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Siti demaniali di Ravenna. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso

Roberto Vicerè

Foto: Mausoleo di Galla Placidia, cielo stellato della cupola

 

Sembrerebbe oramai conclusa la vicenda che ha interessato la gestione ed il successivo affidamento alla fondazione RavennAntica dei siti di proprietà del Mibact. Come riportato dalla stampa locale, I ricorsi presentati dalle due società D'Uva srl e Il Cigno srl, prima al Tar dell’Emilia Romagna e poi al Consiglio di Stato, sono stati entrambi respinti.

In verità, la stessa vicenda è stata oggetto di più ricorsi con esiti diversi. I ricorsi presentati dalla società Novamusa che partecipò al bando del Mibact (tra i partecipanti al bando anche Ravennantica srl che fu esclusa nella selezione) e si aggiudico il servizio di gestione dei siti (cosidetti “servizi aggiuntivi”). In questo caso i ricorsi riguardano la conclusione anticipata a Luglio 2017, parte del Mibact, del contratto sottoscritto (scadenza naturale ad ottobre 2017). Poi i ricorsi presentati dalla D’Uva srl ed il Cigno srl relativi all’accordo sottoscritto a febbraio 2017 tra Mibact e Regione Emilia Romagna, la Provincia di Ravenna ed il Comune di Ravenna per l’affidamento dei 4 siti culturali del Mibact; l’accordo sottoscritto, indicava già la Fondazione RavennAntica quale gestore dei servizi, ipotizzando così un affidamento diretto delle attività.

Per la prima questione, quella che riguarda i servizi di Novamusa, Il Tar ha respinto il ricorso per incompetenza. Poi il Consiglio di Stato prima ha riammesso Novamusa nel servizio da cui era stata estromessa dal Mibact e successivamente ha stabilito la competenza del Tar dell’Emilia Romagna dando la possibilità a Novamusa di ricorrere nuovamente al Tar (non sappiamo al momento se il nuovo ricorso è stato presentato, ndr). Ad ottobre 2017, conclusa la durata naturale del contratto, Novamusa ha lasciato i siti ed è subentrata la Fondazione RavennAntica che, per la “clausola sociale”, ha assunto il personale di Novamusa.

Per il ricorso che riguarda il tema dell’ “affidamento diretto”, da fonti vicine alle 2 società che l’hanno presentato, ci precisano che fu respinto dal Tar in quanto l’accordo, al momento del ricorso, era “non operativo” (Ravennantica non era entrata nella gestione). Se così fosse, potrebbero le due società ricorrere di nuovo ora che l’accordo è pienamente operante?