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Konrad Mägi, un'assoluta novita alla Galleria Nazionale

Laura Gigliotti

S’intitola semplicemente “Konrad Mägi” la mostra aperta fino al 28 gennaio del prossimo anno alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, curata da Eero Epner. Il pittore estone più importante del Novecento, esponente del modernismo europeo, che ha dato il meglio di sé negli anni dieci e venti del secolo scorso, è un’assoluta novità e una scoperta per il pubblico italiano amante dell’arte. Non perché questo nome non sia circolato in Italia insieme ad altri artisti nordici. Come è avvenuto recentemente al Museo del Novecento di Firenze per la rassegna “Voci dal Nord. Pittura estone dalla collezione Enn Kunila, 1910-1940”. Vi era anche Mägi fra quei pittori che si staccavano dalla tradizione accademica di un certo realismo del proprio paese per guardare alle tendenze che venivano dalla Norvegia, dalla Finlandia, da San Pietroburgo e più lontano ancora dalle capitali europee. Ma in questo caso si tratta di ben altro. Della prima grande esposizione monografica di Konrad Mägi (1878 – 1925) a livello europeo, che l’Ambasciatrice dell’Estonia in Italia non esita a definire un “evento storico”. Che avviene in concomitanza con l’avvio del Semestre di Presidenza Estone dell’Europa e in prossimità delle celebrazioni per il centenario della Repubblica Estone nel 2018.

Un grande pittore della periferia, praticamente un autodidatta, che recepisce i linguaggi della modernità che vengono dall’occidente, dal mondo latino e nordico, da Cézanne ai Fauves, da Munch agli espressionisti tedeschi, e li fa propri attraverso la forza del colore che trasforma il paesaggio freddo del Nord in qualcosa d’altro e di misterioso. Un’esplosione cromatica che costituisce la sua cifra distintiva e inconfondibile. E sempre diversa, a seconda dei luoghi in cui si trova, tanto che sembra di avere a che fare con più di un pittore. E quei colori acidi e freddi, i lilla, i viola, le placide distese d’acqua a terra, mentre nel cielo si rincorrono le nuvole. Paesaggi affocati come quello scelto per il manifesto della mostra “con nuvola rossa” accostato al “Paesaggio dell’isola di Saaremaa” e a “Paesaggio con sole” con quel sole minaccioso. E sull’altra parete gli azzurri, i verdi, le pietre che assumono colorazioni iridescenti, i paesaggi norvegesi. Fra le opere più belle in assoluto “Cavoli marini” del Museo Nazionale dell’Estonia e gli scorci dell’isola di Saaremaa con il faro, i laghi sereni incorniciati dagli alberi, o quelli sotto la minaccia del cielo.

La mostra che presenta una cinquantina di dipinti a olio, la sua tecnica preferita, e una quindicina di disegni e schizzi, ritrovati recentemente presso un familiare, e mai esposti prima, si snoda lungo le ampie sale della Galleria seguendo in linea generale un ordine tematico e dei luoghi, più che cronologico vista la brevità della sua vita artistica. Rappresentano per la maggior parte ricordi tracciati durante il suo viaggio in Italia, le notti di Capri, i canali e le cupole a Venezia, e studi di nuvole, che assumono colorazioni e forme inusitate e fantastiche. Ma se di grande interesse è la produzione grafica, a incantare sono i dipinti di natura, i suoi paesaggi, i suoi laghi, le sue marine dove è totalmente assente la presenza dell’uomo e raramente quella di costruzioni e case. “Pensate – scriveva – grandi montagne azzurre e nuvole rosse si muovono lassù, in alto. Viene da credere che quello sia il luogo dove abitano gli dei”. Più che una religiosità la sua era una propensione all’esperienza religiosa. E infatti s’interessava alla vita spirituale ed esoterica, alla teosofia, allo yoga, al buddismo, alle osofie indiane e a un certo punto nuovamente al Cristianesimo. Ma per lui la religiosità più intensa si trovava nella natura. “La natura era la sua chiesa”, afferma il curatore. Nato a Röngu in Estonia meridionale, costretto a interrompere gli studi molto presto, lavora per dieci anni come operaio in una fabbrica. Costretto a emigrare si trasferisce a San Pietroburgo. Non riuscendo a entrare in Accademia, si iscrive alla scuola d’arteapplicata del barone Stieglitz e studia sotto la guida del maestro di scultura Amandus Adamson. Aveva ventiquattro anni, voleva diventare scultore e a San Pietroburgo poteva visitare mostre, musei, fare nuove esperienze entrando in contatto con il vivace ambiente culturale della città. Rimane a San Pietroburgo tre anni e mezzo, fino alla rivolta d1905 a cui partecipa. Dalla metropoli sul Baltico al rifugio nelle isole Aland, al trasferimento improvviso ad Helsinki, quindi a Parigi, la città dei sogni. Tanto agognata, ma già due mesi dopo essere arrivato scriverà di essere stanco “La vita qui mi ha fatto l’effetto di togliermi il sonno la notte”. Non è una città in concreto a stancarlo, ma la città in quanto tale. L’unica soluzione è viaggiare, lasciare la città e andare in campagna. E’ il 1906 e nelle isole Aland, nel Golfo di Botnia, l’artista dipinge i suoi primi quadri come un vero artista. Quindi nel 1908 la Norvegia, Oslo e i suoi dintorni, dove dipinge solo paesaggi, eccetto il ritratto, in mostra della figlia di un politico comunista locale.

Nel frattempo in Estonia qualcosa stava cambiando se nel 1906 a Tartu si teneva la prima mostra d’arte, a cui Mägi non partecipa, tanto inusuale che vengono impartite indicazioni su come guardare i quadri. Ma nel 1910 invia alcuni dipinti a una piccola mostra a Tallin che passa inosservata, non così la mostra “Giovane Estonia” di Tartu, e poi a Oslo. Grazie al successo di vendite l’artista può tornare a Parigi dove rimane due anni e mezzo, visitando la Normandia. Nel ’12 espone al “Salon des Indépendants”, ma infine dopo tante peregrinazioni torna nel suo paese per rimanervi per sempre. Pur essendo sempre un anarchico e non riconoscendo alcuna gerarchia, Mägi inizia ad insegnare arte e contribuisce alla nascita della scuola d’arte “Pallas” di cui è il primo direttore. Che lascerà per motivi di salute e perché si rifiuta di adeguare l’insegnamento agli standard statali. Per lui la scuola doveva essere uno spazio creativo e agli artisti essere garantita libertà assoluta.

Infine nel ‘21 la fuga verso il Sud, verso l’Italia dove rimarrà poco più di un anno, passando da Roma, a Capri, a Venezia. “Ho la sensazione di essere arrivato, dopo molti anni, a casa – scrive da Roma - Anche se per ora la sistemazione è molto scomoda, il sentimento è eccezionale, ho voglia di vivere e di fare ancora ancora. Qui la vita sembra avere un senso”. Era felice a Roma, persino sorpreso che gli piaccia tanto. Parigi era stata la modernità, l’avanguardia, Roma era il passato, la storia. E l’arte delle chiese “semplicemente divine”. E lo entusiasma il clima, lui uomo del Nord, la gente, l’atmosfera. Il pittore gode, ha nuove esperienze piacevoli di vita e la crisi creativa degli anni precedenti svanisce. Comincia fare schizzi di ciò che vede, che completerà poi in Estonia, in cui fanno capolino le persone. Da Roma a Capri “l’isola è divina”, scrive. Vi rimane quaranta giorni e dipinge la bellezza del luogo di notte o al crepuscolo, poi nell’estate del ‘22 raggiunge Venezia dove rimane un mese e crea vedute che non esistono, specchi azzurri popolati di vele, in perfetta armonia fra la linea del mare e quella del cielo.

Nei pochi anni, solo diciassette, in cui ha lavorato avrebbe realizzato circa 400 quadri, 200 dei quali conservati. Cosa ne è stato degli altri? Durante il periodo sovietico i quadri di Mägi non si potevano vedere nemmeno in Estonia ed erano chiusi nei depositi, molti saranno andati perduti fra guerre e occupazioni, ma forse altri si saranno salvati. Magari anche in Italia, a Venezia, a Capri dove il pittore realizzò quadri e schizzi. Che potrebbero essere riconosciuti autentici da un’expertise grauita su incarico dell’Ambasciata in Italia, interessata a ricostruire il catalogo del maestro.

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Via delle Belle Arti 131 Roma. Orario: 10.00 – 18,00, chiuso tutti i lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio. Fino al 28 gennaio 2018. Informazioni: tel. 06-322981 e lagallerianazionale.com