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"Musei italiani 2014-2017” i direttori raccontano i traguardi. Assenti i problemi

Roberto Vicerè

Si sono ritrovati assieme lunedì scorso, schierati nella prima fila, tutti i 21 direttori dei musei che con la riorganizzazione del ministro Franceschini hanno ottenuto l’autonomia nella gestione dei “musei autonomi”.

Programma impegnativo per la mattinata; 21 presentazioni (una per ogni direttore) sull’attività svolta dal 2014 al 2017, più la presentazione dell’evento da parte del nuovo Direttore Generale dei musei Antonio Lampis che ha sostituito da 2 mesi il predecessore Ugo Soragni presente anche lui nell’aula ottagonale dell’ex Planetario alle Terme di Diocleziano a Roma.

Oltre al Ministro, che ha partecipato a tutto l’evento e lo ha chiuso con un intervento che in sintesi ha ripercorso i 4 anni dall’avvio della riorganizzazione 2014-2017. Presenti molte figure “apicali” del Mibact: segretari generali (attuale e precedente), direttori generali e non, segretari regionali, direttori dei poli museali regionali, (tra questi anche Daniela Porro che come ha annunciato il direttore Lampis è stata insignita della prestigiosa Legion d’onore).

Partono le presentazioni, preparate su slides da ogni direttore, con le quali elencano le numerosissime iniziative che ognuno ha attivato a casa propria; 6-10 minuti ciascuno. A metà delle presentazioni viene voglia di stilare mentalmente la classifica di chi ha fatto di più, chi è stato più diligente, ma non c’è tempo, ne mancano ancora 11.

Bellissime e tante le cose fatte. Mostre, presentazioni, ricerca, didattica, formazione, collaborazioni con musei stranieri, editoria, restauro programmato, feste di compleanno, di laurea, matrimoni, gare di canoa, ballo delle debuttanti, dog sitter ed altro.

Insomma una attività intensissima che ha portato dentro i musei molti visitatori in più e naturalmente incassi più consistenti; l’80% dei quali i direttori potranno autonomamente impegnare per le attività intraprese ed altre che verranno. Il restante 20%, come ha precisato il ministro Franceschini, è destinato ad un fondo di solidarietà per i musei minori.

Questi i dati forniti dal ministero. Tra gennaio e settembre i visitatori sono cresciuti del 9,4 per cento e gli introiti del 13,5 per cento (ma in tre anni, tra 2013 e 2016, gli incassi in più sono circa 50 milioni di euro, +38,4%, e i visitatori passano da 38,4 a 45,5 milioni). Per il 2017 in testa alla lista delle regioni più virtuose in termini di visitatori e incassi c'è la Liguria (+22,7% visitatori, +8,4% incassi), seguita da Puglia (+18,3% e +13,5%) e Veneto (+20% e +73,7%) Friuli Venezia Giulia (+13,7 e +19,2), Toscana (+10,5 e + 14,9) e Campania(+10,8 e +13,9). Una tendenza di crescita generale che secondo il ministro «fa prefigurare il possibile raggiungimento di un altro record per il 2017 con 50 milioni di visitatori» entro la fine dell’anno.

Assenti ingiustificati, i problemi, che spesso fanno da protagonisti in occasioni simili. Qui non c’erano o sono stati, da pochi relatori, appena accennati. Qualcuno si è spinto fino a dire che c’è carenza di personale, ma in parte compensati da altri che invece hanno detto di aver incrementato l’organico. Il ministro nel suo intervento ha confermato l’assunzione di 1000 unità delle quali 300 andranno ai musei. Nessuno ha lamentato la mancanza di risorse finanziarie; ma sarebbe stata una “stonatura” visto che il ministro ha precisato nella sua conclusione che ai musei è stato dato 1 miliardo di finanziamenti ( forse la cifra include anche il costo del personale?, ndr); somma mai vista neanche da lontano dai predecessori degli attuali direttori ( ma neanche i contratti erano gli stessi:180 mila euro lordi l'anno ora contro i 30-35.000 dei soprintendenti rima).

Chissà se a qualcuno dei soprintendenti presenti è venuto in mente il pensiero che se avesse avuto tante risorse finanziarie (indisponibili fino a qualche anno fa), un po più di personale e un territorio più piccolo da “soprintendere” forse, non i considerevoli risultati presentati, ma qualcosa in più sicuramente avrebbe potuto fare.

Alle 14,00 tutti a casa. E’ qui che viene da pensare. Assieme alle tante belle cose che ognuno si è premurato di portare a Roma da raccontare ai presenti, non si poteva avviare anche un confronto sui problemi che ognuno ha riscontrato fin dal primo momento nel proprio museo (problemi sia interni che nel rapporto con il territorio del museo)?; come li ha risolti?, Se li ha risolti. Scambiarsi le esperienze e le soluzioni, darsi una mano per contribuire a “fare squadra” tra chi operativamente sta in prima linea, i direttori con i loro collaboratori. Non la “squadra”, spesso enfatizzata da molti dei direttori, riferita ai dirigenti del ministero che di fronte alle loro richieste hanno risposto con ampia disponibilità (e non poteva essere diversamente, ndr).