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L’Autonomia dei Musei Statali. Luci e Ombre di un cambiamento atteso

Pietro Graziani

Si tiene oggi a Roma, alle Terme di Diocleziano, un incontro tra tutti i direttori dei Musei dello Stato a cui è stata attribuita la cd “autonomia”, per un primo bilancio. La speranza, l’augurio, l’auspicio è che vi sia un confronto sereno, pacato che metta in evidenza luci e ombre del disegno anche se è come chiedere all’oste se il vino è buono. Vedremo. Una prima necessaria considerazione non può che essere quella della logica autonomia museale Vs Tutela e non solo Valorizzazione; altro aspetto da affrontare è quello di verificare i dati delle affluenze, dei visitatori insomma, non in dati assoluti ma distribuiti durante i vari periodi dell’anno, festivi, feriali, estivi, autunnali e invernali, nonché le domeniche gratuite, altro elemento di criticità (vedi Caserta, Villa d’Este e non solo), non andrebbe poi trascurato il coinvolgimento dei privati, sia come “sponsor” sia come risultato “dell’Art Bonus” o delle altre entrate (vedi servizi fotografici per matrimoni e non solo) e poi il rapporto con le strutture del personale che, assegnate ai Musei fanno comunque parte delle dotazioni organiche del Ministero da cui dipendono dal punto di vista retributivo e non solo.

Ma l’elemento di maggiore criticità di prospettiva è dato dall’aver creato una netta frattura tra territorio da tutelare, le Soprintendenze e i Musei . La Commissione di indagine sullo stato dei beni culturali in Italia degli anni sessanta del secolo scorso, conosciuta come Commissione Franceschini dal nome del suo Presidente, esplicitamente riconobbe la necessità di dotare i Musei di autonomia ma, nell’ambito delle Soprintendenze, proprio per garantire quell’inscindibile rapporto che non può non esistere tra tutele, valorizzazione, gestione e promozione, tutti termini di un unico disegno organizzativo, in piena armonia con lo spirito dell’articolo 9 della Carta Costituzionale.

Non vorremmo che il nostro patrimonio storico-artistico divenga sempre più quello che il Censis, nel 1988, nelle sue Note e Commenti (Anno XXIV – n. 6 – giugno 1988), si domandava, basandosi su indagini e ricerche sul campo, se andare al museo era come andare allo Stadio, analizzando anche gli aspetti motivazionali che occorre esaminare da più punti di vista, per fasce di età, per condizione professionale, per provenienza territoriale, per motivazioni che hanno spinto alla visita, per indice di soddisfazione (qualità dell’accoglienza, affollamento, confortevolezza della visita, servizi aggiuntivi). I temi da affrontare con il passaggio del 13 novembre sono quindi molti e sarà interessante apprezzarne o meno i risultati nell’auspicio che non sia solo una passerella celebrativa.