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Il manoscritto di Maimonide lascia l’Italia? Per ora sembra di no

RV

Si tratta di un manoscritto del 1349, di Mosè Maimonide, giurista, medico e filosofo del XII secolo che si era rifugiato dall’Andalusia alla corte del Saladino, che ci ha lasciato “La guida dei perplessi” un trattato di fra religione e scienza, fra fede e ricerca, tradotto dall’arabo all’ebraico. Sono 228 fogli raccolti in 27 fascicoli; scritta in arabo sotto forma di una lettera in 3 volumi all'allievo Joseph ben Judah ibn Aknin è stato copiato in scrittura ashkenazita, da Samuel ben Judah ibn Tibbon, il 10 marzo del 1349.

Arriva a Mantova nel 1500 acquistato da Mosè ben Nathaniel Norsa appassionato bibliofilo e rappresentante di una delle più antiche famiglie della città oltre che proprietario di una delle più importanti banche della città. Rimane per 5 secoli, fino ai giorni nostri, nelle mani della famiglia Norsa. Ora grazie ad un accordo con il Mibact di maggio c.a., potrebbe prendere la strada per l’estero per 80 anni ( 40+40) salvo qualche rientro in italia almeno ogni 4 anni a garanzia della vendita all’estero, altrimenti non possibile.

Come riporta il settimanale L’espresso nell’articolo di Francesca Sironi, gli attuali proprietari, venderebbero per circa 2 milioni di euro, il prezioso libro alla fondazione di un collezionista austriaco che ne vuole disporre a casa propria. La legge prevede che per le opere sottoposte a vincolo, si possa chiedere l’autorizzazione ad esporle fuori dall’Italia ma per un periodo massimo di 4 anni.

Sul manoscritto, nel 2014, è stato posto un vincolo «di interesse artistico e storico particolarmente rilevante» dall’allora direttore regionale della Lombardia del Mibact Caterina Bon Valsassina. Un anno prima gli eredi avevano intrapreso la vendita per circa 2 ml di euro a un compratore americano. La soprintendenza non aveva i fondi per esercitare il diritto di prelazione e il manoscritto sembrava destinato ad andare oltreoceano; l’intervento della direzione regionale ne ha evitato l’esportazione. Il manoscritto era però danneggiato a causa della lunga conservazione in un caveau e con la notifica del vincolo, si raccomandava l’esecuzione di interventi urgenti di restauro che invece non sono mai stati eseguiti.

Quest’ultimo è uno degli elementi su cui si basa l’accordo sottoscritto a maggio tra il Mibact e la fondazione Ariel Muzicant (l’acquirente). In cambio del restauro e della valorizzazione del volume, il ministero rinuncia alla prelazione e autorizza l’esportazione “temporanea” per 40 anni rinnovabili per altri 40.

Tutto concluso? Addio al manoscritto? No, perché il direttore generale per gli Archivi Gino Famiglietti, (dal 2014 alla Direzione Generale per i Beni Archeologici, poi divenuta per le Antichità e prima ancora, nel 2004, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia) che riceve la comunicazione di trasferimento della proprietà, avvia un’ispezione sulla stato di conservazione dell’opera alla conclusione della quale si decide per l’intervento di restauro. Arrivano così i carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio che prelevano il manoscritto e lo portano all’Archivio di Stato di Torino. Fine ( per ora) della vicenda.