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Parco del Colosseo, la Raggi contesta il decreto e ricorre al Tar

RV

Abbiamo presentato ricorso al Tar per chiedere l'annullamento del decreto del Mibact delibera sul parco archeologico del Colosseo". Così il sindaco di Roma Virginia Raggi in una conferenza in Campidoglio venerdì scorso ha dato la clamorosa notizia. Su input della Giunta capitolina l’Avvocatura ha presentato ricorso davanti il Tribunale amministrativo per chiedere l’annullamento del decreto del Mibact del 12 gennaio 2017, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il successivo 10 marzo 2017, nonché del decreto n.149 del 27 febbraio 2017, quale atto connesso e conseguente, con cui è stata indetta la selezione pubblica internazionale per il conferimento dell’incarico di direttore del Parco Archeologico del Colosseo. A questo ricorso, dobbiamo aggiungere anche quello pendente presso il Tar (in discussione il 26 c.m.), promosso da una azienda di servizi, con il quale si chiede l’annullamento della gara per l’assegnazione dei servizi di biglietteria, sorveglianza e audioguide, bandita dal Mibact, sempre per il Colosseo. Al Parco Archeologico del Colosseo, il decreto, attribuisce competenze di tutela e valorizzazione sull’area che comprende sia la parte di proprietà statale (Colosseo, Foro romano, Palatino e Domus Aurea) che quella di proprietà comunale (Fori imperiali, Circo Massimo e Colle Oppio). Così facendo però, si sottrarrebbe alla Soprintendenza speciale gran parte delle sue risorse, in massima parte derivanti dalla gestione del Colosseo. Questo nuovo assetto di competenze appare in contrasto con l’Accordo di valorizzazione in base al quale Mibact e Roma Capitale si impegnavano a costituire entro la fine del 2015 un Consorzio per la gestione della medesima area (la piantina che individua l’area di competenza del nuovo Parco Archeologico è la stessa allegata al testo dell’Accordo). L’obiettivo dell’accordo, firmato dal precedente sindaco Marino, era di pervenire ad un’estensione a tutto il territorio comunale, ed in prospettiva della città metropolitana, del principio di integrazione e coordinamento delle funzioni di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale esercitate dal Mibact e Roma Capitale. Ora sembra che anche questo accordo debba “saltare” in quanto è stato dato mandato all’Assessore alla Crescita culturale di adottare tutti gli atti necessari per avviare la revisione dell’Accordo di valorizzazione tra Roma Capitale e Mibact, del 21 aprile del 2015 La sindaca ha precisato che: "Con questo decreto si definisce, in un modo che non ci convince, il rapporto tra Roma Capitale e Governo: sembra che il Governo voglia gestire in autonomia il patrimonio culturale di Roma Capitale. La bigliettazione dei Fori porta nelle casse circa 40 milioni che andrebbero al Governo anziché alla Sovrintendenza speciale. Il Governo girerebbe a questa solo il 30%. Non possiamo accettare scelte calate dall’alto”. La risposta del ministro Franceschini non si è fatta attendere ed ha risposto subito su Twitter: "Incredibile:@virginiaraggi impugna al Tar la scelta di dare al #Colosseo vera autonomia e direttore scelto con selezione internazionale!” "E' incredibile che i 5 stelle che si riempiono la bocca di cambiamento, trasparenza e innovazione ricorrano al Tar per bloccare a Roma una riforma che sta dando frutti in tutta Italia. Con il provvedimento che la giunta Raggi ha impugnato il Parco archeologico del Colosseo diventa un istituto autonomo dotato di un proprio bilancio e con un direttore scelto con una selezione internazionale, che è già in corso e a cui hanno presentato domanda 84 candidati da tutto il mondo”. «Non cambia nulla nel rapporto tra l’area archeologica centrale e la città. La parte a pagamento – ha aggiunto il ministro – resta accessibile col biglietto, laarte aperta alla città resta libera. Nessun enclave al centro di Roma».