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L’Arco di Giano al Foro Boario è l’Arco onorario di Costantino

Laura Gigliotti

Chiude alla fine di luglio il cantiere dell’Arco di Giano. Per conoscere a che punto sono studi, restauri e primi interventi la Soprintendenza Speciale guidata da Francesco Prosperetti ha pensato bene di invitare la stampa a visitarlo con possibilità di salire sui ponteggi fino alla sommità. Una proposta allettante anche perché è prevista la presenza di rappresentanti di World Monuments Fund e di American Express che hanno contribuito in modo sostanziale alle spese per l’intervento con 215mila dollari che si sono aggiunti ai 100mila euro stanziati dalla Soprintendenza.

Notizie di prima mano, dunque, dai diretti responsabili del monumento conosciuto da tutti come l’Arco di Giano, “Ianus Quadrifrons”, un nome che gli venne dato nel Rinascimento dagli antiquari. Si dice per il fatto di essere l’unico arco su quattro fronti, o perché deriva del termine latino “ianus” che indica un passaggio coperto o porta, come testimonia la presenza sotto l’arco di resti di pavimentazione in travertino. In realtà si tratta di un arco onorario, l’ultimo edificio costruito nel Foro Boario, ordinato dai figli di Costantino in onore del padre, da identificare con l’ “arcus divi Constantini” nominato dai “Cataloghi Regionari”, che elencano i monumenti presenti per ogni regione della città. La conferma che si tratta dell’Arco onorario di Costantino si è avuta durante i lavori di restauro. Su un blocco è stato trovata un’abbreviazione del nome di Costantino, un marchio di cava che indica trattarsi di materiali destinati all’arco dell’imperatore, racconta l’archeologa Mirella Serlorenzi. Una scoperta che arricchisce di significato un’area del centro di Roma negletta e poco frequentata. In particolare da quando nel ’93 per un attentato che causò gravi danni alla vicina chiesa di San Giorgio al Velabro, la soluzione trovata fu la più facile, affidare la difesa ad alte cancellate. Che se tengono lontano i male intenzionati, rendono ancora più manifesto il senso di separatezza di questa zona dal resto della città. Che in antico era molto importante, strategica in quanto di collegamento con il Tevere e quindi con Ostia porto di Roma, ma anche con l’Oriente e con gli Etruschi. Un luogo di transito, di scambio fra genti ed etnie. Ora completante negato. ”L’auspicio – dice il soprintendente – è riprendere il discorso che era iniziato con il prefetto Tronca – lasciare la cancellata davanti alla chiesa (è antica) e togliere le altre, facendo una barriera verso il fronte di San Teodoro”.

Dal ’96 il “World Monuments Fund” (fondato nel ’65), un’organizzazione privata americana non a scopo di lucro, dedita alla conservazione di siti e monumenti nel mondo intero, ha seguito oltre 600 progetti in 90 paesi. E ha rivolto la sua attenzione al Foro Boario. E ne sa qualcosa l’architetto Maria Grazia Filetici che ha guidato il restauro, sostenuto dal WMF dei vicini templi di Ercole (diventato nel Medioevo Santo Stefano Rotondo o delle carrozze)) e di Portuno (trasformato nella chiesa di Santa Maria Egiziaca), rispettivamente nel ’96 e nel 2006. Ora a dieci a dieci di distanza, il progetto d’intervento per il cosiddetto Arco di Giano, presentato dalla Soprintendenza Speciale di Roma, è stato approvato e finanziato grazie ai fondi di “American Express” e di “Robert W. Wilson Challenge to Conserve Our Heritage”.

Ogni due anni, infatti, viene compilata una lista dei luoghi, non tanto come si diceva una volta “in pericolo”, quanto bisognosi di preservazione e di gestione. E nel 2016 in questa lista figurava l’Arco di Giano. ”Si cerca di metterli in valore, non solo di restaurarldquo;, puntualizza Alessandra Peruzzetto del WMF, che ha cominciato il suo lavoro di archeologa proprio a Roma sul Palatino. In qualità di cofondatore del programma ”World Monuments Watch”, dal ‘95 American Express ha sostenuto la missione del WMF volta a salvaguardare i monumenti più preziosi del mondo collaborando al restauro. In Italia sono stati finanziati in parte progetti che vanno da Pompei antica alla Cinque Terre, alle città di tufo e alle Vie Cave della Toscana e a Roma, oltre il Tempio di Ercole e di Portuno e ora l’Arco di Giano, anche le Uccelliere Farnese al Palatino. American Express investe in tutti i paesi del mondo in cui è presente. “Qualcosa come 16 milioni di dollari in 160 interventi in 70 paesi”, precisa Marita Spera di American Express Italia.

Ma cosa si è fatto fin qui per l’Arco di Giano che si è salvato nel Medioevo grazie alla trasformazione in una fortezza dei Frangipane? “Ogni restauro è un’occasione di lavoro e di scoperta multidisciplinare”, risponde l’architetto Filetici e ricorda come sono stati recuperati i dipinti bizantini del Tempio di Portuno e la soluzione trovata per il tetto del Tempio di Ercole. La novità è l’uso di materiali che rispettino l’ambiente. L’Arco di Giano richiede un’attenzione particolare in quanto costruito con materiali di risulta, cosa che lo rende più fragile e soggetto agli attacchi dell’inquinamento in un’area per di più molto critica. Anzitutto è stata fatta una mappatura completa delle sedici facciate del monumento (una superficie di circa 1600 mq), analizzando tutte le possibili alterazione, strutturali, fisiche, chimiche o d’altro tipo per scoprire i danni, cercando di individuare le metodiche caso per caso, ricorda Filetici, direttore scientifico e del progetto.

Ed è stata restaurata una facciata. Ma il problema fondamentale è quello dello scorrimento delle acque dalla superficie dell’attico a cui si arriva con una scala interna. Al di sopra vi era un alto attico che venne demolito nel 1827 perché ritenuto un’aggiunta medievale, cosa che ha aggravato la situazione. Ora è coperto di bitume e sampietrini con pendenze sbagliate e l’acqua produce distacchi dei marmi assemblati da altri luoghi. E’ questa la questione grave da risolvere. Occorre anche ripristinare gli antichi collegamenti in bronzo che sono stati rubati e di cui si vedono i fori. Cosa fare ? ”A questo punto, con i risultati dell’indagine completa in mano, faremo il progetto esecutivo da proporre ai donatori”.

E intanto si annuncia per il “Watch Day” il 26 maggio una giornata di festa particolare con laboratori didattici per i ragazzi, visite guidate sui ponteggi e concerti. E dal 25 maggio al 2 giugno illuminazione artistica di tutti i monumenti del Foro Boario.

Informazioni e prenotazioni alle visite gratuite: www.coopculture.it e tel.06-39967700