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Rapporto Federculture: cresce la spesa degli italiani per la cultura, cala solo per la lettura

GV

I cittadini tornano a spendere nel settore della cultura: 68,,4 miliardi nel 2016, l’1,7 in più del 2015 e il 7% in più nel triennio con forte recupero sul 2013 l’anno peggiore nel crollo dei consumi. Le visite a musei e mostre segnano un +4%, quelle a siti archeologici e monumenti +5,4%, i concerti di musica leggera +7,7% e il cinema +5%. Gli unici dati in forte flessione sono quelli che riguardano gli spettacoli di musica classica e opere (-15%) e la lettura (-4%)

Si è aperto così, con una ventata di ottimismo e forte positività sul futuro prossimo del settore della cultura e del turismo culturale, la presentazione del 13° rapporto annuale di Federculture 2017 nella sede del Palazzo dell’Esposizioni a Roma. Il rapporto è stato illustrato, ad una platea gremitissima, dal direttore generale di Federculture Claudio Bocci alla presenza del ministro Dario Franceschini e di qualificati rappresentanti del settore.

Una fotografia dettagliata della cultura nel nostro Paese, dal quale affiora, dopo anni di incertezze, l’immagine positiva di un settore che ha imboccato la via per uscire dalla crisi.

Ci sono ancora molti nodi da sciogliere e le criticità non mancano ma anche le opportunità che si possono cogliere per consolidare la crescita del settore e del Paese. Il volume li affronta attraverso saggi autorevoli e attuali, ricerche inedite e un’ampia appendice statistica con dati aggiornati, che analizzano le dinamiche politiche, legislative, amministrative ed economiche che investono territori e cittadini. In termini di partecipazione culturale la ripresa è netta, in particolare per quanto riguarda la fruizione del patrimonio – musei, monumenti, aree archeologiche – cresce del 17%.

Territorialmente, il rapporto evidenzia che chi investe più soldi in cultura risiede al Nord, in quello che era il vecchio triangolo industriale (160 euro contro una media di 130,06), perché nel Nord Ovest si scende (80 euro), tranne che nel Trentino Alto Adige dove si sale a 209, la regione più virtuosa. Il Centro è sotto la media nazionale (129 euro), come le Isole (80) e il Sud (90). Relativamente ai soli musei, permangono forti differenze regionali sul fronte dei visitatori che per l’86% si concentrano in 5 regioni – Lazio, Campania, Toscana, Piemonte, Lombardia – con i siti del Lazio che ne accolgono quasi 20 milioni, quelli della Campania e Toscana circa 7 milioni, ma in molte altre regioni se ne registrano poche centinaia di migliaia.

Nel confronto con le altre nazioni, stando ai dati Eurostat, la quota di spesa destinata dalle famiglie italiane ai consumi culturali e ricreativi incide per il 6,7% sulla spesa totale, rispetto alla media europea dell’8,5%. Spendiamo meno per ricreazione e cultura anche rispetto a Paesi più poveri del nostro, come Bulgaria, Ungheria e Polonia. E nettamente meno di Svezia, Paesi Bassi, Danimarca, Regno Unito e Germania. Peggio di noi, Lussemburgo, Cipro, Irlanda, Portogallo e Romania (con valori prossimi al 6%), Il fanalino di coda resta la Grecia con una spesa pari appena al 4,5% rispetto alla spesa complessiva della famiglia.

«Oggi siamo tutti più consapevoli che se da un lato la cultura, il patrimonio storico-artistico, le attività culturali, i festival, sono un asset importante per l’economia italiana, la cultura è anche un motore dei processi di integrazione fra la popolazione del nostro Paese. – si legge nell’introduzione al volume a firma di Andrea Cancellato, presidente di Federculture – ‘Ius soli’ o no, non possiamo non considerare che l’Italia è abitata da milioni di persone con le quali dobbiamo dialogare e dobbiamo costruire una comunità più solida e sicura; nelle nostre città vediamohe in molti casi la ‘periferia’ è in ‘centro’, i processi di cambiamento dell’economia, dell’uso e dello sfruttamento di suolo e di edifici, ci lasciano territori percorsi da tensioni e problemi nuovi che vogliono politiche diverse rispetto a quelle tradizionali; l’invecchiamento della popolazione italiana, l’analfabetismo di ritorno, la maggiore ricchezza trattenuta dagli anziani, con i corrispondenti e contrapposti problemi dei giovani tra lavoro precario, famiglie difficili da costruire, istruzione e formazione spesso inadeguate, sono premesse di una ‘guerra generazionale’ che potrebbe iniziare in qualunque momento. La cultura e la forza della bellezza, possono essere non solo strumento di integrazione sociale, ma un fattore determinante per la qualità della nostra società, delle nostre città, del nostro Paese».

E’ necessario intervenire sull’innovazione della gestione della cultura. E’ questo il tema centrale del Rapporto che, attraverso diversi interventi, lancia un messaggio chiaro: una gestione moderna, efficace e sostenibile del patrimonio e delle attività culturali può costituire l’elemento chiave per lo sviluppo del settore, migliorando la pubblica fruizione, producendo valore non solo economico ma anche sociale nel Paese, innescando dinamiche positive nell’ambito dei territori, con benefici effetti sulla crescita locale e sull’occupazione.

Da Federculture e dalle pagine del Rapporto arriva un richiamo al lavoro ancora da fare in particolare su alcuni punti chiave: la definitiva approvazione della nuova normativa sullo spettacolo; il proseguimento dell’impegno per portare a buon fine l’elaborazione di una legge sulle imprese culturali e creative che definisca in modo chiaro che cos’è un’impresa culturale, come essa può svolgere il suo compito, come eventualmente possa essere aiutata o agevolata nella sua attività (sulla scorta di quanto fatto per l’impresa sociale dal recente Codice del Terzo settore); l’ampliamento dell’utilizzo di Art bonus; il sostegno ai consumi delle famiglie nella cultura attraverso misure di deducibilità fiscale dei servizi culturali.

"Il Rapporto - scrive nella prefazione del Rapporto il ministro Franceschini- fotografa il deciso cambio di rotta conosciuto negli ultimi tre anni dall'intero settore. Alla decisa ripresa dei consumi culturali, ormai stabilizzata, si associa un aumento significativo delle risorse pubbliche e una maggiore efficienza dei fondi europei"