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Picasso a Roma cento anni fa.

Laura Gigliotti

“Picasso a Roma cento anni fa” s’intitola la rievocazione che il Teatro dell’Opera di Roma dedica il 10 aprile a un momento eccezionale della cultura europea. Una “partitura d’arte, danza e genio”, musiche di Erik Satie e Igor Stravinskij, testo di Lorenzo Pavolini, interpreti Maddalena Crippa e Massimo Popolizio, al pianoforte Enrica Ruggiero e Antonio Maria Pergolizzi. ”Non una celebrazione accademica, né uno spettacolo in chiave nostalgica”, ha precisato il Sovrintendente del teatro Carlo Fuortes, ma la volontà di far rivivere lo spirito e l’entusiasmo delle avanguardie che vide Roma e il suo teatro al centro della vita artistica internazionale.

Giusto un secolo fa il Teatro Costanzi ospitava la compagnia dei “Ballets Russes” di Sergej Diaghilev, invitata dall’impresaria del teatro Emma Carelli, come già era avvenuto nell’11. La serata inaugurale si tenne il 9 aprile con l’ “Oiseau de feu” diretto da Igor Stravinskij, seguito il 12 da “Feu d’artifice”, il cui scenario era stato disegnato da Giacomo Balla. Nel ridotto del Teatro fu allestita una mostra di opere della collezione di Massine, quadri di artisti d’avanguardia, molti dei quali erano nel foyer, come Bakst, Balla, Depero, Prampolini, Cocteau, Diaghilev e Picasso per la prima volta presente a Roma con un dipinto.

Pablo Picasso, che aveva allora 36 anni (1881-1973), era giunto a Roma con Jean Cocteau il 17 febbraio impegnato nella preparazione di “Parade” con il coreografo –ballerino Léonide Massine, musica di Erik Satie. Era stato Cocteau, che già collaborava con Diaghilev a Parigi, a coinvolgere nell’impresa i due talenti Picasso e Satie, ideando il libretto di “Parade” che s’ispirava al mondo del circo, la parata che annuncia l’arrivo dello spettacolo in città, la sfilata dei carri, della banda, delle attrazioni. “Parade”, il primo balletto cubista della storia, andò in scena al Teatro Chatelet di Parigi il 18 maggio. Ma nonostante fosse l’espressione dell’”esprit nouveau”, come aveva scritto nel programma di sala Apollinaire, era presente anche Proust, fu un fiasco solenne.

Picasso alloggiava all’Hotel de Russie insieme a Cocteau che parlava di “Paradis terrestre” e decantava il giardino, quello di Valadier, dove si potevano cogliere le arance dalla finestra. “Picasso travaille dans un magnifique atelier derrière la villa Médicis, on lui monte des oeufs et du fromage romain, il refuse de sortir quand la peinture le possède”, scriveva in una delle tante lettere alla madre Cocteau il 24 febbraio 1917. Il magnifico studio si trovava al numero 53b di via Margutta, fin dal Seicento la strada degli artisti. Gli “Studi di pittura e scultura” Patrizi di via Margutta, che affacciavano sui giardini di Villa Medici, continuavano un’antica tradizione. Fu il marchese Francesco Patrizi a far costruire nel 1858 due edifici da adibire a studi ai numeri civici 53 e 54 Qui realizzò due grandi dipinti l’ ”Italiana” e “Arlecchini e donna con collana”, dipinse vista in tralice “Villa Medici”, si dedicò ai bozzetti di scena e ai costumi di “Parade” e ai disegni preparatori del sipario che realizzerà subito dopo il suo rientro a Parigi il 2 maggio con l’aiuto dei suoi collaboratori, fra cui Carlo Socrate.

Diaghilev abitava a Palazzo Theodoli al Corso, di fronte al Caffè Aragno celebre ritrovo di pittori e letterati, suo ospite era Igor Stravinskij. La compagnia dei balletti di cui faceva parte Olga Koklova che Picasso sposerà il 12 luglio (testimoni Apollinaire e Cocteau), provava gli spettacoli al Ridotto Taglioni, un locale pubblico dallo annesso al Caffè Faraglia di piazza Venezia e alloggiava all’Hotel Minerva dove risiedevano anche il direttore Ernest Ansermet e Natalia Goncarova.

Varia e ricca la vita di relazione di Picasso a Roma, s’incontrava con gli amici al Caffè Greco o nei ristoranti alla moda, la “Basilica Ulpia” al Foro e “La Villetta” a via della Nocetta, scriveva a Gertrude Stein di conoscere “tutte le signore romane”, come la principessa De Broglie e l’eccentrica marchesa Luisa Casati, musa ispiratrice di D’Annunzio e di Boldini, incontrava le modelle anticolane sulla scalinata di Trinità dei Monti. E’ pieno di annotazioni e curiosità (c’è anche l’indirizzo di un bordello di via Tomacelli) il carnet romano di Pablo Picasso arricchito da numerosi ritratti, caricature, foto insieme a notizie di persone incontrate a Roma fra il 17 febbraio e il 2 maggio 1917.

La compagnia di Diaghilev era alla sua seconda tournée romana, mentre per Picasso era il primo viaggio in Italia, dove rimase per tre mesi. Durante questo periodo, tra marzo e aprile del ‘17 andò due volte a Napoli e Pompei. Un soggiorno di cui sappiamo tutto o quasi grazie a numerose testimonianze, ai suoi taccuini, alle lettere di Cocteau alla madre e alle ricerche di Valentina Moncada che dieci anni fa ricordò l’anniversario nella propria galleria a Via Margutta.

“Siamo (Picasso, Diaghilev e Massine n.d.r.) di nuovo a Roma dopo un viaggio a Napoli, e da lì a Pompei in auto”, scriveva Cocteau alla madre il 13 marzo del ’17. “Credo che nessuna città al mondo possa piacermi più di Napoli. L’antichità classica brulica, nuova di zecca, in questa Montmartre araba, in questo enorme disordine di una kermesse che non ha mai sosta. Il cibo, Dio e la fornicazione, ecco i moventi di questo popolo romanzesco. Il Vesuvio fabbrica tutte le nuvole del mondo. Il mare è blu scuro. Scaglia giacinti sui marciapiedi”.

E Napoli e Pompei celebrano l’anniversario con due eventi (dall’8 aprile al 10 luglio) che mettono in risalto l’incontro di Picasso con la cultura tradizionale napoletana, il presepio, il teatro popolare, il teatro delle marionette, un aspetto del tutto nuovo negli studi su Picasso. E poi la scoperta del Mediterraneo e il rapporto con l’antichità. Con “Parade” il pittore cubista tornava alla sua prima ispirazione legata al mondo del circo, rinnovandola con l’interesse per la tradizione classica, secondo il “Richiamo all’ordine” evocato da Cocteau.

Nella sala da ballo della Reggia di Capodimonte verrà esposto il sipario “Parade”, 17 metri per 10, la tela più grande di Picasso e molto importante per l’arte moderne, conservata al Centre Pompidou di Parigi. Per le sue dimensioni esposta raramente, mai a Napoli e in Italia solo nel ’90 a Verona al Palazzo della Gran Guardia e nel ’98 a Venezia a Palazzo Grassi nella mostra “Picasso 1917-1924” curata da Jean Clair, che dedicava ampio spazio al primo soggiorno romano di Picasso, ricostruendo nel saggio di Giovanni Carandente la trama dei rapporti che egli ebbe con l’ambiente artistico italiano e romano in particolare. Nell’Antiquarium di Pompei saranno esposti i costumi realizzati dall’artista, messi a confronto con una raccolta di maschere africane e con una scelta di reperti archeologici pompeiani fra cui un gruppo di maschere teatrali, per la maggior parte inedite. Sono statue, antefisse, lastre a rilievo, erme. Un confronto inedito fra arte antica, l’arte nègre e il bozzetto del quadro manifesto del cubismo, “Le demoiselles d’Avignon, dipinto nel 1907 ed esposto con grande clamore nel 1916.

Appuntamento a Roma a settembre alle Scuderie del Quirinale con la grande mostra “Pablo Picasso tra Cubismo e Neoclassicismo” e il gigantesco sipario “Parade” a Palazzo Barberini.