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"Legati da un Cintola": l'Assunta di Bernardo Daddi e l'identità di una città

Laura Gigliotti

Bernardo Daddi, L'Assunzione della Vergine, 1337-39, New York, Metropolitan Museum of Art

Quattro anni fa l’esposizione dedicata all’“Officina pratese” accese i riflettori sull’arte di Prato suscitando grande interesse presso critica e visitatori chiamati a riscoprire i suoi tesori che hanno sempre rischiato di essere oscurati da quelli dei potenti vicini, Pistoia e Firenze. Quest’anno il Comune di Prato in collaborazione con la Diocesi della città (ovvero il potere civile insieme a quello religioso), hanno organizzato la mostra “Legati da una cintola. L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città”. Un titolo originale e quanto mai azzeccato che racconta vicende e iconografia di una leggendaria e preziosissima reliquia mariana sulla quale la comunità pratese ha costruito buona parte della sua ricchezza.

Una storia antica che affonda le radici nel Medioevo e che si tinge di leggenda. “Una cintola è poca cosa in sé, che non possiede proprietà speciali; eppure nel nostro caso è rievocativa di antiche e ricche pagine di storia, che hanno coinvolto l’intera popolazione pratese”, scrive in catalogo il vescovo di Prato Franco Agostinelli, riconoscendola come un prezioso riferimento morale, civico e religioso”, valido ancora oggi.

Alla rassegna si accompagnano una serie di eventi collaterali. Come “Reliquiaria pulchra”, una selezione di raffinati e diversissimi contenitori di reliquie, dal XIII al XIX secolo, ospitata nel Museo dell’opera del Duomo, una selezione di manoscritti e pubblicazioni del Sette-Ottocento “La Cintola nella cultura pratese del Sette-Ottocento” alla Biblioteca Roncioniana, mentre all’Archivio di Stato “Dall’ombelico all’alambicco. Un lunghissimo filo fra passato e presente” per riconoscere accanto alla cintola reliquia la cintola oggetto tessile.

Occasione unica, da non perdere, la possibilità di visitare, durante la mostra, la Cappella del Sacro Cingolo dove si conserva la cintura. Tre le chiavi per aprire il contenitore, due tenute dal Comune, una dalla Chiesa. La Cappella, chiusa da una cancellata in bronzo realizzata da Maso di Bartolomeo, è adornata da un ciclo di affreschi di Agnolo Daddi con le storie della Vergine e conserva la statua in marmo bianco della Madonna col Bambino di Giovanni Pisano. Realizzata dopo il colpo di mano del magistrato civico che nel 1346 d’arbitrio trasferisce la reliquia dall’altar maggiore in fondo alla navata destra, la nuova cappella viene costruita a sinistra della navata centrale collegata da un’intercapedine al pulpito per l’ostensione che si trova a destra realizzato da Donatello e Michelozzo.

Ospitata a Palazzo Pretorio fino al 14 gennaio dell’anno prossimo, la mostra curata da Andrea De Marchi e Cristina Gnoni Mavarelli (gli stessi dell’esposizione sull’Officina), che inaugura i nuovi spazi occupati un tempo dal Monte dei Pegni (due grandi saloni su due livelli di quattrocento metri quadrati ciascuno), presenta oltre sessanta opere di altissimo pregio provenienti oltre che dal Museo di Palazzo Pretorio e dagli archivi e chiese della città, da importantissime istituzioni nazionali e internazionali, dal Museo Poldi Pezzoli di Milano, alla Primaziale di Pisa, ai Musei Vaticani, al Metropolitan Museum di New York (catalogo Mandragora).

Ma per capire di cosa si parla, prima ancora di fermarsi sull’opera di maggior richiamo di tutta l’esposizione, quella macchina monumentale dipinta da Bernardo Daddi che viene restituita alla visione nella sua interezza grazie ai prestiti dei Vaticani e del Metropolitan, occorre fermarsi sul significato della “sacra cintola” e ripercorrere l’itinerario di un oggetto assurto a simbolo religioso e cle della città di Prato. La più antica testimonianza documentaria della reliquia ella Sacra Cintola (o Sacro Cingolo) di Maria è attestata a Prato in una lettera del vescovo di Pistoia del 1255 per la festa della Natività della Madonna a settembre, in cui concede il riconoscimento della Chiesa alla sacra reliquia che già i pratesi veneravano come miracolosa. Sia come sia, verità o leggenda, il Sacro Cingolo sarà fin dal Duecento simbolo dell’identità cittadina, motore delle fortune della città che non sarà più sottoposta a Pistoia e rappresentata nelle opere di grandi artisti.

Fondamento del culto è la credenza nell’Assunzione della Madonna, secondo il testo apocrifo “Transito della beata Vergine Maria” dello Pseudo Giuseppe d’Arimatea scritto in latino e divulgato in Occidente sul finire del XII secolo. La reliquia pratese sarebbe la cintura con la quale gli apostoli avevano cinto il grembo di Maria per il trasporto dopo la morte e che la stessa Vergine avrebbe donato all’apostolo Tommaso che giunto a Gerusalemme la vede salire in cielo. E’ a Gerusalemme che viene conservato il drappo di tessuto, di colore verde, lungo 87 cm, in lana finissima broccata in filo d’oro, con ai capi due cordicelle per legarla. E dalla Terra Santa il mercante pratese Michele Dagomari, ricevuta in dono dalla suocera, la dona in punto di morte nel 1141 a Prato, assurto così a luogo di pellegrinaggio.

Fulcro della mostra, che si snoda in ordine cronologico a partire dalla prima rappresentazione a bassorilievo nell’architrave del Maestro di Cabestany, uno scultore romanico del Roussillon che lavorerà anche a Prato, è il polittico di Bernardo Daddi commissionato all’artista nel 1337-38 per la cappella del transetto che custodì la santa reliquia dopo il tentativo di furto da parte del pistoiese Musciattino nel 1312. Un’opera monumentale, di cui è andata perduta la parte centrale con la morte della Vergine, che presenta l’Assunta del Metropolitan e vede riunite le due predelle di Palazzo Pretorio e dei Vaticani che raccontano la storia della cintola e della navigazione di Michele verso Prato e la migrazione del corpo di Santo Stefano da Gerusalemme a Roma. Del Bernardo Daddi narratore, uno dei grandi pittori del Trecento italiano, particolarmente efficace nel piccolo formato, capace di evocare atmosfere sospese, isolando gesti e sguardi dei personaggi, sono in mostra anche le “Storie di Santa Cecilia” del Museo San Matteo di Pisa e le “Storie di Santa Reparata” oggi al Metropolitan.

E dopo Bernardo Daddi, il polittico che il rettore dello Spedale della Misericordia fa eseguire alla metà del Trecento da Giovanni da Milano per il nuovo pellegrinaio maschile in cui Santa Caterina esibisce una preziosa cintola abbassata sul ventre, tra le più sontuose del secolo. Nel 1346 il Comune s’impossessa della cintola, spostandola in una cappella provvisoria verso la facciata, tanto importante questa reliquia che lo Spedale di Santa Maria della Scala riesce ad averne una nel 1359, ma già prima l’episodio della Cintola viene raffigurato da Niccolò di ser Sozzo nel celebre Caleffo miniato dell’Assunta. In mostra, alternati a dipinti e argenti, una serie di manoscritti miniati, antifonari, responsori, tempere e oro su pergamena, di superba bellezza. A titolo esemplificativo dalla Biblioteca Apostolica Vaticana un esemplare del Maestro del 1346 realizzato per il cardinale francese Bertrand de Deux col suo stemma e la sua immagine e del Maestro delle effigi domenicane, dal Museo Ecclesiastico dell’Impruneta, una sontuosa illustrazione posta in corrispondenza dell’incipit dell’ufficio della festa dell’Assunta. A seguire una strepitosa serie di tavole come la “Dormitio Virginis” di Niccolò di Pietro Gerini dal palazzo della Pilotta di Parma, “La Madonna Assunta che dona la Cintola a san Tommaso” del Maestro di Montefloscoli ispirata al rilievo dell’Orcagna per il tabernacolo di Orsammichele, fino alla pala d’altare con la “Madonna Assunta” di Neri di Bicci da S. Miniato, alla pala del Maestro di Memphis, alla ”Madonna Assunta” di Filippo Lippi del Museo di Palazzo Pretorio, proveniente dal monastero di Santa Margherita. L’opera del 1452 è collegata alle vicende amorose di fra Filippo e della giovane monaca Lucrezia Buti (da cui Filippino Lippi), raffigurata nell’avvenente Santa Margherita.

Museo di Palazzo Pretorio, Prato. Orario: da lunedì a domenica dalle 10.30 alle 18.30, chiuso il martedì non festivo. Fino al 14 gennaio 2018. Info e prenotazioni: 0574 – 19349961, tour@coopculture.it, edu@coopculture.it e www.palazzopretorio.prato.it