 

E’ di formato tascabile, molto maneggevole e leggera, la guida “In cammino sulla Via Appia nel Lazio. Al passo con la storia tra Roma e il Garigliano”. Pensata nel 2016, l’”Anno dei Cammini”, l’idea è di Alfonsina Russo, curata da Maria Teresa Natale, promossa e sostenuta dalla Regione Lazio, si presenta come uno strumento agile e pratico per scoprire a piedi uno dei percorsi più affascinanti della civiltà occidentale, quella “Regina Viarum” che ha ispirato poeti e artisti nei secoli, da Carlo Labruzzi a Piranesi, a Goethe. Ma soggetta ai rischi connessi allo sviluppo e all’urbanizzazione.

Una guida alle bellezze dell’Appia da percorrere lentamente a piedi da Porta Capena a Minturno, la colonia romana fondata nel 296 a. C., e alle foci del Garigliano che costituiscono il confine geografico fra Lazio e Campania e durante l’ultima guerra la Linea Gustav, la linea difensiva tedesca che andava sino a Ortona attraversando gli Appennini, che divise in due l’Italia all’indomani dell’armistizio. E moderna perché alle illustrazioni di tipo tradizionale, descrizioni, foto, piante, simboli cartografici, informazioni pratiche, segnaletica, affianca strumenti di nuova generazione. Attraverso un lettore di QR Codes installato sul proprio smartphone è possibile fruire di contenuti nuovi, aggiuntivi. Ovvero letture tratte da testi letterari, interviste ad esperti, testimonianze dei residenti. Numerosi lettori di QR Codes sono scaricabili gratuitamente. Inoltre le tracce di tutte le tappe possono essere scaricate dal sito web “www.camminappia.it”.

Non solo storia, natura e archeologia, ma anche scoperte di luoghi, personaggi e curiosità. E’ conservato sotto il tombino al centro della strada, di fronte al mausoleo di Cecilia Metella, dove venne ritrovato, il cosiddetto “caposaldo A”, uno dei due pilastri utilizzati alla metà dell’Ottocento dal padre gesuita Angelo Secchi per determinare “la misura del mondo”. A Frattocchie c’era la scuola per la formazione dei quadri e dei dirigenti del PCI, mentre al km 62 la “scuoletta delle lestre”, la prima scuola per i contadini dell’Agro aperta nel 1911, prima della bonifica, per iniziativa di un comitato composto da Giovanni Cena, Sibilla Aleramo e Alessandro Marcucci, a cui collaborò anche Duilio Cambellotti. Al km 109 su un sepolcro, per tradizione considerato di Tulliola figlia di Cicerone, si erge la Torre dell’Epitaffio costruita sotto il pontificato di Sisto V. Segnava il confine fra Stato Pontificio e Regno di Napoli.

Fatte queste premesse non resta che iniziare il percorso a piedi diviso in otto tappe, che attraversa venti comuni, fra informazioni, immagini e approfondimenti tematici. Ma prima di mettersi in moto alcune paginette molto intense forniscono al camminatore distratto informazioni di carattere storico su una strada che venne concepita dal censore Appio Claudio Cieco nel 312 a. C. come una sorta di autostrada dell’antichità, fatta di lunghi rettifili per accorciare i tempi di percorrenza e alternativa alla Via Latina tracciata nell’interno. Un asse viario che collegava Roma con il Lazio meridionale e la Campania, per facilitare l’espansione militare verso Sud, controllare le coste e i traffici dal Mediterraneo e dal Nordafrica. Una via che venne realizzata tramite grandi opere come il viadotto di Ariccia, la bonifica dell’Agro Pontino e delle paludi di Fondi. Dopo Capua fu prolungata fino a Benevento, poi fino a Taranto, infine fino al Porto di Brindisi. Traiano, per rendere più rapidi i collegamenti fra le due città costruirà una variante denominata Appia Traiana.

L’Appia era un&rsqo;autostrada di 365 miglia, pari a 530 km, di cui 160 nel Lazio attuale, che un viaggiatore acavallo poteva percorrere in due settimane. Lungo il percorso a intervalli regolari si trovavano stazioni di posta, vere e proprie locande “mansiones” con servizi di tutti i tipi. Le pietre miliari indicavano le distanze in miglia da Roma e dalla città più vicina. Una strada sicura per il passaggio di carri e pedoni, mantenuta efficiente anche dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente e giunta fino a noi, nonostante l’impaludamento della pianura pontina, grazie all’opera di restauro e valorizzazione di papi e re borbonici che nel Sette-Ottocento la tutelarono e restaurarono. I pericoli maggiori li avrebbe corsi nel ‘900, soprattutto dal dopoguerra con lo sfruttamento intensivo e l’abusivismo edilizio. Un fenomeno che nel tratto romano ha raggiunto vertici negativi di tutta evidenza, aggredita fra gli anni ’40 e ’50 dalla speculazione. Memorabili le battaglie di Antonio Cederna che nel ’53 parlava di “gangster dell’Appia”. Anche se da qualche tempo le cose sono cambiate e una nuova sensibilità si è fatta strada, non bisogna abbassare la guardia.

C’era molta gente alla presentazione della guida a Palazzo Patrizi Clementi a via Cavalletti sede della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. E come relatori dirigenti al massimo livello, da Alfonsina Russo, Soprintendente all’Etruria Meridionale, da gennaio direttore del Parco Archeologico del Colosseo, al Segretario Generale del Mibact Carla Di Francesco. E ancora il Soprintendente di Latina, Frosinone, Rieti Saverio Urcioli, il Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Caterina Bon Valsassina, ìl Direttore del Parco dell’Appia Antica Rita Paris. Ed ospiti illustri come Pasquale Iacobone, Segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, il Consigliere Regionale del Lazio Daniela Bianchi, i presidenti del Parco Regionale dell’Appia Antica e del Parco Regionale dei Castelli Romani Mario Tozzi e Sandro Caracci. Tanti e con diverse funzioni gli attori coinvolti perché numerosi e complessi sono i problemi da affrontare per la salvaguardia di un bene così prezioso e fragile come l’Appia.

Beni archeologici, anzitutto. E’ il caso del sito di “Tres Tabernae”, indagato da Nicoletta Cassieri e Vincenzo Fiocchi Nicolai, nel comune di Cisterna che è letteralmente “attraversata dall’Appia”, dice il giovane sindaco Eleonora Della Penna, così come tutta la provincia di Latina. “Per noi è vita anche oggi” afferma convinta, pur riconoscendo le difficoltà di dare risposte ai cittadini che tengano conto della salvaguardia del bene ma anche dell’economia. Ed è proprio nel territorio di Cisterna, 38 mila abitanti, che compete con la Nuova Zelanda nella produzione di kiwi, che si trova la “mansio” citata nella “Tavola Peutingeriana” dove San Paolo si fermò nel suo viaggio in catene verso Roma nel 61 d C. e a cui andarono incontro alcuni fratelli da Roma. E’ scritto nel capitolo 28 degli Atti degli Apostoli forse da Luca che mensiona esplicitamente il Foro Appio e le Tre Taberne. Le indagini archeologiche condotte a più riprese fin dagli anni Novanta e ricominciate con rinnovato vigore con la Soprintendente Russo, hanno consentito di individuare il sito dell’antica “mansio” citata dalle fonti e di portare in luce, in un’area di circa due ettari, i resti di un diverticolo dell’Appia e di ambienti, fra cui una sala triclinare con pavimenti in mosaico e tessere marmoree, una sala mensa che richiama le decorazioni di Piazza Armerina e raffinati affreschi di età neroniana, quindi coevi al passaggio di Paolo. Forse era un edificio privato sorto nei pressi della stazione di posta per i viaggiatori. Una scoperta di grande valore anche perché testimonia la presenza a Roma di una comunità cristiana, fa notare monsignor Iacobone. Nella “mansio” sono stati trovati frammenti marmorei di una recinsione presbiteriale, inoltre in una casa privata è stato trovato un cippo dell’Appia Antica.

Un tema caldo quello dell’Appia, in particolare nel tratto romano. In prossimità delle catacombe di Pretestato, in proprietà privata, vi sono due mausolei assai importanti del 4 – 5 sec. d. C. che necessitano di un restauro. Bisogna trovare il modo di farlo. Di questi problemi sa qualcosa Rita Paris, da sempre a guardia della “Regina Viarum” a cui il ministro ha affidato compiti di coordinamento per la valorizzazione di tutta la via. E l’incarico di trattare con i proprietari l’acquisto da parte dello Stato del sepolcro di Sant’Urbano, deturpato anche da un barbecue.

A cura di Maria Teresa Natale e Priscilla Polidori. Casa editrice Laboratorio Web per la cultura, Roma