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Hokusai. Sulle orme del Maestro

Laura Gigliotti

La mostra “Hokusai - Sulle orme del Maestro”, che si aprirà al Museo dell’Ara Pacis il 12 ottobre per rimanere in cartellone fino al nuovo anno, è stata presentata nella Sala Pietro da Cortona con larghissimo anticipo perché i biglietti d’ingresso sono in prevendita dal primo giugno (catalogo Skira) e forse anche perché l’ambasciatore del Giappone ha voluto patrocinare questo suo ultimo evento prima di apprestarsi a lasciare l’incarico diplomatico per il nostro Paese.

“Il 2016 resterà una pietra miliare nei rapporti culturali e sociali fra il Giappone e l’Italia”, ha detto l’Ambasciatore del Paese del Sol Levante nel nostro paese Umemoto Kazuyushi, presente alla conferenza, ricordando i numerosi eventi realizzati in Italia e in Giappone per far conoscere arte, tradizioni, cultura dei rispettivi paesi in occasione dei 150 anni di relazioni diplomatiche. Era il 25 agosto 1866 quando Italia e Giappone firmarono il “Trattato di amicizia e di commercio fra Sua maestà il re d’Italia e Sua maestà il Taicoun e i loro eredi e successori”. E si augura che tali relazioni di amicizia si rafforzino e compiano ulteriori passi in avanti.

Dopo il successo di critica e di pubblico della mostra che anno scorso a Palazzo Reale di Milano ha riunito le opere di tre maestri assoluti dell’ukiyoe (immagini del mondo fluttuante), Hokusai, Hiroshige e Utamaro, dopo la mostra dell’Ara Pacis di un maestro della fotografia giapponese, principale promotore del realismo come unico approccio possibile, Domon Ken che ha realizzato oltre 70 mila scatti dagli anni Venti agli anni Ottanta, alla ricerca del proprio Giappone, dopo le Scuderie del Quirinale che hanno ospitato per la prima volta in Italia una mostra di capolavori della scultura Buddhista, proveniente dai principali musei e templi del Giappone, la possibilità di entrare in contatto con la cultura giapponese prosegue con la mostra dedicata all’Ara Pacis all’opera di Katsushika Hokusai (1760 – 1849), il “Maestro”. Il suo capolavoro di fama universale è sicuramente “La (grande) onda presso la costa di Kanagawa”, una silografia policroma del 1830-32 circa, della serie “Trentasei vedute del monte Fuji”.

Attraverso 228 opere (164 silografie delicatissime per motivi conservativi verranno esposte a rotazione, così si potrà vedere prima l’Onda conservata in Giappone poi quella di Genova), provenienti dal Chiba City Museum of Art e da importanti collezioni giapponesi, oltre che dal Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova. La produzione di Hokusai viene messa a confronto con quella di alcuni degli artisti che hanno seguito le sue orme, che pur seguendo i classici filoni dell’ukiyoe, hanno dato vita a nuove forme ed equilibri di colore. E si potranno vedere l’una accanto all’altra silografie dello stesso tema, che sono tuttavia diverse perché ogni stampa viene realizzata a mano.

Parla di una rilettura in forma nuova di un autore eccentrico, innovativo, noto in Italia e nel mondo Rossella Menegazzo, una delle maggiori studiose dell’artista, curatrice di questa e dell’esposizione milanese. Come indica il sottotitolo, viene preso in considerazione l’educatore che ha influenzato un’epoca e portato al massimo l’immagine del mondo fluttuante. In particolare le “Trentasei vedute del monte Fuji” hanno avuto un impatto fortissimo sulla comunità di artisti che si incontrava a Parigi a fine Ottocento. Tra questi Manet, Van Gogh, Toulouse Lautrec, Monet, protagonisti del movimento del “Japonisme”.

Hokusai, maestro indiscusso dell’ukiyoe, attivo fra fine Settecento e inizio Ottocento, ebbe una produzione vastissima fino alla vecchiaia, che i suoi seguacontribuirono a diffondere. Ha esplorato i soggetti più diversi, dal paesaggio alla natura, agli animali ai fiori, dal ritratto di attori kabuki a quello di bellezze femminili, ai guerrieri, alle immagini di fantasmi e spiriti, di esseri e animali leggendari, fino alle stampe erotiche e ai manga. Fervente credente buddista la sua opera tocca anche la sfera religiosa, il Monte Fuji è un simbolo nazionale ma anche religioso.

Grande sperimentatore variava formati e tecniche, dai dipinti a inchiostro e colore su rotolo verticale e orizzontale alle silografie policrome di ogni misura per il grande mercato, fino agli eleganti “surimono”, usati come biglietti di auguri, inviti, calendari, cerimonie del tè, incontri letterari. Molto importante la serie dei “Manga” che raggruppano centinaia di disegni e schizzi stampati a inchiostro nero e qualche tocco di rosso che compendiano la sua genialità, che l’artista mette a disposizione dei giovani come modelli per ogni tipo di soggetto, volendo insegnare anche le regole della pittura. La serie completa, composta da 15 volumi, è esposta nell’ultima sezione della rassegna. A fianco un album di un allievo, Shotei, che ripropone i soggetti del maestro in pagine fitte di schizzi e disegni.

La rassegna è ordinata in cinque sezioni. Nella prima sono presenti le mete da non perdere (Meisho), con le serie più note di Hokusai a partire dalla “Trentasei vedute del Monte Fuji” per passare alle “Otto vedute di Omi”, quindi i tre volumi delle “Cento vedute del Fuji” e un dipinto su rotolo sullo stesso tema presentato in Italia per la prima volta. Sono i luoghi che un giapponese di epoca Edo doveva necessariamente conoscere. Sono cascate, ponti, vedute, locande, ristoranti, stazioni di posta lungo la via del Tokaido che collegava Edo (Tokyo) a Kyoto.

La seconda sezione è incentrata sulla moda e i ritratti di bellezze femminili e cortigiane delle case da Tè del quartiere di piacere di Yoshiwara. A confronto le opere del Maestro con quelle degli allievi più famosi come Gessai Utamasa, Ryurykyo Shinsai, Hokumei e Teisa Hokuba. E di Keisai Eisen, un grande artista nel campo del ritratto femminile, che redige un vero e proprio reportage di moda con un’attenzione particolare ai kimoni, agli elementi decorativi, ai tessuti raffinati e coloratissimi. In mostra una raccolta di immagini legate alla seduzione e al mondo del piacere di Hokusai e Eisen autori di silografie “pericolose” (abunae) che lasciano trasparire situazioni di scambio amoroso. Per la prima volta esposte in Italia, nella terza sezione, una serie di undici dipinti su rotolo che rappresentano le divinità popolari della fortuna, uno dei soggetti di moda all’epoca. E nella quarta sezione dipinti su rotolo di Hokusai e dei suoi allievi sul tema della natura, pittura di fiori e uccelli e di animali dal forte valore simbolico, come il drago, la tigre, la carpa, il gallo.

Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma. Dal 12 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018. Orario: tutti i giorni ore 9.30 - 19.30; 24 e 31 dicembre ore 9.30 -14.00. Chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio. Informazioni: 060608 e www.arapacis.it Biglietti in prevendita dal 1 giugno.